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Ciclismo, Wladimir Belli: “Milan ha bisogno di un treno. Evenepoel poteva vincere il Giro”

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Jonathan Milan

Il Giro d’Italia 2023 è andato in archivio con Primoz Roglic in Maglia Rosa nello splendido scenario di Roma. Il ciclista sloveno ha fatto sua la Corsa Rosa per la prima volta in carriera, andando a superare Geraint Thomas proprio in extremis, nella cronoscalata del Monte Lussari, ribaltando una situazione che ormai sembrava sorridere al gallese del team INEOS. L’edizione numero 106 della corsa a tappe italiana ha regalato numerosi spunti, che sono stati toccati nell’ultima puntata di Sport2Day-Speciale Ciclismo, in onda su Sport2u, in collaborazione con OA Sport. L’ospite di giornata è stato Wladimir Belli, voce tecnica di Eurosport, che ha analizzato quanto avvenuto nelle tre settimane del Giro d’Italia.

Iniziamo dalla fine. Primoz Roglic in maglia rosa. Te lo aspettavi?

“Se devo essere sincero, sì. Lo sloveno quando corre, lo fa per vincere, dopo tutto. Lungo tutta la corsa è rimasto sempre tranquillo ed a ruota di Thomas. Non ha mai attaccato e ha aspettato il momento per piazzare il colpo giusto per andare a trionfare. Il gallese, a sua volta, ha corso bene e sempre in difesa. Confidava di conservare la Maglia Rosa ma non deve avere grande rammarico. È stato molto forte nonostante un percorso di avvicinamento al Giro nel quale non si era mai visto”. 

Una Corsa Rosa che si è rivelata molto complicata tra maltempo, Covid e cadute?

“Purtroppo quando perdi il favorito numero 1 per una positività c’è sempre grande dispiacere. Ad ogni modo l’ultima settimana ci ha ripagato di tante giornate difficili, con uno spettacolo che andava e veniva. Ad ogni modo penso che ogni anno succeda sempre qualcosa tra cadute e sorprese varie. Noi abbiamo potuto goderci tre grandi protagonisti, con Joao Almeida che ha mollato solo alle Tre Cime di Lavaredo”. 

Con il senno di poi, Remco Evenepoel avrebbe davvero vinto il Giro?

“Domanda affascinante e di non semplice soluzione. Sicuramente il belga è un ragazzo giovane ma ha già dimostrato di poter vincere una corsa a tappe come la Vuelta. Certo però che la Corsa Rosa è diversa, con una settimana conclusiva con pendenze notevoli. Se avesse disputato la crono di Cesena con il fisico integro, e avesse davvero rifilato un minuto a tutti, dopo avrebbe potuto correre in difesa e se la sarebbe giocata davvero”. 

Come si può valutare il percorso dell’edizione appena conclusa?

“Direi molto bello e ben disegnato. La prima settimana ha concesso possibilità a tutti, quindi l’ultima è stata davvero durissima con salite che hanno fatto la storia del ciclismo. Senza dimenticare la cronoscalata del Monte Lussari che, mai vista prima, ha regalato grande spettacolo. La tappa più bella? Senza dubbio quella delle Tre Cime di Lavaredo”. 

Quali sono state le sorprese di queste tre settimane?

“Inizierei da Ben Healy che nelle prime tappe ha attaccato spesso, quindi Derek Gee, arrivato sotto traccia all’evento ma che poi ha dimostrato di poter fare davvero bene. In casa Italia hanno fatto buone cose Jonathan Milan, quindi Alberto Dainese, Filippo Zana e anche Marco Frigo”. 

A proposito di Jonathan Milan, che livello può raggiungere?

“Secondo me ha il potenziale per diventare uno dei migliori sprinter del mondo. È giovane e sta realizzando un percorso di maturazione corretto tra pista e strada. Non aveva tanti uomini a disposizione per le volate per cui ha messo in atto un ulteriore step. Mi sembra che sia un ciclista che abbia bisogno di un treno giusto per dare il proprio massimo, se deve sgomitare da dietro fa più fatica”. 

Filippo Zana può puntare alla classifica generale di una corsa a tappe?

“Penso sia ancora presto per dirlo, dipenderà molto dal percorso che vorrà intraprendere e se avrà ancora margini di miglioramento. Dovrà, però, capirlo in fretta per non snaturare le sue caratteristiche. Capire, quindi, se fare classifica ma rischiando di non essere mai protagonista, oppure proseguire puntando alle tappe”. 

Il migliore degli azzurri è stato ancora una volta Damiano Caruso.

“Il siciliano ha chiuso quarto nonostante fosse partito con qualche difficoltà perché non stava benissimo. Dopodiché è cresciuto e ha sfiorato il podio, avvalorando il secondo posto di due anni fa. Nella sua carriera è sempre stato un gregario, ma da quando ha avuto la possibilità di giocarsi le proprie carte ha sempre fatto bene. È l’unico italiano nella top10 e, alle sue spalle, non si vedono giovani pronti a sostituirlo”. 

Ultima battuta sul ritiro di Mark Cavendish, vincitore a Roma.

“Mancherà tantissimo al ciclismo. Chiude con una grande gioia ai Fori Imperiali, sua e di tutto il gruppo. Questo fa capire che personaggio sia stato e che ciclista stiamo per salutare. Vedremo se al Tour de France andrà ulteriormente a fare la storia”. 

VIDEO: L’INTERVISTA A WLADIMIR BELLI

Foto: LaPresse