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Tennis

Rusedski: “Sinner non commette mai lo stesso errore. È questo che lo rende brillante”

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

La decisione presa da Jannik Sinner di saltare il torneo di Montreal ha suscitato diverse discussioni all’interno del circuito, anche perché ha sancito l’impossibilità matematica per il numero uno del mondo di poter conquistare i nove titoli Masters 1000 in un anno. Sul tema è intervenuto anche il britannico Greg Rusedski.

Sulla diverse gestione rispetto a quanto fatto prima di Parigi: “Torniamo a quello che è successo al Roland Garros. Aveva vinto tutti i Masters 1000 disputati prima di arrivarci. Poi, a Parigi, era un po’ affaticato. Così stavolta ha deciso di concentrarsi sulla preparazione per vincere gli US Open. Vuole conquistare il suo secondo titolo del Grande Slam quest’anno. Vuole chiudere la stagione al numero uno del mondo. Ma la stagione è semplicemente troppo lunga”.

Sulla capacità di gestione del numero uno del mondo: “Sinner non commette mai lo stesso errore due volte. È questo che lo rende brillante. Ed è per questo che bisogna guardare a ciò che ha già realizzato nella sua carriera e a dove vuole arrivare”.

L’importanza della cura maniacale di ogni dettaglio e il confronto con lo staff: “È il giocatore ideale con cui lavorare, perché analizza ogni dettaglio. Si interessa al contributo di ogni membro del suo team. Esamina attentamente il calendario. Sicuramente ne avrà parlato con Darren Cahill: qual è la programmazione migliore? Vale la pena inseguire la vittoria in tutti e nove i Masters 1000? Oppure no?”.

Il diverso peso specifico dei traguardi da raggiungere: E poi si porranno la domanda fondamentale: qual è l’obiettivo finale? Che cosa vuoi che resti della tua carriera? Il numero di titoli del Grande Slam vinti oppure aver conquistato tutti e nove i Masters 1000, che sarebbe un’impresa straordinaria? Ma pensare di vincerli tutti è del tutto irrealistico”.

Le problematiche relative alla lunghezza dei tornei: “Inoltre, l’altro torneo che spesso crea problemi a fine stagione è il Masters di Parigi, a meno che i giocatori non siano ancora impegnati nella corsa per qualificarsi tra i primi otto dell’anno. Montreal e Parigi, rendono tutto ancora più complicato, a meno che non si riduca la durata dei tornei”.

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