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Novak Djokovic: “Non mi sono sentito bene in campo e non posso dire di essermi divertito”

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Novak Djokovic
Djokovic / Lapresse

Novak Djokovic continua a sognare il 25° titolo Slam della carriera e accede ai quarti di finale nel torneo di Wimbledon 2026, dopo aver battuto in quattro set il russo Roman Safiullin con una prestazione discreta ma non eccezionale. Il 39enne di Belgrado affronterà al prossimo turno il canadese Felix Auger-Aliassime, testa di serie n.3, con all’orizzonte una possibile semifinale con il numero uno al mondo Jannik Sinner.

Onestamente oggi non mi sono sentito bene in campo. Ero semplicemente sollevato di essere riuscito a vincere e di poter uscire dal campo. La soddisfazione e il divertimento non hanno fatto parte di questa vittoria. Certo, sono contento e sollevato per il successo, ma non posso dire di essermi divertito. Spero che il prossimo match vada meglio sotto questo aspetto. Non è stato un problema fisico, perché il corpo ha risposto bene. È stato soprattutto un discorso di gioco. Anche per merito del mio avversario, che mi ha messo molta pressione e ha giocato un tennis di alto livello. Ho fatto fatica a trovare il livello che sto cercando e che invece avevo espresso in precedenza, soprattutto al secondo turno. Però una vittoria resta una vittoria, anche quando arriva giocando male. Spero di poter costruire qualcosa da questa partita“, ha spiegato Nole ieri in conferenza stampa.

Oggi passo molto più tempo a recuperare rispetto a qualsiasi altro momento della mia carriera. È semplicemente una conseguenza di quello che il corpo richiede: c’è più usura, più lavoro da fare. Non posso dire che mi piaccia sempre, perché mi porta via tanto tempo, ma fa parte del processo e dell’adattamento ai cambiamenti fisici degli ultimi anni. Durante tutta la carriera ho sempre cercato qualsiasi cosa potesse darmi un vantaggio: camere iperbariche, crioterapia, immersioni nell’acqua fredda, terapia con luce rossa, campi elettromagnetici pulsati e tante altre tecnologie che continuo ancora oggi a utilizzare. Però credo anche che, a volte, meno sia meglio. Bisogna capire davvero che cosa funziona per se stessi“, le parole del serbo.

Sono un perfezionista per natura. Voglio sempre offrire il miglior tennis possibile, sia per me sia per il pubblico. Ma non è sempre possibile e, a volte, faccio fatica ad accettarlo. Subito dopo la partita è sempre così: bisogna andare avanti, imparare qualcosa e cercare di essere migliori la volta successiva. Nella mia carriera ho avuto diversi Slam in cui sono passato attraverso una o due partite complicate prima di vincere il torneo. La memoria ormai non è più quella di una volta, ma situazioni del genere mi sono già capitate“, il commento di Djokovic.

Su alcuni momenti di grande nervosismo, tra cui anche un warning per una pallata che fortunatamente non ha colpito nessuno:A volte serve anche sfogare quello che si accumula dentro. Non è qualcosa di cui vado fiero, soprattutto quando prendo un warning o ho uno sfogo in campo. Non è quello che cerco, ma quando succede bisogna accettarlo, lasciarselo alle spalle e pensare subito al punto successivo”.

Mi piace la battaglia. In un certo senso mi piace anche la sofferenza, pur senza cercarla. Se arriva, bisogna lottare e trovare un modo per vincere. È quello che ho fatto anche oggi contro un avversario ispirato, capace di giocare un tennis di altissimo livello. Da questo punto di vista sono felice di essere riuscito comunque a trovare la strada per la vittoria, perché alla fine è sempre quello il risultato che cerco“, ha concluso il sette volte vincitore dei Championships.

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