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Tennis

Bernard Tomic, a Washington il bagliore dopo gli anni difficili

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Bernard Tomic
Bernard Tomic / Orange Pictures / shutterstock.com

Si dice Bernard Tomic, si pensa al 2011. A Wimbledon. Ai quarti di finale. A Novak Djokovic che si trovò a dovergli cedere un set. E al fatto che, chiaramente, tutti in quel momento davano all’allora diciannovenne un grande futuro. Gli veniva predetto da una parte e dall’altra. Il futuro, sì, lo ha avuto, ma con tante complicazioni. Sette anni, buoni, ma non eccellenti. Poi il crollo.

Il talento di Tomic, va detto, è sempre stato importante, fin dagli anni più giovani, quelli in cui vinceva Australian Open e US Open a livello junior. Quasi un lampo quello del passaggio al professionismo, con wild card che venivano giustificate dal fatto che la sua era una crescita di livello. E, proprio in quel 2011, il quarto di finale ai Championships battendo Davydenko (che, comunque, è sempre stato allergico ai prati), Andreev, Soderling (al tempo numero 5 del mondo) e Malisse. Era molto, molto lontano dai 100: guadagnò 87 posti, divenne numero 71.

I problemi vennero dopo. Non sempre, ma occasionalmente. Nel 2012 fu sui giornali perché aveva di continuo problemi con il padre: tentò di chiederne l’espulsione dagli spalti a Miami, e fu proprio questi che definì “non bravo abbastanza” Dan Evans. E fu sempre il padre, nel 2013, a dare una testata sul naso all’hitting partner di Tomic, Thomas Drouet: 8 mesi di prigione e 12 di espulsione dagli eventi ATP, ma furono 8 mesi che non scontò mai secondo le leggi spagnole.

Alle volte, però, accanto ai match di indubbia qualità che disputava ce n’erano altri davvero oscuri. Il giorno prima era in grado di battere da top ten Gasquet, due volte Ferrer, Cilic, quello dopo poteva essere davvero quasi non in condizione. Come nel 2016, quando a Madrid contro Fognini giocò il match point per Fabio con la racchetta al contrario. Fu l’anno più difficile, in cui ebbe anche uno scontro con un tifoso agli US Open. E, più in là, ammise a Channel 7 di aver costruito la carriera su uno sforzo al 50%. Che non amava il tennis. Non è stato l’unico a non amarlo. Un concetto ripetuto più volte.

Tra infortuni, difficoltà enormi con il tennis e soprattutto nel rimettere in ordine il proprio io, la vita in campo e forse anche quella fuori, Tomic ha avuto però il merito di non arrendersi. Di continuare. E di ricominciare dal basso, dove sono in pochi tra gli arrivati nel gotha a cercare di arrivare. A 33 anni, nonostante tutto, è ancora un giocatore nei primi 200 del mondo, con possibilità di risalire. Erano 7 anni che non lo si vedeva ai quarti ATP. Chissà che Washington possa dargli lo slancio per un breve, eppur luminoso, nuovo e ultimo bagliore, un segno di una nuova maturità.

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