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Basket: Italia, c’è la Serbia di Nikola Jokic in una Pesaro da tutto esaurito
Dici Italia-Serbia, dici tantissima storia del passato recente. Dici, oggi, qualificazioni ai Mondiali 2027, dici, ieri, un bilancio che dal 2008 al 2021 era a netta prevalenza serba e che, poi, ha iniziato a girare dall’altra parte per tante ragioni. Prima il Preolimpico di Belgrado, quello del trionfo al Pionir (contingentato, era ancora epoca Covid), poi i Mondiali 2023, con una rimonta epica finita con tre triple di Datome e 30 punti di Fontecchio. C’è anche tanta storia passata, quando le circostanze geopolitiche erano diverse, ma non conviene andare tanto lontano.
Bisogna concentrarsi sull’ora, e su una Vitifrigo Arena di Pesaro da tutto esaurito: ciò significa che più di diecimila persone andranno nell’arena che, proprio vent’anni fa, ha visto la luce. Un successo enorme, che fa capire come la voglia di azzurro esista e debba essere coltivata non solo nelle città di basket, ma anche là dove sia possibile creare un ambiente con abbondante calore, che poi è una caratteristica abituale pesarese. E questo servirà, servirà parecchio perché non si tratta di affrontare una squadra qualsiasi.
La Serbia, infatti, per questa volta ha al suo interno un certo signor Nikola Jokic, per il quale non è necessaria alcuna presentazione. Ha guidato lui, come di consueto, i compagni al 102-73 con cui la Serbia ha sconfitto in maniera semplice l’Islanda, a conferma che stiamo parlando di una situazione difficile da contenere per molti. Va comunque detto che, alla Belgrade Arena, prima dell’affondo finale serbo il punteggio era mediamente in bilico, con 9 punti di vantaggio a favore dei padroni di casa prima del devastante ultimo quarto. Jokic ha deciso di segnare poco, tirare giù molti rimbalzi, far girare palla verso gli altri: per buona misura il suo basket. Ne hanno giovato in tanti: da Nikola Tanaskovic (23 punti) a Nikola Jovic (21) fino a Marko Guduric (17). E di altro materiale ce n’è: Nemanja Dangubic, Nikola Milutinov, Aleksa Avramovic. E scusate se è poco.
Forse più di quelle di Banchi, però, contano le parole di Fontecchio, il quale ha ben chiaro cosa bisogna fare dopo la sconfitta con la Bosnia-Erzegovina maturata in un finale caoticissimo: “Sappiamo che è una partita difficile, diversa da quelle che negli ultimi anni contro la Serbia ci hanno visto sorridere. Spero sarà diversa da quella contro la Bosnia: dobbiamo approcciarla con ancora più determinazione. Avremo una spinta importante da parte di Pesaro, che vive di pallacanestro. Abbiamo già visto il calore della gente: non vediamo l’ora di scendere in campo e regalare emozioni al pubblico“.
