Atletica
Matteo Sioli è già un uomo copertina: 2.30 mai banali, agli Europei può sbancare. Tamberi: “La gamba rifiuta velocità”
Ogni specialità dell’atletica poggia saldamente su muri prestazionali: quando si riesce ad abbatterli, si entra ufficialmente nella casa più intima di quella disciplina, ne si diventa protagonisti, ci si unisce al gruppo degli uomini in prima linea in campo internazionale. Barriere d’eccellenza, da superare se si vuole essere battagliare di petto per i traguardi più prestigiosi. Per il salto in alto maschile ci si è prefissati la quota di 2.30 metri, oltre la quale si spazia in una nuova dimensione: misura mai banale, tutt’altro che scontata, ma allo stesso tempo da avere nelle gambe se si vuole avere una solida base per puntare ai bersagli grossi.
Matteo Sioli è ufficialmente diventato “maggiorenne” nel pomeriggio del 20 luglio 2025, quando valicò 2.30 metri e vinse gli Europei U23 a Bergen. Riuscì nel colpo a effetto a 19 anni e 9 mesi. Si è poi replicato ieri sera in occasione dei Campionati Italiani Assoluti, disputati allo Stadio Ridolfi di Firenze. A meno di 21 anni (spegnerà le candeline il prossimo 1° ottobre), con due vittorie in Diamond League (il massimo circuito internazionale) conquistate quest’anno tra il Golden Gala di Roma e il Meeting di Doha, il milanese merita di essere considerato un uomo copertina.
Tecnica sopraffina, grande rincorsa, ottima capacità di valicare l’asticella, tenacia da vendere, talento nel riemergere con le spalle al muro e personalità da vendere: già bronzo agli Europei Indoor 2025, praticamente al debutto tra i grandi, Matteo Sioli ha tutto il diritto di sognare in grande. Non solo in vista degli imminenti Europei (10-16 agosto a Birmingham), ma anche per un futuro appena appena più lontano. Sesto al mondo in questa stagione e quinto nelle liste europee dell’annata agonistica in corso, si presenterà in Gran Bretagna con il potenziale per fare saltare il banco: il russo Danil Lysenko (2.33), l’ucraino Oleh Doroshchuk (2.33), il ceco Jan Stefela (2.32) e il britannico Kimani Jack (2.31) sono tutt’altro che imprendibili.
La voglia di spingersi oltre è un tratto distintivo dell’allievo di coach Felice Delaini, come dimostra la richiesta di fare alzare l’asticella a 2.34 metri e dare così l’assalto a quella che sarebbe stata la miglior prestazione mondiale stagionale. L’Italia ha definitivamente trovato un nuovo punto di riferimento e aspetta il suo maestro, il capitano di mille battaglie, l’uomo che ha dato una svolta all’atletica tricolore insieme a Marcell Jacobs: Gianmarco Tamberi, il Campione Olimpico di Tokyo 2020.
Sesto con un poco soddisfacente 2.20 alla terza prova, il fuoriclasse marchigiano ha fatto un punto della situazione ai microfoni della Rai: “Le condizioni in cui sono non sono da 2.20 metri, però se continuo a farli c’è un motivo e devo capire qual è, perché è inutile girarci intorno. So di star bene, fisicamente mi sento bene, mi sento carico prima della gara, mi sento carico in gara, appena apro l’acceleratore salto meno di quando vado piano. Come se mi rifiutassi di staccare, la gamba si rifiutasse di avere più velocità e il mio salto è fatto di velocità; quindi, c’è un qualcosa che non funziona in questo momento”.
Il ribattezzato Gimbo ha proseguito: “Dopo Montecarlo pensavo di avere tutto abbastanza chiaro. Evidentemente non era così, devo rianalizzare i video, cercare di capire, però è molto frustrante sapere di poter fare di più e invece finire così”. Riuscirà a trovare una buona forma per provare a difendere il titolo continentale conquistato due anni fa allo Stadio Olimpico di Roma?
