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Lappartient lancia la proposta: “Perché non cambiare il numero di corridori al Tour De France?”
La necessità del budget cup, una rimodulazione delle squadre per il Tour De France e la crescita del movimento femminile. Non si è certamente risparmiato David Lappartient, Presidente dell’UCI intervenuto nella giornata di ieri in occasione di un meeting online allestito da Warner Bros.Discovery a pochi giorni dalla partenza della Grande Boucle, al via il prossimo 4 luglio.
La massima autorità della Federazione internazionale durante l’incontro ha espresso l’esigenza di mettere un paletto ad alcune situazioni di mercato per garantire un rapporto equilibrato tra le tante squadre in gioco: “Per mantenere lo sport attrattivo ed equilibrato, è fondamentale evitare che i migliori atleti si concentrino tutti nella stessa squadra – ha detto Lappartient nelle parole riportate da Eurosport Italia – Ci abbiamo lavorato intensamente per un anno e mezzo insieme ai team e, in particolare, con l’AIGCP, investendo cifre considerevoli in consulenze esterne. Il sistema budget cap era ormai pronto al lancio, ma all’epoca le squadre espressero un parere negativo. Siamo rimasti sorpresi del fatto che siano state proprio le squadre più piccole a votare contro. Ma senza un budget cap, le squadre più ricche aumenteranno progressivamente i propri ricavi e monopolizzeranno i migliori corridori, rendendo la sopravvivenza dei piccoli team ancora più difficile. Qualcosa del genere è deleterio per lo sport.
Successivamente il Presidente ha avanzato una proposta per l’iconica corsa francese. “Ha davvero senso mantenere al Tour de France 22 o 23 squadre da otto corridori ciascuna? Spesso i team più potenti riescono a bloccare lo spettacolo, controllando la corsa per tutti i suoi 3.500 chilometri. Non sarebbe meglio passare a 25 squadre ma con soli 6 corridori? Una simile modifica renderebbe le gare meno controllabili, più incerte e decisamente più spettacolari.”
Non è mancata, infine, un’analisi sui numeri del ciclismo femminile, disciplina sempre più in crescita: “I progressi del ciclismo femminile negli ultimi anni sono straordinari. Solo otto anni fa, lo stipendio medio annuo delle atlete era di circa 8.000 euro; oggi la media sfiora i 100.000 euro all’anno. All’inizio del mio mandato concordammo con i rappresentanti del movimento che la priorità assoluta, prima ancora dei premi in denaro, fosse la visibilità televisiva: elemento indispensabile per attrarre gli sponsor. Attualmente lo standard minimo per mantenere la licenza World Tour è di 45 minuti di diretta, ma l’obiettivo è innalzare progressivamente questo limite. Il caso della Parigi-Roubaix di quest’anno è importante: lo spostamento della gara femminile alla domenica, a ridosso di quella maschile, ha ridotto la finestra di diretta esclusiva, ma ha generato un picco di ascolti senza precedenti grazie allo straordinario effetto traino dell’evento maschile.”
