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Wimbledon 2021, Djokovic è freddo contro Shapovalov: vince 3-0 e sfiderà Berrettini in finale

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L’ultimo ostacolo tra Matteo Berrettini e il torneo di Wimbledon si chiama Novak Djokovic. Che, come pronosticabile, si prende la settima finale all’All England Club della sua carriera, ma ha avuto bisogno di tutta la sua freddezza psicologica per aver ragione di un mai domo Denis Shapovalov, ko in tre set (7-6 7-5 7-5 in due ore e quarantaquattro minuti) ma giocando praticamente alla pari per quasi tutto l’arco del match. È, purtroppo per lui, quel ‘quasi’ che differenzia un’eventuale vittoria dalla sconfitta, con Nole che ha sempre gestito alla perfezione i punti importanti per portarsi a casa la finale, la trentesima Major della sua carriera.

L’atmosfera del centrale è tutta in favore del canadese. Il tifo britannico ha ‘adottato’ il giovane Denis, per carattere e talento: e tutti sanno che è dotatissimo di entrambe le cose. Nel terzo gioco è subito capace di mettere alle corde il numero 1 al mondo strappando immediatamente il break. Il più brillante dei due è Shapovalov, fino al decimo gioco, al momento di servire per il set. Nole si mette le ali ai piedi e gli prende tutto, costringendolo sempre ad un colpo in più: due errori portano al 5 pari e al successivo tie-break. Dove escono fuori quei demoni che appaiono ogni tanto, quei momenti di blackout che lo fanno uscire dalla partita, Nole ringrazia sentitamente e fa il primo passo verso la finale.

Ma Novak non è brillantissimo, almeno in apertura. I due primi turni di battuta sono difficoltosi contro uno Shapovalov che ci prova con quel suo splendido rovescio ad una mano e una pulizia del movimento da insegnare nei circoli di tennis. Sono ben cinque le chance per il canadese, ma non si è numero 1 per grazia divina e il serbo le annulla una dopo l’altra con la consueta classe. Invece Denis concede ben poco, ma quando lo fa è il momento peggiore: palla break nell’undicesimo gioco e game concesso con un doppio fallo. Djokovic ha l’occasione per andare due set a zero e non si fa pregare.

La terza frazione diventa una battaglia campale. Sotto due set a zero, il canadese deve inventarsi qualcosa per poter tenere in vita la partita. E avrebbe anche la chance per poter riaprire subito la partita procurandosi non una, non due, ma tre palle break nel secondo gioco. Ma come un disco rotto, quando la palla scotta Djokovic diventa un automa: non stupisce il suo rimettere le cose a posto in men che non si dica. Come in fondo non stupisce nemmeno il fatto che Shapovalov si ritrovi per cinque volte con le spalle al muro nei game successivi e che il nordamericano riesca sempre a cavarsela, di braccio e di coraggio. Anche troppo, purtroppo per lui: di nuovo in chiusura di set arriva quell’errore di troppo, stavolta di rovescio incrociato, che porta Novak a servire per il match. E, da vero killer, spegne i sogni del canadese, che esce in lacrime, ma tra gli applausi del campo centrale.

Sembra assurdo parlare di una partita chiusa in tre set ma con una forbice così piccola di punti tra i due contendenti: Djokovic vince 116 punti contro i 104 del canadese, ma al solito si conferma un vero robot quando conta. 32 vincenti e solo 15 errori non forzati, 28/33 di punti vinti a rete, 10 palle break salvate su 11 e 9 ace. Shapovalov è costretto a rischiare di più, ottiene 40 vincenti ma anche 36 non forzati; se sa di dover migliorare qualcosa sono i doppi falli, non nel numero (6) ma nel momento in cui sono stati concessi, spesso in attimi cruciali della partita. Ma il giovane nordamericano ha giocato una partita di gran livello, che può portare ancor più consapevolezza nei suoi mezzi, per diventare uno dei migliori nel prossimo futuro.

Foto: LaPresse

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