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Monaco: “Tyra Grant tra le giocatrici giovani più interessanti del circuito. Attrezzata per il tennis moderno”

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Tyra Grant
Tyra Grant / LaPresse

Una giocatrice destinata a salire di colpi. In occasione di una delle ultime puntate di TennisMania rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA SportGuido Monaco ha parlato dell’ottimo momento di Tyra Grant a Wimbledon, oltre che di svariati argomenti di grande interesse.

In primo luogo il giornalista ha analizzato la sconfitta di Cerundolo, caduto al cospetto di Munar, per poi affrontare la questione Serena Williams, eliminata da Joint: “Quest’anno, tra infortuni e poche partite, è stata quasi insignificante la presenza di Munar sul circuito. Quindi il vincitore del Queen’s che prende una stesa del genere da Munar è scioccante. Su Williams: questo suo minor peso e la minor stazza imponente sicuramente le permettono di muoversi in modo abbastanza agile sul campo rispetto a quello a cui eravamo abituati, ed è anche l’unico modo che probabilmente si è data per poter provare a rientrare. Chiaramente poi il tennis, anche se non sono passati mille anni, si evolve. Ricordiamo che lei già nell’ultima stagione non era più al top, non è che abbia smesso all’apice per poi riprendere quattro anni dopo. A Wimbledon 2022 perde ed è Harmony Tan a batterla. Quindi già a Wimbledon 2022 lei non era più lei. Aumentiamo anche quella differenza di anni passati a stare ferma. È verissimo che la ragazza giovane, Joint, ha delle qualità. Poteva rischiare di essere una cosa più grande di lei, come si è visto facilmente dall’intervista post-partita dove era totalmente spaesata ed emozionata, però a modo suo è riuscita a venirne fuori. Soprattutto quella palla sul 3-1 del terzo poteva sicuramente cambiare qualcosa, però obiettivamente poteva anche vincere in due. Serena Williams ha fatto quello che mi aspettavo; non mi aspettavo una stesa, ma nemmeno una cosa particolarmente brillante”.

Monaco ha continuato: “Non potete chiedere a me: io dico che Djokovic è un ex giocatore e dico che Wawrinka avrebbe dovuto ritirarsi tre anni fa, eppure ha fatto quel gran tipo di partita. Se mi chiedete di Serena Williams, cosa volete che vi dica? Certo, la differenza contemporanea della tenacia, competitività e prestazione anche atletica di Wawrinka, che però a differenza di Serena non ha mai smesso se non per infortuni, fa sì che, sebbene sia stata una partita molto legata ai servizi e scarna in certi momenti, abbia vissuto momenti di pathos nei tie-break. Guardare contemporaneamente Serena Williams era ancora più impietoso nel confronto tra uno che l’ha tirata lunga ma ha continuato a fare il tennista e una che rientra dopo un tempo enorme”.

Il giornalista ha poi parlato di Berrettini, il quale ha battuto Wawrinka: “Wawrinka ha dato una risposta chiara del perché nella sua carriera non abbia mai fatto grandi cose da queste parti, perché ha avuto due sole palle break in quattro set tiratissimi. Alla fine, che risponda avanti o dietro, se risponde avanti non prende la palla e se risponde dietro si espone. I numeri sono anche enfatizzati dal fatto che l’altro non risponde. Quando un battitore come Matteo capisce che l’altro non risponde, trova quell’attimo di scioltezza in più e diventa impossibile. Da vicino era impossibile che rispondesse Wawrinka, e da lontano ti apre gli angoli. Ma anche Wawrinka ha servito in maniera impressionante. Tutti e due. Comunque, se doveva essere l’ultima partita a Wimbledon, accidenti, è stato un successone, una partita da ricordare. Virtanen è il mio nuovo idolo, questo ve lo dico. Sembra lì che palleggia da fermo, poi a un certo punto esplode il dritto, ha un talento pazzesco. Io sinceramente non l’avevo mai visto, però mi ha veramente entusiasmato. Anche il modo in cui ha gestito le energie, che erano pochine nella parte finale, è stato veramente entusiasmante. Poi è un giocatore imprevedibile, bello da vedere, anche elegante, un bel giocatore”. 

Successivamente, il telecronista ha affrontato l’argomento Ben Shelton, eliminato dal nordico Otto Virtanen: “Il talento di Shelton è sicuramente la velocità di braccio e la forza fisica devastante; i talenti sono tanti, come sappiamo. Però dal punto di vista dell’impattare la palla, che è quello che si fa un po’ più fatica a insegnare ed è innato, quello di Shelton non è un particolare talento. Stiamo parlando di un top player, però l’altro invece è uno di quegli esempi di giocatori nelle retrovie per cui dici: “Come mai è oltre il numero cento del mondo?”. Perché bisogna giocare così cinquanta o cento volte all’anno, o nei momenti giusti e nelle partite giuste. Stavolta ha scelto le partite giuste”.

Come accennato in apertura, la voce di Eurosport ha parlato anche di Tyra Grant, vincitrice dell’incontro contro l’esperta padrona di casa Boulter: “Io dicevo che questa ragazza non ha paura di niente e di nessuno e l’ha dimostrato contro una Boulter obiettivamente non brillante. Però questa diventa una giocatrice, su questo non c’è dubbio. Tyra vince a livello giovanile, vince il doppio qui a Wimbledon in coppia con Iva Jovic, quindi non stiamo parlando di una che salta fuori dal nulla. Anzi, la questione Italia-Stati Uniti l’ha tenuta un po’ lontana dai riflettori, però è sicuramente tra le giovani più interessanti, non ci sono dubbi. Martedì nel femminile le due o tre cose che mi hanno colpito: c’è stata una battaglia pazzesca tra Navarro e Badosa, una partita che Badosa aveva praticamente in pugno nel terzo set e che perde in maniera incredibile da 5-2. Perde la Vekic, che era semifinalista qui e vincitrice al Queen’s, perde dalla Krueger, quindi un’altra testa di serie che va via. Poi la crisi di pianto di Swiatek; la partita di Swiatek che ho visto in parte con Townsend mostra purtroppo una ragazza che vive con la pressione di difendere il titolo e vive il tennis in questo momento in una maniera molto stressata e ansiosa. Questo si trasforma sul campo in un andamento schizofrenico, perché a momenti è dominante quando trova un minimo di tranquillità, però poi improvvisamente può andare in una crisi di fretta e di errori che sono sorprendenti per il suo palmarès. Evidentemente qualcosa ancora non va, fermo restando che sull’erba Townsend dei problemi te li può creare. Comunque alla fine se l’è cavata e adesso ha la Pliskova, quindi dovrà di nuovo cercare un po’ di tranquillità. Grant giocherà contro la Bouzkova, che è una buonissima giocatrice, un altro bel test. Si è aperto bene il tabellone di Paolini perché la Sakkari che batte Tuason sull’erba mi ha sorpreso, e adesso Paolini ha una giocatrice qualificata, poi dopo avrebbe probabilmente la Sakkari o la Rakhimova. Ha perso la Svitolina da quella parte, ha perso la Vekic, insomma si sta mettendo abbastanza interessante il quarto che è proprio quello anche di Swiatek e di Joint”. 

Monaco si è poi focalizzato ancora su Grant: “Grant più salirà e più giocherà tornei importanti, perché è un animale da palcoscenico e potrà sicuramente trovare motivazioni, è nata abbastanza per fare quello. È una giocatrice che vuole imporre il suo gioco e ha già nella smorzata una buona variazione che è da completare, però per il tennis moderno, fatto molto di potenza, è attrezzata. Per lei entrare direttamente a New York non sarebbe male: mancano cinque settimane, vuol dire che entro fine luglio dovrebbe cercare di entrare intorno alla posizione cento per entrare direttamente a New York, è questione di tempo”. 

Riguardo alla proposta di Djokovic di trovare una soluzione per diminuire i tempi di gioco, l’analista ha detto: “Io ho qualche anno in più e mi ricordo la storia del tennis, ricordo giocatori di fine anni ’90 come Kuerten, Enqvist e Norman che hanno dovuto fare la protesi all’anca o hanno provato a rientrare, e abbiamo visto anche Del Potro. Il problema degli infortuni è diffusissimo da quando si è velocizzato il gioco, dagli anni ’90 in poi. Se Djokovic mi dice di lasciare gli Slam come l’essenza del tennis, tre su cinque con queste partite infinite che la gente si ricorda, secondo me dovremmo rimettere anche le finali dei tornei 1000 tre su cinque. Il resto invece lo dobbiamo velocizzare, perché nessuno di noi in punto di morte ricorderà il terzo turno a Montecarlo durato quattro ore. Preservare la durata è funzionale a preservare la storia del tennis; non esiste partita di tennis che ricordiamo come un momento emozionante che non sia durata più di tre ore. Non si può prescindere da quello. E tra le possibili modifiche: “Il toilet break deve essere una cosa di due o tre minuti, non può diventare di otto o dodici minuti. Ti rispondono che a seconda del campo in cui giochi lo spogliatoio è più o meno vicino, ma allora metti un bagno chimico vicino al campo. Se iniziamo a togliere secondi al cambio di campo, a togliere i game fiume e a stare più attenti ai toilet break lunghissimi, hai già fatto un bell’intervento per accorciare i tempi”. 

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