Pallavolo, al momento niente professionismo al femminile: “Scelta molto dubbiosa”



Ieri la notizia che la commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge di bilancio 2020 che prevede l’estensione alle donne “delle tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo”, cioè il professionismo. Oggi sono arrivati i primi dubbi: a parlare, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, sono il numero 1 della lega di pallavolo femminile Mauro Fabris ed il presidente della Federazione, Bruno Cattaneo.

Mauro Fabris: “L’approvazione avvenuta ieri in Commissione Bilancio al Senato dell’emendamento alla Legge di Bilancio che apre al professionismo per le atlete italiane, introducendo uno sgravio contributivo del 100% per tre anni e innovando l’obsoleta legge del 1981, rappresenta certamente un passaggio importante e un’opportunità che accogliamo positivamente. Per quanto ci riguarda, rappresenta il riconoscimento che la pallavolo femminile è approdata a livelli di eccellenza tali da poter definirvi una figura professionale qual è, oggi, quella della pallavolista professionista. Con le nostre società e la Federazione dovremmo fare una seria riflessione sulla questione. È del tutto evidente che un salto tout court dalla situazione attuale al professionismo avrebbe un impatto enorme sui costi di gestione delle società. Il tesoretto di 8 milioni in tre anni per la deducibilità fiscale, previsto dalla norma approvata, è limitatamente incentivante. Riconosciamo comunque un grande merito al senatore Nannicini che l’ha proposto. Ma non a caso, in epoca recente, quando la Lega femminile e io personalmente fummo coinvolti dall’ex sottosegretario Giorgetti al tavolo di lavoro per fornire contributi e proposte nell’ambito riforma della disciplina del lavoro sportivo, avanzammo la proposta di introdurre una figura nuova, che superasse lo schematismo dilettante-professionista. Questo tenuto conto che la dimensione economica dell’attività svolta dalle pallavoliste non consente, in molti casi, l’esercizio esclusivo dello sport come unica attività lavorativa. Proponemmo perciò per le pallavoliste l’introduzione di una fattispecie contrattuale “nuova” nell’ambito della legislazione lavoristica, a metà tra il dilettantismo e il professionismo, con un peculiare inquadramento contributivo per salvaguardare il saldo complessivo degli oneri a carico dei club”. 

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Bruno Cattaneo: “Non credo proprio che porteremo il volley femminile al professionismo perché vorrebbe dire aderire alla legge 91, che mi pare abbia mostrato molti problemi non solo nel calcio, in quanto poche sono le società che riescono a resistere dal punto di vista economico. Ovviamente dovremo confrontarci, ma non penso che questo sia il passaggio che la pallavolo si aspetta. Anche se lo dice il presidente di una federazione molto femminile… È chiaro che il governo ha fornito una opportunità per lo sport, ma non può essere una imposizione, ma appunto solo una scelta che viene concessa. Sulla quale ripeto sono molto più che dubbioso”.

gianluca.bruno@oasport.it

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Foto: FIVB

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