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“Evenepoel è il macho alfa per eccellenza”. Lefevere senza freni, poi l’affondo: “Volevi uno stipendio più alto…”

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Remco Evenepoel
Remco Evenepoel / IPA Sport

Un paio di giorni fa è scoppiata una forte lite in seno alla Red Bull-BORA-hansgrohe, dopo che Remco Evenepoel aveva accusato Florian Lipowitz di non averlo aiutato durante il tappone che prevedeva il Tourmalet. La prima frazione di montagna del Tour de France è stata dominata dallo sloveno Tadej Pogacar e il belga non ha avuto modo di controbattere, chiudendo con un distacco di tre minuti dal Campione del Mondo e lamentandosi poi del mancato apporto da parte del compagno di squadra.

Il modulo a due capitani studiato dalla formazione sponsorizzata dalla nota azienda austriaca di bevande non sembra produrre i risultati sperati, anche se entrambi gli atleti sono in piena lotta per salire sul podio finale della Grande Boucle: il belga si trova in quarta posizione con un ritardo di 3’30” da Pogacar e ad appena tre secondi dal messicano Isaac Del Toro, mentre il teutonico è settimo a 4’00” dalla vetta. La strada verso Parigi è ancora molto lunga, con tante salite all’orizzonte e una cronometro in cui Evenepoel sarà tra i favoriti.

A mettere benzina sul fuoco è stato Patrick Lefevere, uno dei volti simbolo del ciclismo internazionale e mentore del Campione Olimpico di Parigi 2024. Nella sua rubrica su Het Nieuwsblad, blasonata testata belga, si legge: “Mi dispiace, ma era scritto nelle stelle. Ho lavorato con Remco per sette anni, quindi credetemi: è il maschio alfa per eccellenza. “Io, io e ancora io”. Una leadership condivisa? Non nella sua testa. Suona duro? Qualcuno mi mostri un leader che non sia così“.

Lefevere bacchetta Evenepoel sulle modalità:Remco non avrebbe dovuto dirlo in modo così esplicito. Chiederlo è un suo diritto, ma che Lipowitz dovesse accettare è un’altra questione. Inoltre, non mi sembra il tipo di compito che meglio si adatta alle sue qualità“. E poi una stoccata, visto che Remco ha lasciato la Soudal di Lefevere proprio per approdare alla Red Bull: “Se volevi andartene dalla nostra squadra per uno stipendio sicuramente migliore e, chissà, forse anche per un supporto migliore, questo fa parte del gioco. Con noi eri sempre e ovunque il primo e unico leader. Una squadra tedesca non permetterà mai che un tedesco, che è arrivato terzo al Tour, ricopra un ruolo secondario l’anno successivo“.

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