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Tokyo 2021

Olimpiadi 2022: il Cio sotto accusa per i diritti umani violati in Cina

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Tokyo sta andando in archivio e la mente è già a Pechino 2022, cioè ai Giochi Olimpici invernali. E montano le polemiche per la scelta di disputare le Olimpiadi in un Paese che palesemente viola i diritti civili, in particolare nei confronti della comunità musulmana degli uiguri.

Alla conferenza stampa conclusiva delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è stato chiesto al presidente del CIO Thomas Bach se avrebbe denunciato l’internamento dei musulmani uiguri in Cina. Una domanda cui non è arrivata risposta, con il portavoce Mark Adams che è intervenuto per dire che la conferenza stampa sarebbe stata incentrata su Tokyo 2020 e che l’organizzazione avrebbe risposto alle domande quando tornerà a Losanna, la città svizzera dove ha sede il CIO.

Una scelta, quella di non rispondere, che è stata aspramente criticata da diverse associazioni per i diritti civili, a partire dal World Uyghur Congress e il Tibet Action Institute. Zumretay Arkin, rappresentante del World Uyghur Congress, ha dichiarato che “l’incapacità del CIO di difendere i diritti umani durante il genocidio in corso contro gli uiguri e le gravi violazioni dei diritti umani in Tibet, Hong Kong, Mongolia meridionale e Cina continentale note in tutto il mondo. Sport e politica saranno sempre interconnessi”.

Ricordiamo che la Cina è stata accusata di aver utilizzato il lavoro forzato uiguro, aver gestito un programma di sorveglianza di massa, aver detenuto migliaia di persone nei campi di internamento, aver effettuato sterilizzazioni forzate e aver distrutto intenzionalmente il patrimonio uiguro. Un rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblicato a gennaio ha affermato che si tratta di un genocidio.

Accuse che arrivano addirittura a chiedere di boicottare le prossime Olimpiadi invernali. A dirlo Lhadon Tethong, direttore del Tibet Action Institute. ”Il CIO ha scelto di ignorare il fatto che la Cina non è un Paese ospitante adatto per i Giochi Olimpici, il che non lascia scelta a governi, sponsor e persino agli atleti di farsi avanti e l’unica linea d’azione rimasta; boicottare Pechino 2022”.

Foto: LaPresse

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