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NBA, Gregg Popovich: “Gli USA sono nei guai! Starà ai bianchi rispondere al razzismo, qualunque siano le conseguenze”



Gregg Popovich, head coach dei San Antonio Spurs della NBA, è un personaggio pressoché unico nel suo genere. Di poche parole, se non pochissime. Quando parla, tuttavia, sa usare la sua oratoria come forse nessuno in questo mondo. Il settantunenne nativo di East Chicago, nell’Indiana, ha voluto dire la sua riguardo le vibranti questioni razziali scoppiate negli Stati Uniti dopo l’uccisione di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis. E lo ha fatto in una maniera letteralmente straordinaria.

L’allenatore vincitore di cinque titoli NBA ha parlato per mezzo di un video pubblicato sui canali social della franchigia texana. I suoi concetti sono stati chiari, netti, pesantissimi. Senza possibilità di scendere a compromessi. Nel perfetto stile di coach-Pop. “Il Paese è nei guai – ha esordito – e io sono imbarazzato da bianco nel vedere come George Floyd possa morire in un modo orribile, con un agente di polizia che gli mette un ginocchio sul collo in maniera disinvolta… sì, disinvolta”.

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Il suo discorso prosegue a braccio, senza soluzioni di continuità, tutto d’un fiato: “In un modo strano e controintuitivo, il migliore insegnamento di questa tragedia, credo sia stato lo sguardo sul volto dell’ufficiale. Per i bianchi vedere quanto fosse disinvolto, in un gesto per lui così tanto usuale, tanto da poter semplicemente mettere la mano sinistra in tasca, piegare il ginocchio per dare a questa persona una specie di lezione, era un dovere solo nella sua mente”. “Non lo so – prosegue – Sono imbarazzato come persona bianca, sapendo che ciò può accadere. Guardare dal vivo un linciaggio. L’abbiamo visto di nuovo. Non avrei mai pensato potesse accadere, davanti ai miei occhi, in tempo reale. Non è come nei libri. Tutto questo è reale”.

“È come il quartiere in cui sai che c’è un angolo pericoloso e sai che un giorno succederà qualcosa e nessuno farà nulla – incalza il coach di Team USA – E poi un ragazzino viene ucciso e un segnale di stop viene alzato. Beh, senza diventare troppo politico, abbiamo molti segnali di stop che devono essere alzati e rapidamente. Il nostro Paese è nei guai. E il la ragione di base è la razza”.

“Non si può più rimanere inermi. Tutti noi bianchi dobbiamo fare qualcosa, muovere un passo in avanti, qualunque siano le conseguenze. Dobbiamo aiutare a guidare il cambiamento. Dobbiamo farlo. I neri hanno dovuto sopportare questo peso per 400 anni. L’unica ragione per cui questa Nazione ha compiuto progressi è stata la persistenza, la pazienza e lo sforzo delle persone di colore. La storia del nostro Paese fin dall’inizio è stata una bugia e continuiamo a farlo anche oggi. Ora dobbiamo essere noi a dire la verità con forza, senza pensare alle conseguenze. Dobbiamo parlare. Non dobbiamo lasciare nulla di intentato”.

 

 

alessandro.passanti@oasport.it

Twitter: @AlePasso

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Foto: Lapresse

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