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Cordiano Dagnoni: “Italia prima nel medagliere UEC, giovani già competitivi. Velodromo Spresiano pronto per il 2027”

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Cordiano Dagnoni
Cordiano Dagnoni / Lapresse

I numeri parlano chiaro: 97 medaglie nel 2021, 130 nel 2022, 122 nel 2023, 105 nel 2024 e 106 nel 2025. Sono questi i successi del ciclismo azzurro nelle cinque stagioni di presidenza di Cordiano Dagnoni: 560 podi. Nel 2025 sono stati 44 ori, 31 argenti e 31 bronzi, e ben 22 titoli mondiali. Dagnoni che a gennaio dello scorso anno è stato rieletto per il suo secondo mandato da presidente. Un ciclo caratterizzato non solo dai successi agonistici, ma anche da una profonda riorganizzazione della Federazione, da un forte investimento sui giovani in ottica Olimpiadi di Los Angeles 2028 e da un’attenzione crescente ai temi della sicurezza stradale e dell’impiantistica: “Nel 2025 abbiamo festeggiato i 140 anni della Federciclismo con 106 medaglie, per il quarto anno di fila abbiamo raggiunto le tre cifre. Era un anno in cui l’obiettivo principale non era vincere medaglie ma investire sui giovani in ottica Olimpiadi di Los Angeles 2028. E invece anche i nostri giovani ci hanno dato tanti risultati“.

Poco più di un anno fa sei stato rieletto alla guida della Federazione Ciclistica Italiana. Qual è il bilancio di questo primo anno del secondo mandato?
“È un bilancio decisamente positivo. In questo primo anno non avevamo l’assillo delle qualifiche olimpiche e abbiamo potuto investire con maggiore decisione sui giovani, pensando già a Los Angeles 2028. Nonostante l’assenza di diversi atleti di punta, siamo riusciti comunque a conquistare molte medaglie. Questo dimostra che abbiamo un gruppo di giovani che sta crescendo bene e uno staff tecnico di grande valore che li sta accompagnando nel modo giusto”.

E di questi cinque anni come numero uno della Federciclismo?
“Con grande ottimismo posso dire di essere molto soddisfatto. Non ci siamo limitati all’ambito agonistico, ma abbiamo lavorato anche per riformare una Federazione che era piuttosto statica e che aveva bisogno di un rinnovamento profondo in tutti i settori. Anche quelli meno visibili, ma fondamentali per il corretto funzionamento di una struttura come la Federazione, che è un’azienda”. 

Ci sono stati alcuni cambiamenti nello staff tecnico, su tutti l’inserimento di Elia Viviani come Team Manager delle Nazionali al posto di Roberto Amadio, che è il nuovo ct della strada uomini. Quali sono state le prime impressioni insieme a Viviani?
“Ottime impressioni. Elia è entrato molto bene nel ruolo, è una persona preparata e intelligente. Ha capito che, nonostante la grande esperienza da atleta, questo incarico richiede umiltà e la volontà di imparare. È molto attento ai dettagli e il fatto di essere ben voluto dall’ambiente è sicuramente un fattore che lo aiuta molto”.

Quali sono i prossimi obiettivi che si è posta la Federazione?
“Nel breve termine ci sono i Mondiali di ciclocross, dove i nostri giovani – Juniores e Under 23 – sono molto competitivi. Poi arriveranno gli Europei su pista e, a seguire, la stagione entrerà nel vivo con tutti gli altri appuntamenti. Abbiamo atleti in grado di confermare anche quest’anno l’ottimo livello del ciclismo italiano nelle varie discipline. Nel 2025 siamo stati primi nel medagliere UEC, che comprende tutti i Campionati Europei di tutte le specialità e categorie. Sul podio con noi c’erano Gran Bretagna e Olanda, un risultato che dà grande valore al nostro lavoro”.

Come state lavorando, nei vari settori, in vista di Los Angeles 2028? Da quest’anno inizieranno le prime qualifiche olimpiche…
“Dai Mondiali su pista di Shanghai inizieranno le prime qualifiche olimpiche. Il concetto di multidisciplina è favorito anche dal regolamento UCI, che considera i punti ottenuti in tutte le specialità. Se questo sistema fosse già stato in vigore nel 2025, la prima squadra al mondo sarebbe stata la Ineos e non la UAE. Questo dimostra quanto sia importante lavorare in modo trasversale su tutte le discipline”.

A dicembre c’è stata la riapertura del Velodromo di Montichiari, casa della Nazionale, ma fondamentale anche per l’attività giovanile, le squadre e gli amatori. Poi c’è il nuovo impianto di Spresiano. A che punto siamo?
“A Montichiari sono stati tolti i sigilli, ma l’impianto non è ancora aperto al pubblico perché stiamo definendo gli ultimi accordi con il Comune. Insieme alla palazzina che sta sorgendo accanto al velodromo, dove ci saranno una foresteria, delle camere oltre ad un centro di medicina dello sport, diventando il primo centro di preparazione olimpica della Federazione, che gestiremo direttamente noi. A breve speriamo di definire nel dettaglio tutta l’attività.
Per quanto riguarda l’impianto di Spresiano, la parte burocratica è conclusa e a febbraio dovrebbero riaprire i cancelli del cantiere per il primo lotto di lavori. Nel frattempo è stata avviata anche la procedura per il bando di realizzazione complessiva, con l’obiettivo di avere il velodromo pronto entro fine 2027 per la fase finale della preparazione in vista di Los Angeles”.

Dalla Federazione è uscita una proposta di legge sull’aggiornamento del Codice della Strada per la tutela degli utenti deboli. Qual è il tuo pensiero in merito?
“Fin dalla mia conferma alla Presidenza ho voluto istituire una commissione dedicata alla sicurezza stradale, coinvolgendo figure che lavorano quotidianamente nell’organizzazione delle gare ciclistiche. È stato un lavoro lungo e complesso, ma ha portato a un riscontro positivo. Partendo dalla sicurezza in gara, per noi prioritaria, siamo arrivati al tema della sicurezza urbana. Nel 2025 ci sono stati 222 decessi in seguito ad incidenti in bicicletta, contro i 185 del 2024: numeri che fanno riflettere e che non possono lasciarci indifferenti”. 

Le maggiori perplessità riguardano l’estensione dell’obbligatorietà del casco, che secondo molti potrebbe scoraggiare l’uso della bicicletta…
“È soprattutto una questione culturale. Un tempo non si usava il casco nemmeno in moto, poi è diventato obbligatorio. Lo stesso è successo nello sci, dove oggi il casco è obbligatorio per tutti. Trovo limitante pensare che il casco debba essere utilizzato solo con la bici da corsa. All’estero non c’è l’obbligo, ma esiste una cultura che porta naturalmente a indossare il casco. Il casco, però è una delle proposte. Si è posta a mio avviso poca attenzione sulle proposte relative i sorpassi, le distanze di sicurezza, l’implementazione dei sistemi di sicurezza su auto e mezzi pesanti e sulla richiesta di prevedere, per ogni strada che si realizza o che si risistema, spazi di percorrenza ciclabile delimitati da strisce. Quello che abbiamo avanzato è un pacchetto completo di idee che vanno giudicate nel loro insieme. Noi abbiamo avanzato queste proposte, poi spetterà al legislatore valutare e decidere.”

Cosa ti aspetti dal 2026?
“Mi aspetto un ulteriore passo avanti, l’obiettivo è alzare ancora l’asticella. Continueremo a lavorare in funzione delle Olimpiadi del 2028, facendo in modo che l’investimento sui giovani prosegua con continuità, così da arrivare pronti a Los Angeles. Inoltre auspico che tutte le componenti che operano nel ciclismo si impegnino sulle cose da fare e non solo sulle critiche. Chi ha idee e voglia di fare, in Federazione è sempre il benvenuto”. 

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