Nuoto, ISL 2019, Budapest. Week end “australiano” alla Duna Arena. Gli Aussie fanno grandi i London Roar e prendono la mira per Tokyo

Due giorni all’insegna dell’Australia che esce trionfatrice dal fine settimana della ISL di Budapest. Un record del mondo, alcune prestazioni di livello straordinario, il ritorno alla vittoria di Kyle Chalmers e Cate Campbell, la crescita generalizzata di un movimento, quello australiano, che sta prendendo, in assenza di grandi manifestazioni invernali, la mira per l’appuntamento più importante del 2020 e del quadriennio, le Olimpiadi di Tokyo.

Minna Atherton ha marchiato a fuoco la tappa ungherese di Coppa con un record storico: l’australiana è la prima donna ad essere scesa sotto i 55″ nei 100 dorso in vasca corta e la volata in una disciplina che promette scintille è lanciata. Neanche il tempo di salire sul triono mondiale, che la baby statunitense Regan Smith è già assediata dalle possibili pretendenti al trono olimpico: Atherton è una di queste e la due giorni di Budapest (record del mondo dei 100 e secondo crono all time nei 200) lo ha confermato.

Gli altri nomi di spicco della quarta tappa della International Swimming League arrivano tutti, o quasi, dall’Australia: Kyle Chalmers che dopo averle prese di santa ragione sabato da Morozov sui 50, ieri si è scatenato sia sui 100 che nella skin race infliggendo una doppia sconfitta al russo, Emma McKeon, strepistosa nei 100 farfalla, con il miglior tempo stagionale e vincente anche nei 100 e nei 200 stile libero e Cate Campbell che, nei 100 stile, ha toccato simultaneamente alla compagna McKeon con una rimonta nel finale che lascia ben sperare per il futuro della controversa campionessa australiana.

Il resto del mondo ha contribuito a rendere quella di Budapest la tappa sicuramente più spettacolare e più ricca di risultati di spicco delle quattro fin qui disputate nella ISL: dal brasiliano Guido dominatore del dorso al maschile, al capitano del London Roar Adam Peaty che, nella fugace apparizione in corta (non disputerà gli Europei in casa a Glasgow), ha vinto 50 e 100, alla giamaicana Alia Atkinson che, quando si gareggia in corta, trova sempre il modo di mettersi in luce, fino ad arrivare ai gioielli di casa, Hosszu, Milak, Szabo che hanno trovato il modo per esaltare il pubblico di Budapest.

La strada, però, è quella di sempre e il cambiamento sempre meno marcato. Al pubblico interessa il record, il tempo di altissimo livello, mentre frega oggettivamente il giusto se a vincere sono i London Roar o i New York Breakers: per il momento il nuovo che avanza assomiglia ancora troppo al vecchio che apparentemente ristagna. Il nuoto nasce con il cronometro in mano e come sport individuale e l’impressione è che continuerà ad essere così ancora per tanto tempo.

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Foto Gian Mattia D’Alberto Lapresse

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