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Matteo Berrettini sconsolato: “Dolore forte all’anca, speriamo per Wimbledon. Sono stanco di ritirarmi”
Una giornata storica per il tennis italiano si è conclusa nel modo più amaro. Matteo Berrettini è stato infatti costretto al ritiro sul 5-7, 2-5 in favore di Matteo Arnaldi; quest’ultimo affronterà dunque Flavio Cobolli nella semifinale del Roland Garros. Il 30enne romano, dopo aver chiesto un medical time-out sul punteggio di 1-2 nel secondo parziale, è tornato in campo visibilmente dolorante, zoppicando e facendo tanta fatica negli spostamenti. Alzare bandiera bianca si è rivelato inevitabile.
Il finalista di Wimbledon 2021 ha spiegato i dettagli dell’accaduto in conferenza stampa: “A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa quando servivo, ma stavo competendo, la partita era davvero dura e non ci ho pensato troppo, ho continuato a giocare cercando di fare del mio meglio. Più andavo avanti, più servivo, più tiravo il diritto e peggio mi sentivo, quindi ho chiesto il medical time-out e mi hanno detto che la zona era molto indolenzita e molto dolorante. Ho provato a continuare, ma poi il dolore è diventato troppo forte e spero di non aver fatto danni seri. Devo solo aspettare i prossimi giorni per gli esami e le risonanze per capire che cos’è. Spero non sia niente di troppo grave. Sono ovviamente deluso, ma penso che se avessi continuato a giocare avrei peggiorato la situazione e probabilmente i tempi di recupero sarebbero stati più lunghi. Purtroppo non avevo altre scelte che ritirarmi“.
Una scelta difficile in un momento in cui la carriera dell’azzurro sembrava aver ritrovato smalto dopo l’infinita catena di problemi fisici: “È stato davvero difficile, non perché pensassi che non fosse la cosa giusta da fare, ma soprattutto perché l’ho già fatto tante volte e sono stanco di ritirarmi. Non volevo che il torneo finisse così. Volevo finire la mia partita, vincendo o perdendo, ovviamente era importante, ma è una sensazione diversa quando torni a casa e pensi a cosa avresti potuto fare meglio se perdi una partita così. In questo caso sento che mi è stata tolta la possibilità di esprimermi fino all’ultimo punto. È un po’ quello che è successo negli ultimi anni, ma devo prendere il buono di questo torneo, perché qualche settimana fa, qualche giorno fa, sarebbe stato folle pensare di vedermi ai quarti. Cercherò di tornare a casa con un sorriso. Sarà dura, ma è la mentalità con cui mi piace affrontare queste due settimane. Sono deluso, sono triste, ma sono anche orgoglioso di come ho lottato in questo torneo“.
Berrettini è poi entrato nello specifico sulla zona del corpo infortunata: “È sicuramente l’anca. Non so esattamente cosa sia e spero che gli esami siano chiari, che possano dirmi cosa ho. Non ho mai avuto niente di simile. Ho avuto problemi con l’anca destra tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ma era un dolore diverso. Fa parte del lavoro che faccio: è uno sport individuale, non ci sono cambi, non posso chiedere una sostituzione, e va così. Devo prendere, purtroppo, la decisione giusta, anche se era un palcoscenico importante. Sono l’ultimo che vuole ritirarsi, sono stanco di farlo, non voglio farlo, ma a volte bisogna farlo. È la cosa peggiore che ci sia, ma è quella giusta perché questo non è l’ultimo torneo della mia vita: devo pensare al mio futuro, al recupero. E poi bisogna dare rispetto a Matteo (Arnaldi, ndr): per batterlo stasera dovevo essere al 100%, e nel momento in cui mi sono ritirato non ero al 100% e non c’era nessuna possibilità di continuare a giocare così. Mettendo tutto insieme, devi prendere una decisione difficile, ma è quella giusta per la mia carriera“.
Infine sul possibile recupero in vista di Wimbledon: “Mi piacerebbe saperlo. Se fosse solo l’addominale, ti avrei detto esattamente quante settimane e quanto tempo mi serviva, perché purtroppo lì sono un esperto. Questa zona qui la conosco meno e non so quanto il dolore che ho adesso, che è un dolore abbastanza forte, mi terrà fermo. Questo, per fortuna, lo lascio decidere ai dottori. Spero che sia il meno possibile: nella mia testa c’era ovviamente l’idea di non stare fermo tre mesi, perché so che se “salta” qualcosa, quello è il tempo. Spero di essermi fermato in tempo, ma allo stesso tempo so che il dolore che ho non è un semplice fastidio. I fastidi li ho dal primo turno, sui fastidi ci si gioca sopra, sui dolori no. Spero non sia niente di grave, spero di non fermarmi troppo, anche perché mi sentivo in ritmo, sentivo delle belle sensazioni in campo. Quindi dai, speriamo di rivederci a Wimbledon“.
