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CiclismoStrada

Moreno Argentin: “La Sanremo del ’92 resta un incubo. Pellizzari parta dalle brevi corse a tappe, Ganna perfetto per la Roubaix”

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Moreno Argentin
Moreno Argentin / Olycom

Moreno Argentin, veneto di San Donà di Piave, classe 1960, è stato un grande finisseur e cacciatore di Classiche. Ha corso tra i professionisti dal 1980 al 1994 conquistando ben 84 vittorie, di cui 13 al Giro d’Italia e 2 al Tour de France. Oltre alla strada, Moreno si è affermato anche su pista, infatti nel 1980 ha fatto parte della Nazionale come riserva del quartetto dell’inseguimento a squadre all’Olimpiade di Mosca. Tra le grandi vittorie di Argentin spiccano un Campionato del Mondo, quattro Liegi-Bastogne-Liegi, tre successi alla Freccia Vallone, un Giro di Lombardia e un Giro delle Fiandre.

Solo tre corridori hanno vinto Liegi e Lombardia nello stesso anno: Eddy Merckx, Tadej Pogacar e Moreno Argentin. Che effetto ti fa?
“Credo sia stato in parte un caso. Io ho sempre inseguito quelli che erano i miei obiettivi, soprattutto nelle Classiche. Purtroppo nella nostra società chi dice davvero quello che pensa spesso finisce nel dimenticatoio, mentre altri campioni o pseudo campioni passano per invincibili, per eroi. Io sono molto fiero e contento della mia carriera. Non ero un corridore che vinceva sempre, e proprio per questo ho preferito puntare sulla qualità più che sulla quantità. Oggi ci sono le nuove generazioni, con Pogacar che ha stravolto molte cose, anche la metodologia di allenamento e la programmazione stagionale. È riuscito a unire la capacità di allenarsi a casa con l’abilità di centrare il risultato quando va alle corse. Ai miei tempi spesso si andava alle gare anche per allenarsi in vista di qualche appuntamento messo nel mirino”. 

Hai vinto 13 tappe al Giro d’Italia: di quale porti il ricordo più speciale?
“Sono tutte tappe importanti, ognuna ha un significato. Però porto nel cuore soprattutto le prime vittorie, le due tappe del 1981 (quelle con arrivo a Cosenza e Montenero), al mio primo anno tra i professionisti. Quelle vittorie mi hanno permesso di consolidare le mie convinzioni e mi hanno dato una maggiore consapevolezza dei miei mezzi”.

La Milano-Sanremo, come per tanti corridori, è rimasta stregata anche per te. Ripensi ancora oggi alla discesa del Poggio del 1992 e a cosa avresti potuto fare di diverso?
“Certo che ci penso. Resta un incubo, un’esperienza bruciante che non dimenticherò mai. Il grande rammarico è stato non avere un compagno che facesse i primi chilometri del Poggio a un’andatura elevata. Ho dovuto arrangiarmi da solo e lì mi sono fatto male da solo: ho sprecato energie, perdendo lucidità per la discesa. In più avevo la visuale alle spalle oscurata dalle macchine e dalle moto di corsa: per Kelly invece sono state un punto di riferimento, ma lui è stato più forte e più lucido di me in volata. Si merita quella vittoria”.

Non hai mai tentato la sfida della Parigi-Roubaix: tornassi indietro, faresti la stessa scelta?
“Bisogna contestualizzare quell’epoca. Allora c’erano Classiche come Freccia Vallone e Liegi pochi giorni dopo la Roubaix, quindi inizialmente non mi passava nemmeno per la testa di correrla. Solo nel 1992 avevo deciso di provarci e mi ero preparato anche in modo specifico, ma al Giro delle Fiandre fui investito da una macchina in gara e mi ritirai. A quel punto preferii recuperare bene in vista delle altre corse di stagione”.

Quest’anno saranno 40 anni dal tuo oro ai Mondiali: cosa ti resta di quella impresa leggendaria?
“Mi resta soprattutto l’orgoglio di aver fatto una grande carriera e di essere riuscito a tirare fuori dal mio fisico il massimo delle capacità”.

Sei appagato anche della tua vita da ex corridore?
“Un po’ meno. Vivo una certa frustrazione per il fatto di non riuscire a incidere come vorrei nel verso giusto per il nostro movimento”.

Giulio Pellizzari è stato responsabilizzato dalla Red Bull Bora Hansgrohe in vista del Giro d’Italia: è pronto per giocarsi un podio?
“No, prima deve dimostrare di saper vincere le brevi corse a tappe e di andare bene a cronometro. In Italia il calendario, da anni, sta subendo una svalorizzazione in termini di importanza. I corridori forti vengono tenuti per il Tour, che è uno degli eventi più importanti al mondo, e qualche italiano viene portato al Giro con molte responsabilità. Ma ci sono passaggi obbligati prima di puntare a certi grandi obiettivi. Poi, mai dire mai”.

Antonio Tiberi, dopo un 2025 negativo, non farà il Giro ma il Tour: scelta coraggiosa?
“La prima cosa che ho imparato, quando non sapevo ancora di che stoffa ero fatto, è stata conoscere le mie caratteristiche e lavorare su quelle. Anche Tiberi deve capire cosa vuole fare in futuro e su cosa vuole specializzarsi. Fa bene però ad andare al Tour: è una grande esperienza e una vera palestra di vita, dove ci si confronta con i migliori corridori al mondo”. 

Filippo Ganna può vincere la Milano-Sanremo? E in che modo, dovendo fare i conti con Van der Poel e Pogacar?
“Ganna, con le potenzialità che ha, può ambire a corse come la Sanremo e anche la Roubaix. Il fatto di aver messo un po’ in secondo piano la pista può essere un vantaggio per dedicarsi di più a queste Classiche. Non possiamo pretendere che scatti a metà Poggio: deve inventarsi qualcosa di diverso. Ma una macchina come lui può fare davvero di tutto. Più che alla Sanremo, però, lo vedo ancora più adatto alla Roubaix, una corsa perfetta per i suoi mezzi”.