Tennis
Fabio Fognini: “Ho fatto dei piccoli miracoli, la mia epoca era diversa da quella attuale. La concorrenza non mancava”
Le riflessioni sul diverso livello competitivo tra il tennis di ieri e quello di oggi continuano ad alimentare il dibattito. Dopo le considerazioni espresse nelle scorse settimane da Jo-Wilfried Tsonga, secondo cui il panorama attuale sarebbe sostanzialmente monopolizzato da Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, anche Fabio Fognini ha offerto una lettura che va nella stessa direzione, sottolineando come la sua generazione abbia dovuto confrontarsi con una concorrenza di ben altro spessore.
Intervenuto all’inaugurazione della Club House del MarePineta di Milano Marittima, il ligure è tornato a parlare della propria carriera, soffermandosi soprattutto sul contesto nel quale ha costruito i suoi risultati. Un passaggio che, al di là del bilancio personale, rappresenta anche una fotografia di un’epoca irripetibile del tennis maschile.
“Forse potevo fare di più ma la concorrenza non mancava“, ha ammesso Fognini (fonte: Teleromagna), introducendo un ragionamento che si inserisce perfettamente nel confronto, sempre più frequente, tra la profondità del circuito di qualche anno fa e quella attuale.
L’ex top-10 ha poi ampliato il concetto, ricordando il privilegio, ma anche la difficoltà, di essersi trovato nel pieno dell’era dominata dai più grandi campioni della storia: “Ho avuto la fortuna di vivere un’epoca irripetibile, quella in cui giocavano Nadal e Federer. Allo stesso tempo ho avuto anche la ‘sfortuna’ di non riuscire mai ad arrivare ai quarti di finale in uno Slam, ma bisogna essere realisti: in quegli anni era quasi impossibile. Erano loro a dominare il tennis mondiale“.
Il riferimento non è tanto al valore assoluto di Sinner e Alcaraz, oggi autentici punti di riferimento del circuito, quanto alla densità qualitativa del tennis di una quindicina d’anni fa. In quel periodo, oltre a Roger Federer e Rafael Nadal, erano presenti anche Novak Djokovic, Andy Murray e un gruppo di giocatori stabilmente in grado di competere per i titoli più importanti, rendendo ogni torneo un percorso ad altissimo coefficiente di difficoltà.
Fognini, in questo senso, rivendica quanto costruito in un contesto estremamente competitivo, senza rimpianti e con la consapevolezza di aver espresso il massimo delle proprie possibilità: “La mia epoca era diversa da quella attuale e io l’ho vissuta nel modo migliore possibile. Mi sono divertito, sono sempre rimasto me stesso, nel bene e nel male. Certo, vincere uno Slam era il sogno di ogni bambino: trionfare al Roland Garros o a Wimbledon sarebbe stato qualcosa di incredibile. Però, considerando gli avversari che c’erano, penso di aver fatto dei piccoli miracoli e alla fine è stato un percorso bellissimo, pieno di soddisfazioni e di momenti che porterò sempre con me“.
Una riflessione che va oltre il semplice bilancio personale e si inserisce in un tema destinato a rimanere d’attualità: il confronto tra generazioni. Per molti ex protagonisti del circuito, il tennis vissuto nell’era dei “Fab Four” rappresentava una sfida quotidiana senza eguali, con una concorrenza capace di alzare costantemente l’asticella. Un contesto che rendeva estremamente complicato conquistare risultati di prestigio e che, agli occhi di chi lo ha vissuto, appare sensibilmente più competitivo rispetto a quello odierno.
