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IndyCar, Power concede un meritato bis. Penske abbatte la concorrenza

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Will Power ha vinto l’edizione 2022 dell’IndyCar Series al termine di una stagione oltremodo interessante che ha visto fino all’epilogo di Laguna Seca ben cinque piloti in battaglia per il successo finale. L’australiano, già campione nel lontano 2014, ha saputo primeggiare controllando la scena in un fine settimana perfetto, una due giorni che è stata condita dal nuovo record di pole-position nella storia della categoria.

Il #12 di casa Penske ha ampiamente meritato il titolo, il più costante del gruppo in tutto l’anno. L’acuto di Belle Isle è stato solo uno dei tantissimi risultati positivi come i nove podi e soprattutto l’assenza di prestazioni negative. Il 19mo posto di Road America è stato infatti un esempio isolato per l’ex campione della Indy500, abile in California ad amministrare il proprio margine nel championship decider contro nomi di primo profilo come Josef Newgarden (Penske #2) e Scott Dixon (Ganassi #9).

L’americano ed il neozelandese hanno avuto due solide stagioni, mai come quella del #12 del ‘Capitano’ che finalmente ha potuto festeggiare il secondo titolo in carriera, una missione sfiorata per diversi anni. In ogni caso abbiamo assistito a ben cinque affermazioni di ‘Josef’ ed al ritorno in forza di ‘Scott’, leggenda della serie che ha tutte le carte in regola per mettere in bacheca il suo settimo titolo in carriera.

IndyCar, Laguna Seca: Will Power vince il secondo titolo in carriera, Palou saluta Ganassi con un successo

Menzione d’onore anche per lo scandinavo Marcus Ericsson e per il neozelandese Scott McLaughlin. Il primo è arrivato a contendersi l’Astor Cup dopo aver vinto la Indy500, un risultato obiettivamente poco pronosticabile. Il #8 di Ganassi è stato molto costante dopo il trionfo nel catino di Speedway, affermazione che cambia la vita.

Discorso differente per McLaughlin, tre volte campione del Supercars Championship che da due anni a questa parte ha sposato la causa delle ruote scoperte. Roger Penske ha vinto la sua sfida, il 29enne neozelandese è senza dubbio uno dei migliori della serie e nei prossimi anni avrà sicuramente tantissime occasioni per trionfare negli USA dopo aver vinto tutto in Australia con le stock car.

La Bathurst 1000, la principale competizione automobilistica d’Oceania, potrebbe tornare nel calendario del #3 di Penske nei breve periodo, un pilota che quest’anno è stato capace di vincere ben tre competizioni mostrando un ritmo stellare a più riprese come il dominio imposto in quel di Portland o la bellissima affermazione di St. Petersburg (Florida) dopo aver respinto gli infiniti attacchi da parte di Palou. Per il nativo di Hamilton manca ancora una gioia su ovale, la Indy500 del 2023 potrebbe essere l’occasione giusta per entrare definitivamente nella storia dell’IndyCar.

Il 2022 è stato in ogni caso un campionato pazzesco per quanto riguarda il Team Penske che con i tre alfieri ha letteralmente dominato la scena. Andretti e Ganassi hanno dovuto chinare il capo alla temibile squadra legata a Chevrolet’ che quest’anno ha mancato solamente il successo nella mitica Indy500.

Nella lotta per il titolo non abbiamo visto dei piloti di primo profilo come Alex Palou (Ganassi #9) e Pato O’Ward (McLaren #5). Lo spagnolo ed il messicano, rispettivamente primo e secondo lo scorso anno al termine del campionato, hanno perso ogni chance per contendersi il campionato nella prova di Portland (Oregon), penultimo round che ha visto il terzo sigillo in carriera da parte di McLaughlin.

I due sono stati a tutti gli effetti protagonisti di primo piano della categoria, pronti a rifarsi durante la prossima stagione insieme ad un altro pesantissimo nome come quello di Colton Herta. Il #26 di Andretti, più volte nella prima parte del gruppo, sta sicuramente crescendo in una serie in cui il livello è sempre più alto ed ogni singolo ritiro può costare caro. Il californiano ha sbagliato in più occasioni da St. Petersburg a Laguna Seca, ma non si può discutere sul talento cristallino del figlio di Bryan Herta.

L’americano ha tutte le possibilità per approdare nella massima formula in futuro, ma sicuramente sarebbe una perdita immensa per la realtà statunitense che ha tra le proprie fila un potenziale campione. Andretti punterà sempre di più sul 22enne dopo l’uscita di scena di Alexander Rossi. Il #27 del gruppo passerà infatti a McLaren dopo una stagione in cui è riuscito a ritrovare al successo.

La nuova collocazione nel gruppo può sicuramente aiutare l’ex campione della Indy500, un aspetto non scontato dopo una serie di problemi. Il 30enne californiano guarda al futuro con il chiaro intento di tornare protagonista assoluto insieme ad una squadra che quest’anno sembrava destinata a contendersi il titolo sino all’ultimo con il già citato O’Ward.

Secondo anno d’apprendistato, invece, Romain Grosjean. Il francese di Andretti #28 non è riuscito a primeggiare dopo un primo anno incredibile da rookie ed un buon inizio con il secondo posto di Long Beach alle spalle di Newgarden. L’ex pilota di F1 continua in ogni caso a crescere, pronto il prossimo anno per contendersi le sue carte per un ipotetico successo finale.

Per molti il 2023 dovrà essere una stagione per rifarsi come Simon Pagenaud e Helio Castroneves. Il francese ed il brasiliano, piloti che non hanno bisogno di presentazioni, hanno faticato con le due monoposto di Shank Racing, squadra di primo profilo che il prossimo 1 ottobre si giocherà l’IMSA WeatherTech SportsCar Championship nella classe regina a pochi mesi dal bellissimo acuto nella Rolex 24 at Daytona dello scorso gennaio.

Anno difficile anche per Rahal, altro team impegnato full-time nel mondo delle gare di durata con il progetto GTD PRO e soprattutto GTP (LMDh) dal 2023 con BMW. Il ‘RLL’ ha potuto in ogni caso festeggiare a Laguna Seca il titolo di ‘Rookie of the Year’, ottenuto con il danese Christian Lundgaard.

Foto. LaPresse