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Boxe, Clemente Russo: “Inseguo le Olimpiadi 2020, per entrare nella storia. Voglio essere il portabandiera dell’Italia a Tokyo”



Clemente Russo si è reso protagonista di una bella vittoria contro il promettente tedesco Deroy Boy in un match disputato nella nuova palestra nata nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere (in provincia di Caserta), il 37enne non si nasconde come ha raccontato alla Gazzetta dello Sport: “Il sogno sarebbe quello di centrare a Tokyo 2020 la quinta Olimpiade, un traguardo che mai nessun pugile ha raggiunto nei secoli dei secoli“.

Il campano punta a entrare nella storia del pugilato e per farlo si sta allenamento duramente con Vasiliy Filimonov, il maestro sotto la cui guida vinse il titolo mondiale nel 2007 e l’argento alle Olimpiadi di Pechino 2008: “Mia moglie Laura l’ha trovato e l’ha convinto ad allenarmi di nuovo. In pratica l’ho ingaggiato per inseguire il sogno dei Giochi di Tokyo e in quattro mesi è cambiato tutto. Ho ritrovato movimenti che avevo perduto nel tempo. Chi mi guarda vede che la mia boxe è migliorata. Non è certo quella di uno a fine carriera. Non ho mai perso quella che noi chiamiamo cazzimm. In tanti mi hanno criticato per le esperienze in tv e al cinema ma ogni volta che sono sceso da un palcoscenico sono sempre risalito sul ring sudando e vincendo. Ora mi sento pronto ad affrontare questa sfida. A settembre, in Siberia, ci saranno i Mondiali e per essere sicuri del pass olimpico bisognerà arrivare sul podio. Non sarà per nulla facile con gente fortissima: russi, cubani, kazaki“.

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Clemente Russo è dunque certo che la boxe sarà presente alla prossima rassegna a cinque cerchi (la conferma ufficiale deve ancora arrivare) e spiega le ultime novità: “Ora ho ripreso sulla distanza dei tre round e non è stato semplice. Perché su cinque riprese ti muovi in un certo modo ma su tre conta anche l’atletismo che può lasciare nell’occhio del giudice una sensazione errata. Mi spiego meglio: ormai mi ritrovo davanti avversari di 10-15 anni in meno che saltellano e si muovono tantissimo sul ring, questo può portare ad avere assegnato un round per lo stile ma non per i colpi portati. Questo è un problema di più ma mi sto preparando a tutto. Ogni mattina alle 6 vado a cavalcare e poi, anche se svolgo altre attività, in macchina porto sempre il borsone e appena sono a tiro di una palestra salgo sul ring con ancora più gioia di tirar pugni rispetto a vent’anni fa“.

E poi chiude con un altro sogno: “Se riesco a qualificarmi a Tokyo credo che potrò chiedere al Presidente Giovanni Malagò l’onore di essere il portabandiera italiano in Giappone. Me lo meriterei“.

 

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Foto: WSB

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