Sci alpino, Federica Brignone sulle orme del mito Deborah Compagnoni. Il confronto e le prospettive


E’ stata la stessa valtellinese a incoronarla di recente, nelle tante inevitabili interviste rilasciate negli ultimi giorni. Federica Brignone è diventata la prima sciatrice italiana a conquistare la Coppa del Mondo assoluta di sci alpino e ovviamente di questi tempi si scomodano paragoni ‘pesanti’ con la più grande campionessa che questo sport abbia espresso in Italia (e che tale rimane), cioè Deborah Compagnoni.

Legittimo, corretto, inevitabile. Più che un confronto, però, è utile capire come si sono sviluppate le carriere (molto diverse ma con punti in comune) e perché Deborah è così radicata nella mente e nel cuore dei grandi appassionati di sci. In primis perché lei e Alberto Tomba sono stati protagonisti di un’epoca irripetibile per gli sport invernali italiani, fine anni ’80 e per tutti gli anni ’90, epoca che portò l’Italia anche al quarto posto del medagliere assoluto ai Giochi di Lillehammer 1994 (con 7 ori!) e vide il Bel Paese assurgere a forza dirompente anche nello sci di fondo e nel biathlon maschile. Sei sono stati i momenti in cui Deborah Compagnoni e Alberto Tomba si sono imposti in contemporanea, cioè nello stesso giorno, ed è capitato anche ai Giochi di Albertville 1992, quando la valtellinese commosse poi il mondo con quell’urlo straziante in diretta televisiva per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, subita dopo 12 porte, quando sembrava lanciata verso un altro titolo olimpico, in gigante.

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E’ lecito chiedersi come si sarebbe sviluppata la carriera di Deborah Compagnoni senza i troppi infortuni (o anche guai fisici, come un blocco intestinale che le mise a repentaglio la vita nel 1990) che l’hanno condizionata. Va ricordato che la valtellinese, esordiente in Coppa 16enne nel 1986, in Italia, si piazzò già quinta in superG al Sestriere con pettorale superiore al 40 due giorni dopo il primo successo di Alberto, quindi il 29 novembre 1987, e sarebbe stata sicura protagonista già a Calgary ’88 in almeno due specialità (gigante e superG) senza la caduta drammatica nella discesa di Zinal (gennaio ’88) che ne condizionò l’attività agonistica per i due anni successivi, lasciandole sempre problemi al ginocchio destro, in eredità. Deborah ha comunque disputato 3 discese libere in carriera, tutte entro i 18 anni (!) e piazzandosi anche 4a in Val d’Isere. Poi ha abbandonato progressivamente la velocità, prima la libera e quindi (dal 1995) il superG, che pure le aveva regalato il primo oro olimpico (1992) e 2 vittorie in Coppa del Mondo (1992 e 1993, sempre a Morzine). Le annate migliori della valtellinese sono state quelle in cui ha potuto esprimersi al meglio fisicamente perché non più condizionata nella preparazione da infortuni o altre problematiche, fin dall’estate: quindi 1996-1997 (5 vittorie, la prima e l’unica anche in slalom, a Semmering; la Coppa di gigante; il quarto posto nella generale; due titoli iridati in slalom e gigante al Sestriere) e 1997-1998 (con la conquista del terzo oro olimpico a ShigaKogen). Una carriera, come si può notare, particolare: normalmente, basta guardare la speciale classifica delle plurivincitrici in Coppa, chi conquista 3 ori olimpici (per giunta in 3 edizioni diverse, record, e in due specialità), con il corollario di 3 mondiali, vanta come minimo 30-35 vittorie nel circuito maggiore. Per Deborah sono “solo” 16 (primato italiano in ogni caso), poche per una campionessa del suo rango, proprio per i motivi già elencati. Altrimenti a quella cifra saremmo arrivati. La carriera si chiuse poi dopo la stagione dei Mondiali amari di Vail ’99, a soli 28 anni (ma 12 comunque in pista, a livello maggiore). Lecito pensare, pur in un periodo così ricco di talenti come quello degli anni ’90 (Schneider, Wiberg, Kronberger, Merle, Wachter, la povera Maier morta nel 1994, Wolf, Seizinger, Gerg, Ertl, Ginther, Kostner, Fernandez Ochoa fino al 1992) che Deborah sarebbe diventata la prima italiana a conquistare la Coppa generale, prima di Brignone, ma il destino ha voluto così e lei non ha mai rimpianto nulla. Certamente, dopo la Valanga Rosa di Giordani&Co, è stata la prima fuoriclasse assoluta (cioè completa) dello sci femminile italiano. Una pioniera, in un certo senso. Il suo palmares a livello di grandi eventi (3 ori mondiali, 3 ori e 1 argento olimpico) resterà probabilmente ineguagliato in Italia .

Federica Brignone è un talento naturale che ha avuto, come già raccontato, uno sviluppo di carriera anomalo da adolescente, in quanto non totalmente dedicato allo sci almeno fino ai 15 anni, almeno non d’estate. Certo, nella stagione 2009-2010, a 19 anni, la figlia d’arte centrò il primo podio in Coppa alla quinta gara nel circuito, e poi fu subito 4a ad Are a pochi centesimi dal primo posto e 4a a Lienz, facendo sperare in un’imminente vittoria, che invece arriverà solo 6 anni più tardi (dopo un argento mondiale per 9 centesimi, a Garmisch 2011, in gigante, una vittoria “buttata” tra le porte larghe a Soelden, sempre 2011) e una stagione quasi interamente saltata per un problema alla caviglia destra (2012-2013). Evidentemente non era ancora pronta per trionfare. Dal 2015, invece, si è presa la maggior parte dei suoi successi: 15 vittorie in Coppa in tre discipline diverse, 30 podi su 39 (Compagnoni è a 44, Kostner a 51), un bronzo olimpico, la Coppa generale e due di specialità (gigante, come Deborah, e combinata). Rispetto a Compagnoni, è stata capace di imporsi in combinata e salire sul podio in discesa, di ottenere più podi in una stagione (11), mentre Deborah ha saputo vincere in slalom (con il corollario di diversi piazzamenti nelle 3) e detiene il record mondiale di 8 successi consecutivi in gigante (9 con il Mondiale, in mezzo) a cavallo di due annate, 1997-1998, primato che resisterà ancora a lungo. Certo, la Coppa generale ha un peso specifico non indifferente: sull’arco di 40 gare (30 quest’anno), in due continenti, in sei specialità diverse, su piste e nevi diverse, non c’è dubbio che offra il quadro completo sulle migliori sciatrici al mondo in quella singola annata.

La differenza enorme rimane legata ai grandi eventi, ovviamente: a Federica manca ancora un trionfo ‘pesante’ mondiale o olimpico, mentre Compagnoni ne vanta sei. Impossibile pensare di raggiungerla avendo Brignone 29 anni, ma da qui al 2022 la valdostana avrà disposizione due rassegne in cui raccogliere il più possibile, Cortina 2021 e Pechino 2022, soprattutto perché ha chance in quattro specialità (gigante, discesa, superG, combinata). Il suo nome nell’albo d’oro di Mondiali o Olimpiadi farebbe fare solo una gran figura alla classifica stessa.

Da notare che nessuna italiana negli sport invernali della neve, né Belmondo, né Di Centa, né Paruzzi, né Wierer, né le sciatrici, ha per ora ‘completato’ il Grande Slam, vale a dire la capacità di conquistare oro mondiale, olimpico e Coppa del Mondo in un carriera. Chi diventerà la prima azzurra a riuscirci dopo Arianna Fontana, nelle discipline del ghiaccio?

Auguri.

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gianmario.bonzi@gmail.com

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Foto: Pentaphoto.

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