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Formula 1

Piola: “Piquet fece uno scherzo a Mansell, che diventò un incidente. Mi soprannominava Pluto”

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Nelson Piquet / LaPresse

La Formula 1 ha fatto tappa in Ungheria e proprio quarant’anni anni fa si è tenuto il primo Gran Premio della storia all’Hungaroring. A vincere fu Nelson Piquet, tre volte Campione del Mondo e autentica leggenda del motorsport. A ricordare quel momento, ma anche tutta la carriera dello straordinario pilota brasiliano è intervenuto Giorgio Piola, ospite di Motor Zone, il programma condotto da Beatrice Frangione sul canale YouTube di OA Sport.

Subito un ricordo di Nelson Piquet come persona e non solo come pilota: “Nelson Piquet, oltre ad essere un ottimo pilota, era anche una vera e propria ‘peste’, che faceva una serie di scherzi terribili anche ai propri compagni di squadra”. 

Un ricordo di quel GP d’Ungheria vinto da Piquet, autore anche di un sorpasso incredibile su Senna: “Quella era una monoposto fantastica, la FW11, che poi continuò anche nella stagione successiva con il motore Honda. Ci fu quel magico sorpasso con Piquet che quasi perse la vettura, arrivando a fare una staccata pazzesca all’ultima curva. All’epoca il GP dell’Ungheria si risolveva o alla prima curva facendo un sorpassone o proprio all’ultimissima, perchè alla fine per il resto era un trenino. Quella manovra fu pazzesca e Senna assolutamente non se l’aspettava. Nelson rischiò tantissimo e fu davvero bravo”. 

Un rapporto speciale quella tra Piquet e Piola: “Nelson dava nomignoli a tutti e una volta dopo Long Beach io ricevetti il soprannome di Pluto. All’epoca si stava tantissimo insieme, facendo anche serata insieme a loro e ci sono tantissime foto. Andammo a vedere Disneyland e ad un certo punto uno vestito da Pluto si avvicinò a me e da quel momento per Nelson sono diventato Pluto e lui stesso ora quando mi chiama non mi dice ciao Giorgio ma ciao Pluto. Ezio Zermiani, che anche lui aveva un bellissimo rapporto con Nelson e ha subito tantissimi scherzi, invece veniva chiamato Topolino”.

Un mondo della Formula 1 completamente diverso da quello odierno: “Adesso in Formula 1 si costruiscono le gag e si capisce che è tutto finto. Una volta davvero si viveva insieme, si facevano tante cose insieme, si rideva e scherzava con i piloti ma proprio nella vita reale. C’erano anche molti meno Gran Premi e dunque per esempio alle gare si andava anche due o tre giorni prima e si facevano delle mini vacanze insieme, come in occasione di Long Beach quando siamo andati a Disneyland o in Canada quando facevamo delle gite in canoa”.

Giorgio Piola fu vittima di uno dei tanti scherzi di Piquet: “Nel 1984 quando lui vinse il GP del Canada si ritrovò con il piede ustionato alla fine della gara. Io allora ero giornalista della Gazzetta e poi c’erano subito dopo degli altri Gran Premi, come quello di Detroit. Ad un certo punto siamo proprio a Detroit e mi chiama Nelson e mi dice che il dottore gli aveva consigliato di saltare quella gara e che Ecclestone aveva ingaggiato Corrado Fabi per correre quella gara. La storia calzava perfettamente ed io cerco subito Pino Allievi che era il mio caposervizio, solo che non lo trovavo, ma dovevo fare in fretta visto che avrebbe dovuto stravolgere tutto il pezzo per il giornale ed in Italia era tardi. Allora comincio a correre e nel momento in cui entro nella sala delle colazioni li trovo insieme che ridevano. Nelson cominciò a chiamarmi Salmone dorato, perché come i salmoni ero cascato dentro in pieno nello scherzo che mi aveva fatto”. 

Un Mondiale del 1984 vinto da Prost, ma che aveva visto la continua lotta tra Piquet e Mansell, compagni di squadra in Williams: “Purtroppo c’era la lotta tra i due compagni di squadra, che si rubavano punti e vittorie tra loro. Inoltre poi c’era dietro di loro Prost, soprannominato il professore, che sfruttò benissimo quella situazione. Mi ricordo poi che a Suzuka, non so in quella stagione o in quella successiva, Nelson fece uno scherzo a Mansell, solo che poi quello scherzo diventò anche un incidente pazzesco. Nelson aveva parlato ad alta voce con il suo ingegnere apposta, facendo capire all’ingegnere di Mansell che avrebbe utilizzato un assetto particolare. Poi ci disse dello scherzo e che quell’assetto era sbagliatissimo. Solo che non poteva immaginare che Mansell e l’ingegnere sarebbero caduti nello scherzo e quando ci fu l’incidente lui ci rimase malissimo”.

Un ricordo poi alla fine anche di Frank Williams e dell’incidente che gli ha cambiato la vita: “Frank era fantastico per la sua vitalità. L’incidente ha colpito proprio una persona che credeva tanto nella tenuta fisica. Lui correva tantissimo, era sempre super in forma. Lui organizzava sempre una gara di corsa con i suoi piloti e la vinceva sempre. Era simpaticissimo, parlava benissimo quattro lingue. Una grandissima cultura, era un amante della monarchia e per lui la Regina Elisabetta era qualcosa di pazzesco. Mi ricordo poi tanti tanti anni dopo a Rio de Janeiro, quando lo incontrai all’aeroporto e mi disse che comunque lui si sentiva fortunato ad essere ancora vivo nonostante tutto. Questo fa capire il dramma, ma anche la personalità di quest’uomo, che è riuscito comunque a vivere tantissimo”. 

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