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Formula 1

Red Bull rifiuta l’offerta da 3 miliardi per Racing Bulls: la scuderia satellite resta un asset strategico

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Racing Bulls
Racing Bull F1 / IPA Sport

Tre miliardi di dollari non sono bastati. Red Bull ha deciso di respingere anche la maxi-proposta arrivata per l’acquisizione di Racing Bulls, confermando la volontà di mantenere sotto il proprio controllo quella che considera una pedina fondamentale del progetto F1.

L’offerta era stata avanzata da una cordata guidata da Dean Attew, ex collaboratore di Bernie Ecclestone, insieme al finanziere Andrew Herriot, con il sostegno di diversi fondi mediorientali con base a Dubai. Una proposta economicamente rilevante, superiore alle valutazioni di mercato attribuite alla squadra di Faenza, ma comunque ritenuta insufficiente per convincere il gruppo di Milton Keynes a cambiare strategia.

Per Red Bull, infatti, Racing Bulls non rappresenta semplicemente una squadra da vendere al miglior offerente, ma un elemento centrale del proprio ecosistema sportivo. La scuderia satellite svolge un ruolo chiave nella crescita dei giovani talenti destinati alla squadra principale e garantisce un percorso diretto per la valorizzazione dei piloti del vivaio. Un valore strategico che, secondo la dirigenza austriaca, va ben oltre qualsiasi valutazione economica.

Le stime degli analisti confermano comunque l’attrattività del team. Secondo Sportico, Racing Bulls avrebbe oggi un valore vicino ai 2,05 miliardi di dollari, cifra che la colloca tra le realtà più preziose della griglia. La valutazione proposta dagli investitori sarebbe quindi stata decisamente superiore, ma Red Bull non sembra intenzionata ad aprire una trattativa.

Non si tratta di una posizione nuova. Già nella precedente stagione il gruppo aveva respinto offerte nell’ordine dei 2 miliardi di dollari, nonostante Racing Bulls fosse considerata dall’esterno una delle poche squadre potenzialmente acquisibili dell’intero campionato. Il motivo è legato alla particolare struttura della Formula 1 moderna: entrare nel circus è diventato estremamente complesso e costoso, con barriere economiche e tecniche sempre più elevate.

L’esperienza di Cadillac, impegnata nel difficile percorso di ingresso in F1, dimostra quanto sia complicato costruire da zero un progetto competitivo in tempi brevi. Per questo motivo una squadra già presente nel campionato, con infrastrutture, personale qualificato e una rete tecnica consolidata, assume un valore ancora maggiore agli occhi degli investitori.

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