A poche settimane dalla Grande Partenza del Giro d’Italia, in programma l’8 maggio dalla Bulgaria, abbiamo raggiunto Stefano Garzelli per fare il punto su questa prima parte di stagione ciclistica e per iniziare a proiettarci verso la Corsa Rosa. Vincitore del Giro del 2000, Garzelli che sarà nuovamente voce tecnica per la Rai, ha analizzato i temi più caldi del momento: dal dominio dei grandi campioni come Pogacar e Vingegaard, alla crescita dei giovani talenti, con uno sguardo attento anche alle prospettive italiane, come Pellizzari che sarà chiamato ad un appuntamento importante con il Giro.
Il non aver vinto le cinque Monumento nello stesso anno è un’occasione ormai irripetibile per Pogacar?
“Da un lato sì, perché vincere anche la Sanremo e poi completare l’en plein nelle Monumento è qualcosa che capita raramente. Dall’altro, però, parliamo di un corridore di cui conosciamo benissimo le qualità: Pogacar ha dimostrato più volte di poter riscrivere i limiti di questo sport, quindi non escludo affatto che possa riprovarci già il prossimo anno.”
Pensi che l’ascesa di Seixas possa portare all’inizio del declino di Pogacar nei prossimi anni?
“Non credo siano due aspetti collegati. Seixas sta mostrando cose straordinarie ed è senza dubbio uno dei talenti più interessanti in prospettiva, mentre Pogacar sta già scrivendo la storia del ciclismo. Piuttosto, sarebbe affascinante vedere nei prossimi anni un confronto diretto tra loro. Il francese ha enorme potenziale, ma bisognerà capire come evolverà, soprattutto dal punto di vista della maturità fisica e mentale.”
Al Giro d’Italia ti aspetti che Vingegaard dominerà con ampio margine e tutti gli altri si limiteranno a lottare per 2° e 3° posto?
“Spero sinceramente di no. Mi auguro un Giro aperto e combattuto, con più protagonisti. Vingegaard in questo inizio di stagione ha impressionato: ha vinto con grande autorità e spesso con margini importanti. È chiaramente il favorito numero uno, anche perché la sua squadra si presenterà molto forte. Però mi aspetto una corsa viva, con corridori pronti a metterlo in difficoltà, magari anche con qualche sorpresa come Pellizzari.”
Cosa ti aspetti da Giulio?
“Mi aspetto un grande Giro. Ha iniziato molto bene la stagione e questi sono segnali davvero incoraggianti. Se arriverà alla Corsa Rosa in piena condizione, credo abbia tutte le carte in regola per puntare al podio.”
Pellizzari a parte, non si vedono altri giovani italiani da classifica. Piganzoli sarà al servizio di Vingegaard: quanto gli servirà questa esperienza?
“Gli servirà moltissimo. Essere al fianco di un capitano come Vingegaard rappresenta un’occasione di crescita enorme. Piganzoli vivrà un Giro molto formativo, anche perché correre in una squadra straniera ti espone a dinamiche diverse. Pur avendo un ruolo di supporto, credo che coltiverà anche qualche ambizione personale e sarà per lui fondamentale capire come si corre un Giro in una grande squadra”.
C’è una sola cronometro di 42 km al Giro d’Italia, completamente piatta: quali distacchi possiamo aspettarci tra gli uomini di classifica?
“Mi aspetto distacchi importanti. È una tappa che potrebbe risultare decisiva nell’economia del Giro, anche perché il percorso complessivo non è estremamente duro”.
Il futuro di Antonio Tiberi è da supporto di lusso per i capitani nelle corse a tappe?
“Tiberi ha avuto un po’ di sfortuna nella scorsa stagione e oggi il ciclismo non concede molto tempo per crescere con calma. Personalmente, al suo posto avrei insistito sul Giro piuttosto che andare al Tour, soprattutto considerando che il percorso si adatta alle sue caratteristiche. Ha iniziato bene quest’anno, e mi piacerebbe rivederlo alla Corsa Rosa a giocarsi un piazzamento importante, magari anche il podio.”
Ti saresti aspettato di più dalla crescita di Milan nelle Classiche di un giorno?
“Le Classiche sono gare particolari, molto diverse tra loro. Milan è stato un po’ sottotono in quel contesto, ma credo che la sua dimensione principale restino le volate. Ha dimostrato di essere tra i migliori velocisti al mondo e penso che debba continuare su questa strada, consolidando quanto di buono fatto vedere nella scorsa stagione.”
Filippo Ganna è stato nuovamente respinto da Sanremo e Roubaix. Tornare a cimentarsi sulla pista, dove potrebbe vincere ancora tanto, sarebbe una buona opzione per te?
“La scelta dipenderà molto da lui e dai suoi obiettivi. Però credo sia giusto continuare a provarci su strada: Ganna ha le qualità per essere competitivo anche in queste Grandi Classiche. Oggi il ciclismo è molto esigente e appena non arrivano i risultati nascono dubbi, ma ogni stagione fa storia a sé. Bisogna avere continuità e pazienza.”
Che idea ti stai facendo del percorso di Lorenzo Finn in questo 2026? È davvero più utile che farsi un anno di gavetta tra i professionisti?
“La sua scelta di restare ancora tra gli Under23 mi sembra corretta. È un ragazzo che sa raggiungere gli obiettivi che si pone e ha grande lucidità. Non ha senso fare paragoni con Seixas, perché stanno seguendo percorsi diversi. Il salto nel WorldTour arriverà il prossimo anno e sarà quello il vero banco di prova. Intanto dimostra di avere carattere e di saper gestire bene anche la pressione.”
Chi vedi come favoriti per il podio al Giro?
“In questo momento direi Vingegaard e Pellizzari su tutti. Poi ci sono corridori come Carapaz e Almeida, quest’ultimo se riuscirà a recuperare dai problemi fisici, ma anche Gall, Buitrago e Storer sono atleti da tenere in considerazione. Fare previsioni adesso non è semplice, però i primi due nomi restano quelli di Vingegaard e Pellizzari.”