Sci alpino, Discesa Kitzbuehel 2019: la Streif ai raggi X. La pista regina che rende immortali


La Streif. Basta solamente il nome per capire di cosa stiamo parlando: la pista da discesa libera più bella, iconica, affascinante e dura di tutto il Circo BiancoSu questi pendii si è scritta la storia dello sci alpino. Qui hanno vinto solo i migliori, i più coraggiosi, i “Re della discesa libera”. E chi ci riesce viene immortalato con il proprio nome sulle cabine della funivia, per rimanere immortale nei secoli.

Kitzbuhel è pronta per il suo sabato di festa. Gli atleti saranno impegnati nella gara più attesa dell’anno, sulla pista sulla quale si corre sin dal lontano 1931 con il trofeo denominato “Hahnenkamm”. Andiamo, quindi, a conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche della Streif, con i suoi muri, le sue picchiate, i suoi punti da cuore in gola e le sue velocità che fanno tremare i polsi.

Se Wengen misura quasi quattro chilometri e mezzo, la pista di Kitzbuhel è di “soli” 3312 metri e non parte da altezze particolarmente elevate. Il cancelletto di partenza, infatti, è posizionato sui 1665 metri (l’arrivo è a 805 per un totale di 860 metri di dislivello) e, statene certi, le difficoltà iniziano sin da subito per gli uomini-jet. Dopo un primo tratto nel quale si va in picchiata, e una prima curva sulla sinistra, si arriva alla temibile Mausefalle (trappola per topi), un salto da oltre 70 metri nel quale si deve essere perfetti viste le pendenze che viaggiano attorno all’80%.

Superata la Mausefalle si arriva alla Steilhang, una curva difficilissima, sia perché sono sostanzialmente due curve raccordate sulla destra, sia perché è in contro-pendenza. La linea, in questo caso, è decisiva. Finire bassi, infatti, può far perdere metri e decimi preziosi. Come se non bastasse, questa curva anticipa il Buckenschuss, una lunghissima stradina in falso-piano nella quale bisogna arrivare alla velocità più alta possibile.

Alla sua uscita si entra in un tratto con diverse curve secche, alternate a tratti di scorrimento che anticipano il settore conclusivo e, spesso, decisivo dell’intera gara. Si arriva, infatti, alla leggendaria Hausbergkante, una curva in diagonale in fortissima pendenza, nella quale riuscire a rimanere alti di traiettoria (oltre che essere una sfida contro le leggi della fisica) permette, o meno, di poter vincere la gara.

Superato questo ostacolo, infatti, si imbocca lo Zielschuss il tratto conclusivo nel quale si passano i 145kmh e che porta al traguardo, laddove Kristian Ghedina fece la sua celebre “spaccata” volando sull’ultimo salto.

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alessandro.passanti@oasport.it

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Foto: sci alpino-dominik paris-cristiano barni shutterstock

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