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Pegula critica la squalifica di Vondroušová: “Faccio fatica a capire la differenza con il caso Sinner”

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Jessica Pegula
Jessica Pegula / LaPresse

Le dichiarazioni di Jessica Pegula riaccendono il dibattito sulla coerenza delle sanzioni in materia di antidoping. La tennista statunitense ha espresso dubbi sulla decisione dell’ITIA di infliggere quattro anni di sospensione a Markéta Vondroušová, sottolineando come, a suo giudizio, sia difficile comprendere le differenze rispetto alla vicenda che ha coinvolto Jannik Sinner.

L’ex campionessa di Wimbledon è stata punita dopo aver rifiutato di sottoporsi a un controllo antidoping fuori competizione effettuato presso la propria abitazione nel dicembre 2025. La giocatrice ha spiegato che la scelta sarebbe stata influenzata da un periodo di forte stress fisico e mentale, oltre che da preoccupazioni legate alla propria sicurezza. Tuttavia, secondo il regolamento antidoping, il rifiuto di fornire un campione viene generalmente equiparato a una violazione molto grave e può comportare una lunga squalifica.

Interpellata sull’argomento durante Wimbledon, Pegula ha definito la sanzioneestremamente severa“, evidenziando come quattro anni di stop possano di fatto compromettere l’intera carriera di un’atleta. La statunitense ha poi aggiunto: “Non riesco a individuare con chiarezza le differenze tra questa vicenda e quella di Sinner“, osservazione destinata ad alimentare ulteriormente il confronto pubblico sulle modalità con cui vengono valutati i diversi casi disciplinari.

Il tema della proporzionalità delle sanzioni continua infatti a dividere addetti ai lavori e appassionati. Ogni procedimento antidoping presenta elementi specifici, ma il confronto tra casi differenti resta inevitabile quando gli esiti disciplinari appaiono così distanti. Le parole di Pegula si inseriscono proprio in questo contesto, chiedendo maggiore chiarezza sui criteri adottati dalle autorità competenti.

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