Tennis
Ljubicic: “Sinner non ha cambiato l’approccio sin da bambino. Cahill mi ha spiegato che sulla tecnologia…”
Ivan Ljubicic è un po’ qualsiasi cosa. Tennista da numero 3 del mondo quando i primi 2 erano Federer e Nadal, poi allenatore, poi ancora seconda voce tv, quindi manager, a volte un po’ tutte queste cose contemporaneamente. Oggi dirige l’alto rendimento della FFT, e anche in questo ruolo è stato chiamato da Caroline Garcia (e dal marito Borja Duran) nel di lei podcast Tennis Insider Club. Almeno tre i nuclei di informazioni d’interesse.
Il primo è legato alla gestione del risultato: “I giocatori non dovrebbero essere ossessionati dal risultato, è qualcosa che non possono controllare. Vuoi raggiungere la semifinale a Wimbledon? Va bene, ma l’obiettivo dev’essere di migliorare“. Il tema si ricollega poi esplicitamente a Sinner: “Sta facendo esattamente questo fin da inizio carriera. Da quando era bambino, è sempre stato concentrato su come migliorare, cosa fare meglio. Anche quando vince reagisce come ‘Questa piccola cosa non ha funzionato’. Per lui cambia poco tra vittoria e sconfitta per approccio: pensa sempre a lavorare, a un modo per andare oltre“.
Nello stesso podcast “Ljubo” ricorda Roger Federer e il suo approccio al tennis: “Era molto professionale, sapeva a chi rivolgersi per ogni singolo aspetto, ed era anche molto organizzato. Non prendeva decisioni last minute. Non c’era tensione, quella è già sul campo e là deve restare. Sapevo di dover essere sempre pronto: delle volte chiamava alle 11 di sera per chiederci se giocare o no sul rosso l’anno successivo. […] Roger era estremamente rispettoso nei confronti delle persone che lo circondavano, e quando le persone si sentono bene al lavoro danno il 110%. Tutti i pro daranno sempre il 100%, ma l’extra viene dall’aspetto umano. Per Roger avrei fatto di tutto, e non perché mi pagava, ma per la connessione che si era creata“.
Svela poi un piccolo aneddoto con Darren Cahill, uno dei due coach di Sinner: “L’ultima volta che ci ho prlato mi ha detto che nel team Sinner non utilizzano dati e tecnologia necessariamente per le tattiche verso il prossimo match, ma per avere un quadro completo e paragonare quello che sta facendo Jannik rispetto a tre o sei mesi prima. Ovvio, non bastano i dati, ma serve un essere umano per capirli e spiegare al giocatore come usarli al meglio“.
