GP CechiaMotoGP
MotoGP, la rimonta iridata di Marc Marquez su Marco Bezzecchi è possibile? Lo spagnolo spaventa e l’aritmetica non lo condanna
L’esito del Gran Premio d’Ungheria di MotoGP ha improvvisamente rilanciato le quotazioni di Marc Marquez nell’ottica della conquista del Mondiale. Lo spagnolo, apparentemente fuori gioco dopo l’infortunio patito a Le Mans, è tornato di colpo dominante, al punto tale da riproporsi quale credibile pretendente al titolo iridato.
La più grande rimonta nella storia della MotoGP è quella compiuta da Francesco Bagnaia ai danni di Fabio Quartararo nel 2022. Dopo il GP di Germania si era esattamente a metà campionato. Pecco era sesto in classifica generale con 81 punti, mentre El Diablo comandava la graduatoria assoluta a quota 172. Il divario era di 91 lunghezze.
Come è finita, lo sappiamo. Il piemontese si è laureato Campione del Mondo marcando 184 punti nella seconda metà di stagione, contro i 76 del francese. Dal -91 nei primi dieci round, si è passati al +108 delle tappe fra l’undicesima e la ventesima. Un totale ribaltamento nei valori in campo.
A oggi, nel Mondiale di MotoGP 2026, abbiamo messo in archivio otto gare su ventidue. Siamo dunque a poco più di un terzo di stagione, più indietro rispetto a quattro anni orsono. Inoltre, Marquez (sesto in classifica come Bagnaia nel 2022) si trova a -72 da Bezzecchi (non a -91 come Pecco). Come se non bastasse, bisogna ricordare come nel 2022 le Sprint non esistessero.
Pertanto, se Pecco riuscì ad aprire una forbice di 108 lunghezze tra sé ed El Diablo con un monte punti a disposizione di 250, figuriamoci se El Trueno de Cervera non può scavare un solco di almeno 73 lunghezze fra di lui e Bezzecchi disponendone di ben 518! Il peso specifico dell’attuale distacco dello spagnolo dal riminese è sostanzialmente pari alla metà di quello che intercorreva fra il nizzardo e il piemontese.
Chiaramente, quattro anni fa, un fattore determinante nel recupero fu la crescita di rendimento di Ducati e il contemporaneo scemare della competitività di Yamaha. Se la prima dinamica può ripresentarsi anche nel 2026, non è scritto da nessuna parte che Aprilia cali. Se la RS-GP dovesse tenere testa alla Desmosedici, allora il compito di Marquez si complicherebbe. In seconda istanza, molto dipende dall’integrità fisica dello spagnolo, che ormai è diventata una perenne incognita.
Infine, la saggezza popolare insegna che ‘una rondine non fa primavera’. Dunque, non bisogna dare per scontato che Ducati resti la moto da battere anche a Brno (e ad Assen, e al Sachsenring e in qualunque circuito da qui a fine stagione). Basti pensare a quanto fosse in difficoltà Aprilia al Montmelò e quanto sia stata dominante al Mugello.
In conclusione, sic rebus stantibus, Marquez è un serio candidato alla conquista del Mondiale e il distacco, per quanto cospicuo, è sormontabile. Brno potrà essere pregnante in tal senso, perché un nuovo successo metterebbe ulteriore pressione sui centauri Aprilia e, al contempo, rinvigorirebbe viepiù le ambizioni del veterano ducatista, che non ha certo rinunziato all’idea di conseguire l’ottavo titolo nella classe regina.
