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Formula 1GP Monaco

Toto Wolff incorona simbolicamente Kimi Antonelli: da 10 anni non saliva sul podio per ritirare un premio

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Toto Wolff
Toto Wolff / Lapresse

A volte un gesto vale più di una dichiarazione. Sul podio di Monaco, accanto a Kimi Antonelli, c’era anche Toto Wolff. Non era una presenza di routine né un semplice protocollo istituzionale. Il Team Principal della Mercedes, infatti, non saliva sul podio per ritirare personalmente il trofeo riservato alla squadra vincitrice da circa dieci anni, dai tempi del dominio costruito attorno alla coppia Hamilton-Rosberg.

Per Wolff, Antonelli non è soltanto il pilota che sta riportando la Mercedes al vertice. È una scommessa personale, un progetto seguito e protetto fin dai tempi del karting. Quando il manager austriaco decise di affidargli il sedile lasciato libero da Lewis, molti osservatori considerarono la scelta un rischio enorme, sotto il profilo tecnico e soprattutto psicologico. Affidare una monoposto di vertice a un diciottenne significava esporsi a critiche inevitabili e mettere sulle spalle di un ragazzo aspettative gigantesche.

A distanza di pochi mesi, però, quella che sembrava una scommessa si sta trasformando in una delle intuizioni manageriali più brillanti degli ultimi anni. A Monaco, Kimi ha aggiunto un altro capitolo alla propria straordinaria ascesa. È diventato il primo teenager della storia a vincere nel Principato, battendo il primato che apparteneva a Lewis Hamilton, vincitore nel 2008 a 23 anni. Non solo: ha conquistato il quinto successo consecutivo dall’inizio della sua carriera in Formula 1, un caso unico nella storia della categoria, raggiungendo quota cinque vittorie complessive e affiancando nomi illustri come Michele Alboreto, Giuseppe Farina, Clay Regazzoni, Keke Rosberg e John Watson nelle statistiche di tutti i tempi.

Il fine settimana monegasco ha avuto anche il sapore della consacrazione tecnica. Antonelli è diventato il più giovane pilota di sempre a realizzare un Grande Slam — pole position, vittoria, giro più veloce e gara condotta dall’inizio alla fine — superando il record stabilito da Max Verstappen nel 2021. È il ventottesimo pilota nella storia della Formula 1 a riuscirci e il primo teenager a firmare un’impresa di questo livello.

I numeri del campionato raccontano con la stessa chiarezza la portata del momento. Dopo appena sei appuntamenti stagionali, il vantaggio accumulato da Antonelli nella classifica mondiale ha raggiunto i 66 punti, un margine mai registrato prima a questo punto della stagione. Il precedente record apparteneva a Sebastian Vettel, che nel 2011 vantava 58 punti di vantaggio su Hamilton. Curiosamente, anche questa volta alle spalle del leader c’è il sette volte campione britannico.

Eppure, proprio mentre il paddock si lascia trascinare dall’entusiasmo, Wolff continua a muoversi con estrema attenzione. La sua presenza sul podio rappresenta un’investitura pubblica, ma le sue parole restano improntate alla prudenza. Dopo la gara ha invitato l’ambiente italiano a non alimentare eccessivamente l’euforia, consapevole di quanto rapidamente l’entusiasmo possa trasformarsi in pressione. È una strategia che il manager Mercedes porta avanti da tempo: proteggere il talento mentre lo espone gradualmente ai riflettori.

Anche per questo la scena del podio assume un significato particolare. Wolff non ha soltanto celebrato una vittoria. Si è messo accanto al suo pilota nel momento della massima esposizione mediatica, condividendo con lui una parte dell’attenzione e alleggerendo il peso di una giornata destinata a entrare nella storia. È il ruolo che ha interpretato fin dall’inizio: mentore, garante e, quando necessario, scudo.

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