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Paul Seixas si prende le proprie responsabilità sulla caduta: “Ho commesso un errore stupido”
La settima tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, conclusa sul Grand Colombier, ha lasciato a Paul Seixas ferite, dolore e rimpianti, ma anche la consapevolezza di poter contare su una squadra che non lo ha mai abbandonato. Il giovane francese della Decathlon AG2R La Mondiale (Decathlon CMA CGM nel testo originale) è stato protagonista di una pesante caduta in discesa che ha compromesso la sua giornata, prima di una straordinaria rimonta che gli ha consentito di rientrare sui migliori. Alla fine, però, il conto dello sforzo è arrivato sulle rampe decisive della salita conclusiva.
Nel dopocorsa, Seixas non ha cercato attenuanti e si è assunto completamente la responsabilità dell’incidente. “Ho fatto uno stupido errore. È tutta colpa mia e chiedo scusa ai ragazzi intorno a me che ho rallentato e che avrei potuto far cadere“, ha dichiarato, ricostruendo quanto accaduto durante la discesa del Col du Mont Tournier (fonte: L’Equipe).
Il francese ha spiegato di aver valutato male una curva mentre tentava di guadagnare posizioni: “Ho sbagliato una curva; volevo allargarmi, pensavo che gli altri non stessero arrivando abbastanza veloci, ma in realtà sono entrato in curva troppo velocemente“. Da lì, la perdita di controllo e la violenta uscita di strada: “Sono riuscito a riprendere il controllo, c’era un fosso pieno di ghiaia, sono finito con la ruota proprio sul bordo del fosso e alla fine la ruota è slittata. Penso che andassimo a 70 km/h, sono volato in aria, sono scivolato come su uno scivolo con la parte anteriore e sull’asfalto ho strisciato per 30 metri. Sull’asfalto asciutto non è una bella sensazione. Sono davvero malconcio“.
Tra le conseguenze più evidenti dell’impatto, i danni alle mani, protette solo in parte dai guanti. “Quello che mi ha salvato oggi probabilmente sono stati i guanti, perché i guanti sono distrutti. Quindi indossateli sempre, perché è la prova che se cadete sulle mani a 70 km/h si prendono un bel danno, e guardate le mie mani, sono distrutte“, ha raccontato.
Nonostante le escoriazioni e il dolore, Seixas è riuscito a risalire in bicicletta e a lanciarsi in un lungo inseguimento. Una rincorsa resa ancora più difficile dalle condizioni fisiche: “Non riuscivo più ad afferrare il manubrio e ho fatto molta fatica perché mi si è subito intorpidita la schiena. E cercare di forzare quando non riesci ad afferrare il manubrio è davvero difficile“.
In quel momento, il transalpino pensava che la corsa fosse ormai compromessa. “Sono ripartito con quattro minuti di ritardo; a quel punto era praticamente finita. Ho pensato: la gara è finita, posso tornare a casa e riprendere il lavoro“, ha ammesso. A cambiare il corso della sua giornata è stato il sostegno dei compagni di squadra, ai quali ha rivolto parole cariche di riconoscenza: “Vorrei anche ringraziare tutti i ragazzi per il loro lavoro. Voglio bene a quei ragazzi. Avrebbero potuto lasciarmi a piedi, non gliel’avrei rinfacciato perché avevo sbagliato“.
Il bilancio fisico, fortunatamente, non sembra particolarmente preoccupante. “Ho qualche abrasione. Ma niente di grave, questa è la cosa più importante“, ha spiegato. Tuttavia, il dolore lo ha accompagnato per tutta la tappa: “Ho sofferto per tutta la tappa; la parte più dura sono state sicuramente le mani. Ho le vesciche anche se indossavo i guanti“.
Le difficoltà si sono fatte sentire soprattutto nelle discese successive alla caduta. “Anche le braccia, nelle discese… Oggi erano molto dure e tecniche, l’asfalto non era molto buono, quindi con tutte le buche che prendevo, non riuscivo a frenare tardi come gli altri. Le traiettorie erano insidiose“, ha raccontato. Eppure, il pensiero della squadra lo ha spinto a non mollare: “I ragazzi mi hanno dato una spinta incredibile oggi. Con tutto il lavoro che hanno fatto, non potevo deluderli, non potevo pensare solo a me stesso. Oggi non l’ho fatto per me, l’ho fatto per tutta la squadra. Per tutte le persone che mi sostengono“.
Una motivazione che lo ha accompagnato fino agli ultimi chilometri. “Quando vedi tutti questi ragazzi sacrificarsi per te, dare il massimo anche se sanno che potresti crollare sull’ultima salita, ti dà una motivazione incredibile. E alla fine, anche se sono completamente esausto, continuo a lottare finché non ho più forze nelle gambe. È tutto ciò che questi ragazzi meritano: avere qualcuno che combatta fino alla fine“.
Seixas, però, non nasconde la delusione per quanto accaduto. “Oggi ho combinato un disastro in quella discesa. Sono incredibilmente arrabbiato con me stesso, non sono fiero di me stesso, ma sono fiero della squadra“, ha affermato. Il ritardo accumulato in classifica pesa nel giudizio sulla propria prestazione: “Ho perso 1 minuto e 15 secondi, quindi ovviamente non sono fiero di me stesso, ma la squadra può essere orgogliosa di sé perché è stata incredibile“.
Nonostante le ferite e la fatica accumulata, il francese guarda già alla tappa successiva. “Sì, penso che ricomincerò domani. Vedremo stasera, ma lotterò fino alla fine per la squadra“, ha concluso, confermando la volontà di proseguire la corsa e di onorare il lavoro dei compagni fino all’ultimo chilometro.
