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Jannik Sinner maltratta Djokovic e non gli dà scampo! Il n.1 torna in finale a Wimbledon

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

Jannik Sinner, per il secondo anno consecutivo, è in finale a Wimbledon. E, per la quinta volta consecutiva nel torneo, non perde un set. Nella miglior versione del numero 1 fino a questo momento c’è un semplice eppure perfetto 6-4 6-4 6-4 su Novak Djokovic che, in 2 ore e 20 minuti, significa che domenica, alle 17:00, per la seconda volta consecutiva il popolo del tennis e dello sport italiano potrà stringersi attorno al suo campione, quando scenderà in campo sul Centre Court contro il tedesco Alexander Zverev. La stessa finale, in breve, degli Australian Open 2025.

Per quattro game e mezzo non succede praticamente niente, nel senso che i veri scambi sono tre e per il resto si vedono tante prime vincenti, ace o risposte vincenti (Sinner). Improvvisamente, sul 2-2, Jannik riesce a spingere da sotto 30-0 e si guadagna una palla break, che Djokovic però cancella con un notevole rovescio lungolinea. Sul 4-4 il numero 1 si mostra per quel che è: basta un momento di calo al servizio del serbo, con varie seconde, perché questi venga attaccato soprattutto con il rovescio. Risultato: due palle break. La prima Sinner la spreca con uno smash in rete, la seconda però la trasforma con un magnifico passante di rovescio lungolinea che supera Djokovic attaccato a rete. E, poco più tardi, è il secondo set point che certifica il 6-4.

Inizia con i brividi il secondo set di entrambi. Sinner si ritrova sul 15-30 nel primo gioco, ma Djokovic riesce a tirarsi fuori dai guai con servizio e punti di qualità. Il serbo, poi, risale da 30-0 a 30-30 nel game successivo, ma l’italiano non gli lascia scampo con uno schema servizio-dritto al volo e, poi, con una prima vincente. Jannik finisce sotto 15-30, poi piazza un ace e, sul 30-30, la palla corta di dritto: Djokovic prova la controsmorzata non difficile, ma la affossa in rete. Sul 2-2 arrivano, con grande sagacia tattica, altre due palle break, annullate però dal 7 volte campione. Che, subito dopo, va sullo 0-30 con due gratuiti di dritto di Sinner, il quale risale però con prontezza con tanto aiuto del servizio (e il serbo può recriminare per il rovescio appena largo sul 15-30). Doppio fallo e rovescio largo: Djokovic finisce a sua volta sotto 0-30 e poi, sul 15-30, può solo guardare un grande rovescio dal centro di Jannik che vale altre due palle break. E se sulla prima il serbo piazza un rovescio in controbalzo non normale, sulla seconda neanche parte di fronte alla magnifica palla corta di dritto del numero 1, che va avanti 4-3. Di lì le difficoltà non ci sono più. Anzi, sul 5-4, con tre seconde, le gestisce molto bene, e poi gli basta un’ottima prima per raddoppiare il 6-4.

Comincia il terzo parziale e subito Djokovic si ritrova indietro 0-30, poi Sinner gli gioca uno scambio durissimo per salire sul 15-40. Il serbo non concede chance e si salva, così come sulla terza palla break arrivata dopo la combinazione rovescio incrociato-dritto di Jannik. La quarta è però fatale: seconda, presa della rete, ma volée di dritto che rimane ben sotto il nastro: 1-0 Sinner. L’italiano arriva anche ad avere una chance di 3-0, che però non può sfruttare. E, sul 2-1, arrivano tanti segnali: i vantaggi, la palla break per Djokovic (via palla corta) che si è tolto il cappello. La risposta di Sinner: ace centrale, cui seguono uno smash a rimbalzo e un ulteriore ace per certificare il 3-1. Ancora sul 3-2 c’è un momento incerto sul 30-30, che Jannik prontamente cancella di nuovo con un ace. Djokovic si trova sotto 30-40 sul 4-2, ma risponde con la sequenza ace-prima vincente-ace. Sul 5-3 Sinner fa il possibile per chiuderla subito, andando sul 30-30 e poi ai vantaggi, ma il serbo non è particolarmente d’accordo. Poco male: sul 5-4 Jannik serve due ace, piazza uno smash vincente, costringe Djokovic ad agganciare fuori un difficile smash contro l’ultimo pallonetto e vola in finale.

Settima finale Slam in carriera per Sinner, che con questo ha vinto 26 dei suoi primi 30 match giocati ai Championships. Meglio di lui solo John Newcombe, Boris Becker e Bjorn Borg con 27 su 30 in Era Open. Jannik s’impone anche perché le percentuali al servizio sono davvero importanti: 16 ace, 65% di prime in campo (64% Djokovic), 88%-76% di punti vinti con la prima (l’88% qui vale 45/51) e 61%-34% con la seconda, il solito, vero fattore fondamentale. Quasi tennisticamente poetico il 40-15 di vincenti-errori gratuiti contro il 26-23 di Djokovic, in un match che non era per nulla facile. Ed è lui che l’ha fatto diventare tale, con il suo tennis e la sua presenza di spirito.

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