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Wimbledon 2026, primi segnali dall’erba: Sinner resta il favorito, Sabalenka guida un tabellone femminile già ricco di insidie
Wimbledon 2026 è appena cominciato, ma ha già mandato messaggi abbastanza chiari. Il primo è che i favoriti sono ancora lì, vivi e in corsa. Il secondo è che l’erba londinese, come spesso accade, non concede rodaggio: chi arriva con qualche dubbio se lo ritrova subito davanti, amplificato dalla velocità della superficie, dai rimbalzi bassi e da partite che possono scappare via in pochi game.
Nel maschile Jannik Sinner resta il nome da battere, ma il debutto contro Miomir Kecmanovic ha raccontato una verità meno lineare rispetto alle quote e al ranking. L’azzurro ha vinto, sì, ma in cinque set, dopo aver ceduto il primo e il terzo parziale, passando anche attraverso una caduta e una prestazione non sempre pulita. Il dato più importante, però, resta il risultato: il campione in carica ha evitato la trappola, ha ritrovato progressivamente profondità e controllo, e ha mostrato una reazione da numero uno proprio quando la partita poteva complicarsi in modo definitivo.
Nel femminile, Aryna Sabalenka ha invece scelto una via più diretta. La numero uno del seeding ha superato Teodora Kostovic in due set, confermando di essere la prima candidata al titolo in un tabellone che, almeno sulla carta, sembra più aperto rispetto a quello maschile. Dietro di lei restano nomi pesanti come Iga Swiatek, Elena Rybakina, Coco Gauff, Jessica Pegula, Mirra Andreeva e Amanda Anisimova, ma il primo impatto del torneo ha già ricordato che Wimbledon non è mai un esercizio di pura gerarchia.
Sinner ha sofferto, ma ha già superato il primo vero test
La vittoria di Sinner su Kecmanovic è una di quelle partite che, viste in prospettiva, possono assumere due significati opposti. Da un lato, è evidente che l’azzurro non abbia iniziato il torneo nella versione più dominante: troppi errori gratuiti, qualche passaggio a vuoto nello scambio, una gestione non perfetta dei momenti chiave nel terzo set. Dall’altro, proprio una partita così può funzionare da scossa immediata.
Sinner ha evitato il rischio più pericoloso per un campione in carica: uscire dal torneo prima ancora di aver trovato il ritmo. Ha sofferto, si è adattato, ha accettato di dover vincere anche una partita sporca e ha finito in crescendo. Sull’erba non è un dettaglio secondario, perché il margine tra controllo e emergenza è più sottile che altrove.
Il suo status di favorito non cambia, anche perché l’assenza di Carlos Alcaraz toglie dal tabellone il rivale più naturale per storia recente, attitudine sull’erba e capacità di giocare i grandi punti. Ma il debutto conferma che Sinner non potrà permettersi un torneo in gestione: dovrà alzare subito il livello, soprattutto al servizio e nella pulizia con il dritto.
Djokovic c’è: meno brillantezza, ma stessa pericolosità
Novak Djokovic ha iniziato il suo Wimbledon battendo Wu Yibing in quattro set. Non è stata una passeggiata, ma nemmeno una partita in cui il serbo abbia mai dato davvero la sensazione di perdere il controllo emotivo. Il punto è sempre lo stesso: Djokovic, sull’erba del Centre Court, non può essere valutato soltanto attraverso il metro della brillantezza atletica.
La sua candidatura al titolo vive su un equilibrio diverso rispetto al passato. Non è più il giocatore che domina ogni scambio per inerzia fisica, ma resta probabilmente il migliore del lotto nel riconoscere i momenti della partita. Sulla distanza dei cinque set, e soprattutto nella seconda settimana, questa qualità può pesare enormemente.
La caccia all’ottavo Wimbledon e al venticinquesimo Slam aggiunge naturalmente un carico storico, ma Djokovic ha costruito una carriera proprio sulla capacità di trasformare la pressione in struttura. Nel suo caso, il primo turno non ha detto che è il favorito assoluto. Ha detto però che è ancora pienamente dentro il torneo, e questo basta per renderlo pericolosissimo.
Gli altri candidati: Zverev, Fritz, Shelton, De Minaur e Medvedev
Alle spalle di Sinner e Djokovic, il tabellone maschile presenta un gruppo di inseguitori molto interessante. Alexander Zverev è la testa di serie numero 2 e ha dalla sua peso di palla, servizio e solidità, anche se sull’erba deve ancora dimostrare di poter essere dominante per due settimane intere. Il suo torneo comincia con una pressione diversa: non basta più essere presenza costante nelle zone alte dei tabelloni, serve trasformare il piazzamento in corsa vera al titolo.
Taylor Fritz ha iniziato bene, battendo Dusan Lajovic in tre set. Per caratteristiche, l’americano è uno dei giocatori più credibili sull’erba: servizio pesante, colpi piatti, tendenza ad accorciare gli scambi e buona capacità di colpire in anticipo. Non ha il fascino storico di Djokovic né la completezza attuale di Sinner, ma in condizioni rapide può diventare un avversario scomodissimo per chiunque.
Ben Shelton è un altro nome da tenere in considerazione. Il servizio mancino, la prima palla devastante e l’aggressività naturale lo rendono un profilo perfetto per Wimbledon, anche se il suo margine dipenderà dalla gestione dei momenti in cui non potrà vivere solo di potenza. Alex de Minaur, invece, ha già dato un segnale importante superando Roman Burruchaga con un punteggio netto dopo un primo set combattuto: l’australiano ha meno armi definitive rispetto agli altri, ma sull’erba la sua velocità, la risposta e la capacità di togliere tempo possono diventare fattori di grande valore.
Daniil Medvedev resta una presenza da non sottovalutare. Il russo non è mai stato un erbivoro puro, ma sa togliere ritmo, legge bene il servizio avversario e può diventare fastidioso in un tabellone che ha già perso alcune teste di serie importanti. Le eliminazioni di Casper Ruud e Andrey Rublev, caduti subito al primo turno, hanno infatti già aperto qualche spiraglio nella geografia del torneo.
Sabalenka parte forte: il titolo a Wimbledon è il grande obiettivo mancante
Nel femminile, Aryna Sabalenka ha dato una prima risposta convincente. Il successo su Teodora Kostovic non è soltanto un passaggio di turno: è un modo per rimettersi subito in carreggiata dopo le scorie del Roland Garros e riaffermare la propria candidatura su una superficie che può esaltare la sua potenza.
Sabalenka ha servizio, risposta, peso di palla e mentalità aggressiva: tutte qualità spendibili sull’erba. La grande domanda riguarda la continuità nei passaggi di massima tensione, perché Wimbledon è il Major che ancora manca al suo palmarès e perché il tabellone femminile, per profondità e varietà di stili, sembra meno governabile del maschile.
La bielorussa resta la favorita principale, ma non ha lo stesso margine di Sinner nel maschile. La sensazione è che il torneo femminile possa produrre oscillazioni più ampie, soprattutto se le grandi colpitrici riusciranno a trovare giornate di particolare efficacia al servizio.
Swiatek e Rybakina: due candidature diverse, entrambe pesanti
Iga Swiatek arriva da campionessa in carica, ma Wimbledon resta per lei una prova particolare. La polacca ha ormai dimostrato di poter vincere anche sull’erba, ma la sua identità tecnica nasce altrove: sul controllo dello scambio, sull’intensità da fondo, sulla capacità di costruire pressione punto dopo punto. A Londra, però, spesso bisogna essere più rapide nell’accettare il caos.
Il suo esordio contro Taylor Townsend, diventato più complicato dopo un primo set dominato, conferma che la campionessa uscente dovrà guadagnarsi ogni turno anche sul piano dell’adattamento. Swiatek può vincere il torneo, ma difficilmente lo farà con la sensazione di dominio naturale che in passato ha trasmesso sulla terra battuta.
Elena Rybakina rappresenta invece la candidata tecnicamente più “erbivora” del gruppo. Servizio, colpi piatti, traiettorie dirette, pochi passaggi superflui: il suo tennis si abbina perfettamente alle condizioni di Wimbledon. Se sta bene fisicamente e trova continuità, è forse la giocatrice che può togliere più tempo a tutte le altre, Sabalenka compresa. Il titolo del 2022 non è un ricordo isolato, ma la prova che questa superficie le appartiene.
Gauff, Pegula, Andreeva e Anisimova: il gruppo che può spaccare il tabellone
Coco Gauff ha debuttato con un successo netto su Tamara Korpatsch, un segnale utile soprattutto per la pulizia dell’approccio. L’americana è sempre una candidata da considerare nei Major perché unisce fisicità, difesa, atletismo e una capacità crescente di gestire i grandi palcoscenici. Sull’erba, però, il suo rendimento dipenderà molto dalla qualità del servizio e dalla stabilità del dritto.
Jessica Pegula ha cominciato con ordine, battendo Darja Vidmanova in due set. La statunitense è meno appariscente di altre, ma ha una qualità preziosa nei tornei Slam: sbaglia poco, si muove bene, legge le partite e costringe l’avversaria a vincere davvero i punti. A Wimbledon può diventare pericolosa se il tabellone si apre e se riesce a evitare di subire troppo le giocatrici più potenti.
Mirra Andreeva, reduce dal titolo al Roland Garros, ha superato Magda Linette e porta nel torneo un elemento diverso: la freschezza di una giocatrice che non sembra ancora appesantita dalle aspettative, pur essendo già entrata in una dimensione da grande protagonista. Sull’erba deve ancora completare la propria educazione tattica, ma talento, varietà e personalità la rendono una mina vagante di altissimo livello.
Amanda Anisimova ha invece iniziato in modo molto convincente, battendo Lina Gjorcheska in appena 61 minuti. Il ricordo della finale persa nettamente un anno fa contro Swiatek poteva pesare, ma la statunitense ha dato l’impressione di essere entrata nel torneo con la testa giusta. Il suo tennis piatto e anticipato può fare male sull’erba, soprattutto se il servizio la sostiene.
Paolini, rimonta di carattere: non è tra le primissime favorite, ma resta dentro il discorso
Jasmine Paolini ha vissuto un debutto ad alta tensione contro Robin Montgomery, risalendo dopo un primo set perso 6-0 e chiudendo 0-6, 6-4, 7-5. Non è stata una vittoria pulita, ma è stata una vittoria pesante: per come è arrivata, per la capacità di restare mentalmente dentro la partita e per la memoria della finale raggiunta qui nel 2024.
L’azzurra non parte nel ristretto gruppo delle favorite assolute, ma a Wimbledon ha già dimostrato di poter trovare soluzioni anche quando le condizioni non sembrano naturalmente disegnate per lei. La sua corsa dipenderà dalla capacità di servire con percentuali alte e di evitare di essere travolta dalle giocatrici più potenti nei primi colpi dello scambio. Intanto, però, il primo ostacolo è stato superato, e non era affatto banale.
Il quadro dei favoriti: Sinner davanti a tutti, Sabalenka con meno margine
Nel maschile, la gerarchia resta abbastanza chiara. Sinner è ancora il favorito principale: per ranking, status, titolo da difendere e qualità complessiva. Il debutto sofferto non lo ridimensiona, ma indica la necessità di crescere rapidamente. Djokovic è il primo sfidante per storia, esperienza e lettura della superficie. Dietro di loro, Fritz e Shelton sembrano i profili più pericolosi se il torneo dovesse premiare servizio e aggressività, mentre Zverev e De Minaur hanno argomenti diversi ma credibili per arrivare in profondità.
Nel femminile, invece, il pronostico è più instabile. Sabalenka parte davanti, ma Rybakina ha forse il tennis più adatto all’erba e Swiatek resta la campionessa in carica. Gauff, Pegula, Andreeva e Anisimova compongono un secondo livello che in realtà è già molto vicino al primo, soprattutto in un torneo dove una giornata di grande rendimento al servizio può cambiare l’intera prospettiva.
Wimbledon 2026, dopo poche giornate, ha già assunto una fisionomia precisa: nel maschile si parte dalla resistenza di Sinner al primo grande spavento e dalla presenza sempre minacciosa di Djokovic; nel femminile, dalla solidità iniziale di Sabalenka e da un gruppo di inseguitrici abbastanza forte da impedire qualsiasi lettura scontata. L’erba ha appena iniziato a parlare, ma lo ha già fatto con il suo linguaggio abituale: gerarchie rispettate, sì, ma mai senza inquietudine.
