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Atletica

Sonia Malavisi: “Ora sono atleta e allenatrice. Los Angeles? Dipende da tante cose”

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Sonia Malavisi
Sonia Malavisi / Grana FIDAL

Una nuova dimensione, che un’atleta di lungo corso come lei dovrà imparare a gestire. Sonia Malavisi è stata l’ultima ospite di Focus, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport condotto da Alice Liverani. L’azzurra specialista del salto con l’asta ha ripercorso la sua carriera, svelando anche di aver cambiato recentemente approccio alla disciplina complice un suo duplice ruolo da atleta e allenatrice.

In primo luogo, la romana ha parlato del suo problema alla tibia, infortunio che ha segnato in modo indelebile la sua carriera: “Il problema di questa tibia è che è stata una frattura da stress. Ho convissuto con questa frattura e ci ho pure saltato. L’ho curata, pensavamo fosse passata ma ce la siamo tenuta per tre anni. Dopo Rio è stato un calvario. Terminata l’operazione sono stata molto male, c’è stato un momento buio dopo il 2022, non sapevo se continuare perché mi faceva più male di prima. Nell’atletica è una questione di centimetri: avere una gamba che non funziona è un grande problema. Ho fatto una riabilitazione lunga, poi piano piano ho cominciato a saltare con un dolore controllabile. Il 2024 è stato di rinascita perché rifare il personale dopo tutto quello che ho passato mi ha dato la spinta per continuare. Quando ho fatto 4,52 avevo comunque tanto male“.

Successivamente l’atleta delle Fiamme Gialle ha raccontato i suoi inizi di carriera con l’asta: “Ho cominciato nel 2010. Io ho fatto ginnastica artistica per otto anni, mi piaceva farla. L’ho praticata sempre a buon livello senza però raggiungere la Nazionale. È uno sport precoce, una scelta di vita che prevede tanti allenamenti. È una scelta che non ho fatto per godermi l’adolescenza, anche se l’ho sempre praticata bene. Io sono molto alta per questo sport e, crescendo, facevo fatica. Ai tempi Yelena Isinbayeva, attuale primatista del mondo, aveva cambiato dalla ginnastica all’asta. Mi sembrava la mia storia, io l’ho buttata lì; mio padre l’ha presa sul serio e ha chiamato il mio primo allenatore. Io amavo la ginnastica, il cambio è stato sofferto, non sapevo cosa fare. Non si potevano fare entrambe le cose, ho dovuto fare una scelta: ho fatto la prima gara di salto con l’asta e ho fatto tre metri, che era il minimo per fare gli Italiani. Lì ho fatto tre e venti e sono arrivata quasi terza. Ho capito di avere talento e di raggiungere velocemente dei risultati che faticavo a ottenere con la ginnastica. È stata una scelta comunque molto difficile. All’inizio mi allenavo con gente forte, mi sentivo un pesce fuor d’acqua. In cinque anni sono andata alle Olimpiadi“.

Una scelta arrivata non per vincere a tutti i costi, ma per fare parte della Nazionale:  “Scelta per vincere? No, per vestire la maglia azzurra, anche per il triangolare sotto casa. Sognare le Olimpiadi mi sembrava troppo, ma volevo la maglia dell’Italia. Questo mi ha stimolato, ho capito di potercela fare. La prima gioia assoluta è stata fare il Mondiale Junior. Ho iniziato seriamente nel 2011, nel 2012 ho fatto i Mondiali Junior a Barcellona, ho ottenuto il minimo. Anche quella fu una gara bellissima, feci il mio primo personale, ma fui anche la prima delle escluse per la finale, cosa che mi è capitata più volte in carriera. Spesso mi è capitato di non entrare anche con misure che l’anno prima erano sufficienti. Alla sesta volta ci rimani male. La peggiore è stata nel 2024 agli Europei di Roma: sapevo di stare bene, entrare in finale non era facile. Ho fatto una bella gara al primo tentativo, ma anche lì fui tredicesima. Era una gara in casa, io sono di lì, ma non sono riuscita a coronare questo sogno e mi ha precluso la partecipazione alle Olimpiadi”. 

Di contrappunto, Malavisi ha riportato alla memoria una delle sue gare più belle: “Il salto che mi ha dato la qualificazione a Rio 2016. Ai tempi c’era un minimo di 4,50, che io realizzai a maggio. Ma per qualificarsi c’erano anche altre condizioni, tra cui andare in finale agli Europei. Io non terminai la gara perché mi feci male, ma mi è stata concessa la possibilità di fare un’altra gara dieci giorni dopo, dove però dovevo rifare di nuovo il minimo. È stata una bella pressione: avevo 20 anni, sognavo le Olimpiadi e questa nuova missione è stata difficile da gestire. Io non soffro troppo le gare, sono molto garista, riesco a dare il meglio. Mi giocavo tutto, la pressione era tanta, così come la voglia di andare a Rio. Me la sono goduta e feci il 4 e 51 che mi portò alle Olimpiadi. Me lo ricordo come se fosse successo ieri”.

Dopo il calvario dettato dall’infortunio, il 2024 è stato l’anno della rinascita: “Sembra assurdo, ma dentro di me avevo questa consapevolezza. Ho fatto l’operazione per questo obiettivo, non aveva senso continuare in quel modo. Ho sempre sognato di migliorare quanto fatto da giovane, ma ho lottato sempre con il dolore. Ho fatto questa operazione per migliorarmi, i due anni successivi sono stati impegnativi a livello fisico. Ho fatto alcune sessioni a San Marino da Andrea Benvenuti. Dopo due anni che stai lì a ricominciare non è facile trovare la forza per rifarlo, ti aggrappi ai piccoli miglioramenti che trovi. So che ho fatto meno di quello che potevo fare con una carriera lineare, ma sono contenta. Mi godo ogni cosa”. 

Oggi, il ruolo di Sonia è cambiato: “Ho cominciato ad allenare. Adesso gareggio per me, ma penso di poter dare ancora qualcosa. Non mi piaceva lasciare questo sport con una stagione brutta. Ho continuato per vedere come va, la tibia sta facendo la brava e sto saltando con due gambe. Mi stanno venendo le cose più semplici. Probabilmente la pressione e la fatica di questi anni hanno influenzato la mia performance in pedana. Il mio obiettivo è fare gli Europei di Birmingham. Sono in una posizione borderline: vanno le prime 30 del ranking e io sono lì intorno. Spero di poter tirar fuori una misura buona, so di avere il personale nelle corde, sarebbe una soddisfazione personale. Ci ho sempre creduto e credo di potercela fare, sarebbe la ciliegina sulla torta di una carriera complicata, che mi regalerebbe la possibilità di godermela ancora una volta. Los Angeles? Difficile, nel senso che nelle condizioni di adesso non dipende solo da me, si devono incastrare delle cose e farlo è complicato. Ho cambiato vita, ho cambiato casa, mi devo sposare. Ho fatto mille cose, non so se riuscirò a conciliare tutto. Servirà andare step by step. Vediamo piano piano come sto, come mi sento e fino a quando avrò piacere di farlo”. 

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