Pagellone 2018, i voti allo sport italiano: golf mai così bene, rivelazioni tennis e vela. Atletica e calcio: non ci siamo

The Italian Air Force aerobatic unit Frecce Tricolori (Tricolor Arrows) performs during the FIS Alpine World Cup Men Giant Slalom on December 16, 2018 in Alta Badia, Italian Alps. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)


IL PAGELLONE 2018 DELLO SPORT ITALIANO

Atletica, 5 – La Regina degli sport è sempre malata in casa Italia anche se si sono visti degli sprazzi di salute, soprattutto a livello prestazionale: il 9.99 di Filippo Tortui sui 100 metri (primo italiano capace di abbattere il muro dei 10 secondi sulla distanza simbolo) e il 2.02 saltato da Elena Vallortigara sono indubbiamente risultati di lusso che verranno ricordati nei prossimi anni. Al momento di raccogliere le medaglie, però, qualcosa è mancato: agli Europei di Berlino il brianzolo si è fermato al quinto posto (10.08) mentre la veneta è stata eliminata in qualificazione.
La rassegna continentale ci ha comunque regalato quattro medaglie di bronzo (senza contare gli allori delle prove a squadre di Maratona): bellissimi i risultati di Yeman Crippa sui 10000 metri, di Yohanes Chiappinelli sui 3000 siepi, di Yassine Rachik sui 42 km (inatteso) e di Antonella Palmisano nella marcia ma la strada per risalire la china è ancora davvero molto lunga, siamo riusciti a rimanere parzialmente a galla in un contesto mediamente competitivo ma a livello mondiale siamo ancora un piccolo pallino.
Per il futuro ci affideremo a Gianmarco Tamberi ormai ripresosi dopo l’infortunio, speriamo che Tortu migliori ancora, che la Palmisano resti sempre ai vertici nel tacco-punta ma non ci sono molti nomi su cui puntare per l’immediato futuro. Rimandati ai Mondiali di Doha sperando di non rivivere lo zero totale dell’ultima rassegna iridata.

Badminton, 5 – Lo stesso voto della passata stagione. Il #ProgettoGiovani #duemila20e24 della Federazione inizia a dare frutti, inoltre è arrivata la prima storica medaglia di bronzo ai Giochi del Mediterraneo, conquistata da Kevin Strobl e Lukas Osele. Oltre a questo importante risultato però, poco di più, il confronto con le altre superpotenze europee e mondiali è impietoso. Ne è testimonianza la recente uscita di massa del contingente azzurro nel primo turno degli Internazionali d’Italia.

Baseball, 7 – La stagione del baseball italiano si divide fondamentalmente in due tronconi. Nel primo, quello legato ai club, vanno registrate le prestazioni di primo livello di Rimini e Bologna in European Champions Cup, anche se il Neptunus di Rotterdam ancora impedisce che un club italiano torni sul trono d’Europa, cosa che non accade dal 2013. Per quanto riguarda la Nazionale, invece, i due eventi principali sono stati l’Haarlem Week in estate e il Super 6 a fine settembre. Se il primo ha visto gli azzurri comportarsi discretamente, battendo Cuba per la prima volta, ma (con una certa sfortuna, va detto) non andando al di là del quinto posto, il secondo ha dato agli azzurri la delusione della sconfitta tirata con l’Olanda, la gioia della vittoria in una partita offensivamente divertente con la Repubblica Ceca, infine il secondo posto a causa della poca voglia di star fermo nel cielo di Giove Pluvio. Nel frattempo si affiancano nuovi nomi a quelli già noti: da Chris Colabello ad Alex Liddi, fino ad Aldo Koutsoyanopulos, la lista delle generazioni si tiene insieme e s’allunga.

Softball, 8 – Per le azzurre questa è stata davvero una bella stagione. Non si parla soltanto dei tornei continentali giovanili, in cui l’Italia ha più volte fatto la voce grossa, ma anche dei Mondiali in Giappone dell’estate da poco trascorsa. Le azzurre hanno pagato subito il fatto di dover esordire con le padrone di casa, ma si sono poi trovate a reggere l’urto di due partite potenzialmente da eliminazione, quindi, dopo una serie di peripezie meteorologiche, hanno sconfitto la Cina e strappato il pass per i turni di playoff. Lì le ha fermate il Messico, ma non prima di una battaglia totale, finita agli extra inning, ma ciò nulla toglie al settimo posto conquistato da un gruppo che ha anche molti margini di miglioramento: accanto alle Cecchetti si sta formando la squadra del domani, da Laura Vigna in giù. L’Italia avrebbe meritato qualcosa di più anche nel Super 6, ma la mancata disputa della finale per pioggia incessante lo rende il torneo dei se e dei ma. Soddisfazioni anche dai club, con Bussolengo e Bollate in grado di vincere rispettivamente la European Premiere Cup e la European Cup Winners Cup (che poi è la Coppa delle Coppe).

Golf, 10 – Un nome domina la scena del golf azzurro del 2018. La sua figura viene da Torino, il suo nome è Francesco Molinari. Questo è stato davvero il suo anno, con tre vittorie una più importante dell’altra: il BMW PGA Championship a maggio, il Quicken Loans National sul PGA Tour, e infine il torneo più ambito di tutti sul suolo europeo, il primo Major della storia d’Italia nel golf, l’Open Championship che quest’anno ha fatto tappa a Carnoustie, in Scozia. Tutto questo senza dimenticare la Ryder Cup, in cui è diventato grandissimo protagonista prima assieme a Tommy Fleetwood e poi da solo, vincendo tutti e cinque gli incontri. Aggiungiamoci il numero 5 del mondo raggiunto, la classifica della Race to Dubai vinta: non serve aggiungere altro.
Dietro a Molinari c’è anche qualche altra buona notizia: la scalata di Andrea Pavan, ormai a suo agio tra i migliori del tour europeo, brillante vincitore in Repubblica Ceca e ormai prossimo a entrare nei primi cento della classifica mondiale, ma anche il mantenimento su buoni livelli di Renato Paratore, che è leggermente sceso, ma ha tutto il tempo per riproporsi più in alto. Con l’ingresso nel tour europeo di Filippo Bergamaschi e Guido Migliozzi, resta una sola cosa da fare: ritrovare Matteo Manassero. Il tempo c’è ancora.

Beach volley, 6.5 – Il 2018 è stato un anno di passaggio per il beach volley italiano ma non privo di soddisfazioni e cambiamenti. La prima cosa che salta all’occhio è la sfortuna che ha colpito Alex Ranghieri prima e Daniele Lupo poi sotto forma di infortuni, che hanno condizionato la stagione delle due coppie di punta del beach italiano. Lupo/Nicolai hanno comunque portato a casa due podi di prestigio a Fort Lauderdale e Gstaad, in due dei più importanti tornei a livello mondiale, regalando all’Italia risultati di grande prestigio. Rossi e Caminati si sono ben comportati in base alle loro potenzialità, chiudendo settimi ad Huntington Beach. Per tutti il momento più deludente è stato il campionato Europeo.
In campo femminile il rientro di Viktoria Orsi Toth ha regalato vigore ad un settore, quello femminile, in forte difficoltà negli ultimi due anni. Orsi Toth e Menegatti sono tornate subito alla vittoria ad Agadir ed hanno ottenuto altri ottimi risultati che le hanno già qualificate per il torneo pre-olimpico in programma a settembre 2019 in Cina. Qualcosa si è mosso anche alle spalle della coppia di punta con Scampoli/Zuccarelli in finale nel 2 stelle cinese e Ferraris/Michieletto vincitrici a Samsun in Turchia.
Buoni risultati anche a livello giovanile con l’argento di Bertozzi/Scampoli alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires e diversi buonissimi piazzamenti nei vari europei di categoria. Tutto sommato un anno più che sufficiente con tante prospettive in vista del biennio olimpico.

Calcio maschile, 5 – Scrivere 13 novembre 2017 nel motore di ricerca riporta alla mente quello sconfortante 0-0 da dove tutto ebbe inizio: la Nazionale italiana di calcio, che da 60 anni non mancava la partecipazione alla fase finale dei Mondiali, costretta ad alzare bandiera bianca al cospetto di una modesta ma combattiva Svezia. Un giorno infausto, cartina di tornasole delle criticità di un movimento in precarietà da tutti i punti di vista. Dopo mesi di commissariamento la Figc ha un suo presidente, ovvero Gabriele Gravina, che ha esposto il suo programma di rilancio ma siamo ancora piuttosto indietro. Roberto Mancini, nuovo tecnico della selezione nostrana, si è ritrovato a dover rimettere insieme i cocci lasciati da Gian Piero Ventura, faticando non poco a dare un’identità alla sua squadra e rischiando anche la retrocessione nella lega B della Nations League 2019, nuovo torneo promosso dalla UEFA con riscontri più che positivi. Solo nelle ultime uscite l’Italia pare aver trovato una quadratura ma le problematiche relative ad uno scarso utilizzo di italiani nel campionato sono sempre all’ordine del giorno: da un alto i club del nostro Paese prediligono l’investimento estero secondo una visione da “usato sicuro” e dall’altro i giovani faticano ad emergere per oggettive carenze tecniche. Le cause sono direttamente connesse alle difficoltà di modernizzazione di un sistema che salvo rare eccezioni fatica ad adeguarsi agli standard europei.
Le conseguenze sono riscontrabili sul campo anche nelle competizioni per club. Nella stagione 2017-2018 Juventus e Roma hanno rappresentato degnamente il nostro campionato in Champions League ma di fatto il nostro digiuno da vittorie nella massima competizione continentale dura da 8 anni. Va ancora peggio in Europa League che, con questa denominazione, una squadra italiana non ha mai vinto. Di fatto bisogna andare al lontano 1999 quando il Parma di Alberto Malesani si impose 3-0 a Mosca contro l’Olympique Marsiglia.
Criticità presenti anche nella gestione della Nazionale Under21 di Luigi Di Biagio, in affanno nelle amichevoli funzionali alla preparazione in vista degli Europei di categoria che si svolgeranno in Italia e a San Marino dal 16 al 30 giugno 2019. Un torneo importante che assegnerà i pass per le Olimpiadi di Tokyo 2020 (destinati alle semifinaliste). Le recenti sconfitte contro il Belgio e la Germania alimentano i dubbi sulla gestione tecnica e sulla qualità del nostro materiale umano.

Calcio femminile, 8 – 20 anni di attesa, 20 anni di dubbi e perplessità. La Nazionale italiana di calcio femminile ritrova i Mondiali dopo un lungo digiuno e lo ha fatto grazie ad un percorso grandioso nelle qualificazioni: 7 vittorie e 1 sconfitta con 19 reti siglate ad appena 4 subite. Un riscontro non frutto del caso, costruito con grande sagacia ed impegno dal CT Milena Bertolini. La cultura dei piccoli passi è stata l’arma vincente di una compagine cresciuta partita dopo partita e suggellata dal trionfo dell’8 giugno all’Artemio Franchi di Firenze dove le azzurre si sono imposte con un perentorio 3-0 sul Portogallo, frutto delle reti di Cristiana Girelli, Cecilia Salvai e di Barbara Bonansea. Bello vedere uno stadio così importante onorare l’impresa delle ragazze di Bertolini.
Una squadra costruita sui grandi blocchi del nostro campionato: Juventus, Brescia diventato poi Milan, per via della cessione del titolo sportivo alla società rossonera, e Fiorentina. Il tecnico nostrano ha saputo ben amalgamare le ragazze e spinte da alcune giocatrici simbolo come le citate Girelli (7 reti nelle qualificazioni) e Bonansea (3 marcature nelle qualificazioni). Le nostre portacolori, infatti, hanno fatto vedere progressi anche in alcune amichevoli prestigiose: la vittoria contro la Svezia argento olimpico e il pari (1-1) contro la Francia in trasferta parlano chiaro. Va considerato anche il secondo posto nella Cyprus Cup 2018, torneo nel quale mai si era ottenuto un riscontro simile. Pertanto, nei prossimi Mondiali in Francia (7 giugno-7 luglio 2019) l’Italia, inserita nel medesimo raggruppamento di Brasile, Australia e Giamaica, può puntare a fare grandi cose.

Canoa velocità, 6 – Il 7.5 della scorsa annata è solo un vago ricordo. Quello italiano è un movimento fondato su Carlo Tacchini, e purtroppo il verbanese è arrivato fuori forma ai Mondiali. Il bronzo del C4 500, specialità non olimpica, non può bastare. Il cambio alla direzione tecnica, con l’arrivo di Oreste Perri, deve dare una scossa all’ambiente, alla vigilia della stagione più importante, con i primi pass olimpici da assegnare.

Canoa slalom, 5,5 – Stagione non sufficiente per il movimento azzurro, che ha chiuso senza medaglie i Mondiali di Rio de Janeiro (escludendo le gare Extreme). Gli unici due azzurri in finale sono stati nel kayak Stefanie Horn e Giovanni De Gennaro, che hanno ottenuto anche i migliori risultati in Coppa del Mondo: il terzo posto di Horn a Cracovia e la vittoria di De Gennaro alle Finali di La Seu d’Urgell. Il resto della squadra azzurra è stato invece sottotono, con particolare difficoltà nella canadese, specialità in cui facciamo ancora molta fatica a raggiungere i vertici. Bisogna poi aggiungere anche la prova da dimenticare degli Europei, con solo De Gennaro in finale. A compensare i risultati negativi c’è però la buona prestazione dell’Italia ai Mondiali Junior e Under23 di Ivrea, con sette medaglie conquistate, un segnale positivo per il futuro.

Canottaggio, 8,5 – Non è il 10 della scorsa stagione, ma il remo azzurro è anche per il 2018 uno dei fiori all’occhiello dello sport italiano. Purtroppo per infortuni vari si è dissolta la coppia Lodo-Vicino, ma nel 2019 li ritroveremo. Bellissima però la stagione del Cavalieri delle Acque, culminata con l’oro iridato: Mondelli, Panizza, Rambaldi e Gentili hanno dato nuovamente lustro ad un’imbarcazione, il 4 di coppia, che da troppo tempo non tagliava per prima il traguardo. Da sottolineare però che il talentuoso Lodo ha trascinato all’argento il quattro senza.

Ciclismo su strada, 7 – Sono le punte a portare in alto l’Italia. Su tutti Elia Viviani e Vincenzo Nibali: due stelle che ogni nazione può invidiarci. La stagione del velocista di Isola della Scala, passato alla Quick-Step Floors, è davvero devastante, la migliore della carriera: 18 vittorie, tante delle quali di qualità altissima (tra Giro d’Italia e Vuelta di Spagna, oltre al mostruoso titolo tricolore). È diventato il miglior sprinter del World Tour, ma è cresciuto tanto anche sulle lunghe distanza e sulle pendenze non estreme. Può puntare ad una Classica Monumento come la Milano-Sanremo. Lo Squalo ha iniziato al meglio trionfando nella Classicissima, poi però la sfortuna l’ha fermato sull’Alpe d’Huez al Tour de France, quando sembrava pronto a puntare al podio. L’orgoglio del siciliano è servito a ritornare al top sul finale di stagione, quando ha sfiorato il successo al Giro di Lombardia. Il terzo protagonista della stagione italiana è Matteo Trentin che, pur non trovando la gamba perfetta a causa di qualche infortunio, a Glasgow in estate si è laureato campione d’Europa al termine di una gara dominata dalla Nazionale di Davide Cassani. Purtroppo nelle grandi corse a tappe sono mancati i risultati a livello di classifica generale, considerando soprattutto la crisi di Fabio Aru, per mesi alla ricerca della condizione migliore. Da sottolineare la prova di Gianni Moscon al Mondiale di Innsbruck: il trentino è pronto al definitivo salto di qualità. Tra le donne da sottolineare l’impresa della veterana Tatiana Guderzo, abile a conquistare uno strepitoso bronzo iridato in Austria. Spettacolare anche la prova di squadra in quel di Glasgow che ha portato alla volata vincente di una rediviva Marta Bastianelli, pronta a vivere una nuova carriera da velocista. Tanti piazzamenti, ma sono mancate le vittorie per Elisa Longo Borghini.

Ciclismo su pista, 7,5 – Il percorso olimpico verso Tokyo 2020 procede al meglio, con l’Italia che si è confermata ai vertici conquistando sei medaglie ai Mondiali di Apeldoorn e cinque agli Europei di Glasgow. Le prestazioni migliori complessivamente sono arrivate anche in questa stagione nell’inseguimento, dove i quartetti azzurri sono ormai stabilmente in lotta per il podio. Nelle specialità olimpiche Elia Viviani è poi tornato protagonista nell’omnium con l’argento continentale, mentre Letizia Paternoster ha fatto il definitivo salto di qualità prendendosi il bronzo. Nelle altre prove da sottolineare invece il secondo titolo iridato nell’inseguimento individuale per Filippo Ganna e l’oro agli Europei di Maria Giulia Confalonieri nella corsa a punti. Bene anche il settore giovanile con quattro ori ai Mondiali Junior di Aigle arrivati però tutti in ambito femminile, a mostrare come ci sia ancora da lavorare molto nel vivaio maschile, che resta inferiore. L’altro punto dolente rimane quello delle gare veloci in cui l’Italia resta lontana dalle potenze mondiali, pur con Miriam Vece in crescita.

Mountain bike, 8 – Una grande stagione, che potrebbe rappresentare la svolta decisiva in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020. L’Italia è tornata infatti ai vertici nella disciplina olimpica del cross country con risultati di grande livello. Il protagonista assoluto quest’anno è stato Gerhard Kerschbaumer, che dopo aver centrato quattro podi in Coppa del Mondo, tra cui la vittoria a Vallnord, ha conquistato una splendida medaglia d’argento ai Mondiali di Lenzerheide, confermandosi tra i più forti biker del mondo. La medaglia d’argento è arrivata anche agli Europei, grazie a Luca Braidot, anche lui autore del definitivo salto di qualità in questa stagione. Azzurri brillanti anche a livello giovanile, con Marika Tovo che si è confermata una punta per il futuro del nostro movimento conquistando tra le Under23 il bronzo ai Mondiali e l’argento agli Europei, stessa medaglia ottenuta da Simone Avondetto tra gli Junior.

Bmx, 4 – Un anno dopo, la situazione non è sostanzialmente cambiata e l’Italia nella BMX resta ancora lontanissima dai vertici. AI Mondiali nessun azzurro ha superato le qualificazioni, mentre agli Europei ci è riuscito solo Martti Sciortino, uscito poi subito agli ottavi. Il movimento giovanile annovera comunque nella rassegna iridata la semifinale di Giacomo Gargaglia tra gli Junior e l’argento nei Challenge 15/16 anni di Tommaso Gasparoli. Infine c’è stato qualche passo in avanti nella nuova disciplina olimpica della BMX Freestyle, con la Federazione che ha organizzato il primo Campionato Italiano, vinto da Alessandro Barbero che ha raggiunto la semifinale ai Mondiali.

Ginnastica artistica, 6,5 – La stagione del futuro. Passerà alla storia in questo modo il 2018 dell’artistica italiana, i migliori risultati sono stati ottenuti nelle competizioni giovanili dove i nostri elementi hanno messo in mostra tutto il loro valore e hanno lasciato intravedere delle qualità importanti in vista delle competizioni internazionali di prima fascia. Le juniores hanno letteralmente dominato gli Europei di categoria a Glasgow, l’oro con la squadra è un gioiello di rara bellezza arrivato per merito della bravura di Giorgia Villa, Asia e Alice D’Amato, Elisa Iorio, Alessia Federici.
La classe 2003 ha un futuro roseo davanti a sé, nel 2019 passerà tra le seniores e può fare sognare in grande: la nostra Nazionale non fa mistero di voler puntare a una medaglia pesante ai Mondiali e alle Olimpiadi di Tokyo 2020 anche se la strada è molto lunga. L’apoteosi di Glasgow è un semplice trampolino di lancio, come un punto di partenza devono essere i trionfi di Giorgia Villa: Campionessa d’Europa all-around e Campionessa Olimpica Giovanile, tra le under 16 è stata letteralmente imprendibile e ora la aspettiamo tra le grandi. Brillano anche i ragazzi trascinati da Nicolò Mozzato (oro sul giro completo nella rassegna continentale juniores), segno di un movimento che sta cercando di risollevarsi dopo lo smacco della mancata qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016.
L’uomo dell’anno è indubbiamente Marco Lodadio, capace di conquistare una storica medaglia di bronzo agli anelli ai Mondiali: l’Italia non saliva sul podio iridato al maschile da ben otto anni, il laziale ha compiuto un’autentica impresa frutto di una crescita costante e graduale, abbiamo trovato una carta da medaglia anche in vista dei Giochi e dovremo tenercela stretta. Al femminile show delle giovani mentre tra le grandi abbiamo fatto un po’ di fatica frutto di tanti infortuni e di un mini buco generazionale: Vanessa Ferrari è ancora ai box, altre veterane non si sono praticamente viste, Lara Mori (trionfatrice ai Giochi del Mediterraneo) e altri elementi hanno stretto i denti per farci fare bella figura, obiettivo sempre riuscito tra Europei e Mondiali. Le due squadre seniores hanno svolto il proprio compito durante la rassegna iridata, il prossimo anno si andrà a caccia del pass olimpico per i quartetti.

Ginnastica ritmica, 8 – Le Farfalle non deludono mai, sono una garanzia dello sport italiano e anche ai Mondiali hanno fatto saltare il banco con grazia, eleganza, caparbietà, maestria, leggiadria e capacità di eseguire degli esercizi sopra la norma. Le ragazze di Emanuela Maccarani hanno ribadito ancora una volta la loro caratura internazionale, mettendo in mostra delle esibizioni straordinarie che toccano il cuore per complessità e ritmicità, capacità di lasciare stupefatti e di attirare l’attenzione.
Alessia Maurelli e compagne hanno conquistato una strepitosa medaglia d’argento nel concorso generale ai Mondiali, staccando con largo anticipo la qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo 2020: la nostra formazione si è dovuta inchinare solo al cospetto della solita Russia, la speranza è che la musica possa cambiare in futuro anche se lo strapotere della corazzata non sembra mai poter essere scalfito. Non vanno dimenticati l’oro con le 3 palle/2 funi e il bronzo con i cinque cerchi anche se le specialità non sono prove olimpiche.
L’Italia è poi esplosa definitivamente tra le individualiste: Milena Baldassarri e Alexandra Agiurgiuculese hanno ottenuto i migliori risultati della nostra storia ai Mondiali. La friulana di origini rumene si è messa al collo la medaglia di bronzo alla palla, riportandoci su un podio iridato dopo 27 anni, la romagnola ha giganteggiato con il nastro e ha festeggiato con un super argento (miglior metallo di tutti i tempi per un’azzurra). Se riusciranno a essere continue in tutte le specialità allora potrebbero anche lottare per una medaglia all-around alle Olimpiadi (unica prova a cinque cerchi).

Hockey prato, 7 – Movimento generale in nettissima crescita dopo anni nei quali sono mancati i risultati, sia tra gli uomini che tra le donne. Al femminile, con la Nazionale di Roberto Carta, ovviamente le prestazioni più rilevanti. Le azzurre sono andate a giocarsi la Coppa del Mondo in quel di Londra e non hanno sfigurato, anzi, sono riuscite addirittura a giocarsi uno storico ottavo di finale. La crescita è esponenziale: l’obiettivo qualificazione olimpica non è mai stato così vicino. Roberto Da Gai ha portato idee nuove nella Nazionale maschile e soprattutto l’età media della rosa continua ad abbassarsi sempre di più. A Gniezno il passaggio del turno nelle Hockey Series, obiettivo massimo raggiungibile in questa stagione.

Judo, 5,5 – L’Italia chiude l’annata con nessun atleta tra i primi venti del ranking mondiale nelle 14 categorie olimpiche, a testimonianza di una grande difficoltà ad ottenere risultati di prestigio nei tornei più competitivi come Mondiali e Grand Slam. La rassegna iridata assoluta di Baku è stata fallimentare per i colori azzurri, con il campione olimpico Fabio Basile (che ha di fatto chiuso la stagione agonistica in anticipo per partecipare al reality televisivo del Grande Fratello Vip) eliminato al primo turno e nessuno in grado di raggiungere i quarti di finale. I risultati complessivi sono stati però parzialmente influenzati da diversi infortuni di lungo corso che hanno condizionato in negativo la stagione di alcune punte del movimento come Matteo Marconcini, Odette Giuffrida ed Elios Manzi. Dopo aver raggiunto il punto più basso della stagione durante i Mondiali assoluti, gli azzurri si sono rialzati raccogliendo diversi risultati incoraggianti nei vari tornei del circuito maggiore, tra cui la strepitosa vittoria di Odette Giuffrida nel Grand Slam di Abu Dhabi (prendendosi la rivincita sulla kosovara Kelmendi nella riedizione della finale olimpica di Rio), il terzo posto di Edwige Gwend e Nicholas Mungai nel Grand Slam di Ekaterimburg ed il sorprendente secondo posto di Maria Centracchio nel Grand Prix di Tashkent. In vista di un 2019 decisivo per la qualificazione olimpica, l’Italia potrà contare su dei giovani molto promettenti pronti al salto di qualità anche nel circuito maggiore, dopo aver disputato una stagione fantastica a livello di manifestazioni giovanili. Il Mondiale junior disputato a Nassau è stato il migliore della nostra storia, con tre medaglie d’oro conquistate da Alice Bellandi nei -70 kg, Manuel Lombardo nei -66 kg e Christian Parlati nei -81 kg. I primi due hanno semplicemente dominato la stagione mettendo a segno la doppietta Europei-Mondiali juniores, mentre Parlati si è confermato sul podio nella rassegna continentale Under 21 ottenendo un prezioso bronzo.

Karate, 8,5 – L’Italia si è confermata tra le nazioni più forti al mondo in questo sport, con gli azzurri che hanno chiuso ai vertici tutti gli appuntamenti più importanti della stagione. Ai Mondiali di Madrid il Bel Paese ha raggiunto il quinto posto nel medagliere con sette medaglie, mentre agli Europei il terzo, ottenendone dieci. I nostri portacolori sono stati protagonisti anche ai Giochi del Mediterraneo, agli Europei Giovanili ed è arrivato anche il bronzo di Rosario Ruggiero alle Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires. In questo 2018 abbiamo assistito all’exploit di Angelo Crescenzo, che dopo l’argento continentale si è laureato campione del mondo, e alle conferme di Luigi Busà, Viviana Bottaro, Mattia Busato e Sara Cardin, che è stata l’unica dei quattro a mancare l’appuntamento col podio nella rassegna iridata. Italia in evidenza poi nel kata a squadre, in cui è salita sul podio con entrambe le formazioni sia agli Europei che ai Mondiali. Infine bisogna citare i risultati importanti raggiunti anche da Silvia Semeraro, Clio Ferracuti, Luca Maresca e Michele Martina, che ha conquistato l’oro agli Europei, oltre ai piazzamenti di diversi altri italiani nelle tappe di Serie A e Premier League.

Lotta, 6 – Stabile rispetto alla scorsa annata. Frank Chamizo e la nuova categoria di peso: odi et amo. L’azzurro ha comandato la scena internazionale ma nell’appuntamento clou dei Mondiali di Budapest purtroppo non è riuscito a salire sul podio. Questo risultato è la cartina di tornasole della scelta dell’azzurro, passato tra i 74 kg per un solo grande motivo: le Olimpiadi di Tokyo 2020. La rassegna iridata è stata salvata dalla medaglia di bronzo di Abraham Conyedo nei 97 kg, mentre la lotta femminile e la greco-romana non hanno dato gli stessi frutti, almeno a livello senior. Le qualificazioni olimpiche incombono, il 2019 sarà l’anno della verità.

Nuoto, 9 – Un’annata nella storia per il nuoto nostrano, una stagione da raccontare ai nipotini nella quale il movimento nostrano ha saputo mettersi in mostra nell’evento clou, gli Europei 2018 a Glasgow (Gran Bretagna). Il Tollcross International Swimming Centre, in quella settimana, si è trasformato nel Foro Italico. 6 ori, 5 argenti e 11 bronzi, 22 medaglie in totale, sono un bottino eccellente, superiore a quanto fatto a Debrecen 2012, edizione però disputata nell’anno olimpico e quindi di livello diverso rispetto a quella britannica. A far da cornice a tutto questo il secondo posto nella classifica per nazioni: 44 presenze in finale (ivi comprese le staffette), quattordici record italiani, un primato italiano cadetti, due juniores, tre migliori prestazioni in tessuto e trentanove primati personali. Questi i dati che descrivono la portata del trionfo del Bel Paese.
Tuttavia, l’analisi quantitativa va accompagna anche ad una qualitativa, cioè ad una valutazione della portata dei tempi siglati dagli azzurri. Ebbene, i crono ottenuti dalla truppa italica sono di grande qualità e sono un segnale chiaro di vitalità. Un aspetto enfatizzato anche dal fatto che le nostre solite punte non hanno dato il loro contributo: i malanni di Gregorio Paltrinieri (argento e bronzo negli 800 stile libero e 1500 stile libero), le assenze di Gabriele Detti e di Nicolò Martinenghi per infortunio e una Federica Pellegrini dedita alla velocità rientrano nel contesto in cui il nostro movimento ha saputo dare una risposta convincente. Pertanto le carte da medaglia a Cinque Cerchi sono diverse.
Parliamo di Simona Quadarella, la regina del mezzofondo in Europa. Come ha saputo fare Katie Ledecky nei Panpacifici di Tokyo 2018, così l’atleta allenata da Christian Minotti ha realizzato una fantastica tripletta, condita da un primato nazionale (8’16″45, negli 800 sl) e due record personali (4’03″35 nei 400 sl; 15’51″61 nei 1500 sl e miglior prestazione italiana in tessuto). Dopo il bronzo iridato dell’anno scorso nelle trenta vasche, il Vecchio Continente ha scoperto una campionessa che ha ancora tanta fame ed ambizione. Certo, il mostro Ledecky le sbarrerà la strada ma lei per le medaglie, di qualunque colore, ci sarà.
E poi Alessandro Miressi, primo oro continentale nella gara regina con un crono di 48″01, migliorato poi nel corso del Campionato Italiano di Categoria (47″92 e nuovo record italiano). Un atleta che ha ancora tanti margini di miglioramento nella partenza e nella propria costruzione fisica. L’aver infranto il muro dei 48″ a Roma e l’aver gestito da campione l’atto conclusivo di Glasgow dimostrano che la materia prima su cui lavorare c’è, con la fiducia di essere all’altezza dei rivali.
Non ci può dimenticare di Ilaria Cusinato, classe ’99 e con un esame di maturità superato brillantemente sia tra i banchi di scuola e sia in piscina. I due argenti dei 200 e 400 misti per la ragazza veneta, allenata da Stefano Morini, rappresentano un punto di partenza importante. Era alle sue prime finali di un certo livello e la nativa di Cittadella ha saputo esprimere il suo potenziale, sfiorando l’oro, e dimostrando carattere. Come per Miressi i margini sono ancora ampi: c’è una frazione a stile libero da migliorare, dopo i progressi enormi nella rana. Va da sé che per Ilaria il futuro è decisamente roseo e, soprattutto guardando ai 400 misti, si può sperare in una medaglia olimpica.
Nell’elenco anche Margherita Panziera (oro nei 200 dorso), Piero Codia (oro nei 100 farfalla), Andrea Vergani (bronzo nei 50 stile libero), Federico Burdisso (bronzo nei 200 farfalla) e Thomas Ceccon (5 medaglie alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires). Tutti atleti potenzialmente in lizza per posizioni che contano in un futuro più o meno prossimo, aggiungendosi alle nostre certezze.

Nuoto di fondo, 7,5 – Nelle acque fredde, quasi gelide, di Glasgow la Nazionale italiana di nuoto di fondo era attesa alla manifestazione più importante dell’anno: gli Europei. Il bilancio di 1 oro, 1 argento e 2 bronzi conferma la nostra squadra nella top-3 della graduatoria continentale. In particolare sono state le donne a dare un impulso importante: l’oro di Arianna Bridi nella 25 km, l’argento di Giulia Gabbrielleschi nella 10 km e il bronzo della vice campionessa olimpica Rachele Bruni nella 5 km dimostrano che la nostra compagine gode di ottima salute e la concorrenza interna può stimolare una costante crescita del livello. Un aspetto importante a livello maschile perché, al di là del bronzo di Matteo Furlan nella 25 km, non sono arrivati grandi riscontri. Per questo il possibile inserimento di Gregorio Paltrinieri potrebbe essere importante da questo punto di vista. Greg, terzo e secondo nelle due ultime tappe delle World Series 2018, ha fatto vedere di saperci fare anche nelle acque libere e dunque per il Bel Paese vi potrebbe essere un fattore aggiunto decisivo .
Formazione azzurra che, parlando delle WS, ha ottenuto una vittoria (Simone Ruffini alle Seychelles), tre secondi (Mario Sanzullo a Setubal, Dario Verani a Lac Mégantic e Gregorio Paltrinieri ad Abu Dhabi) e due terzi posti (Simone Ruffini a Doha e Gregorio Paltrinieri a Chun’an) tra gli uomini e due vittorie (Arianna Bridi alle Seychelles e ad Abu Dhabi), due secondi posti (Rachele Bruni a Lac Mégantic e ad Abu Dhabi) e due terzi posti (Martina De Memme alle Seychelles e Rachele Bruni al Lago Balaton in Ungheria) tra le donne. Italia in vetta alla classifica per le nazioni con 3 vittorie, 5 secondi e 4 terzi posti, per un totale di 12 podi, a precedere la Germania e l’Olanda.

Nuoto sincronizzato, 7 – 4 argenti e 5 bronzi: è questo il bilancio agli Europei 2018 di Glasgow per la Nazionale italiana di nuoto sincronizzato. E’ mancato il sigillo continentale ma la squadra di Patrizia Giallombardo si è espressa su livelli altissimi. In particolare Linda Cerruti è stata la nostra regina delle acque, capace di stravolgere l’ordine costituito nella routine “free” dove la ligure con i suoi 92.5000 ha saputo mettersi dietro l’ucraina Yelyzaveta Yakhno incantando per la sua strabiliante esecuzione e conquistando un argento storico per il Bel Paese. Una Cerruti che in coppia con Costanza Ferro ha saputo anche confermarsi nei due programmi del duo nella top-3 e ricoprire un ruolo fondamentale nell’argento e nei due bronzi della combination routine, del libero e del tecnico della prova a squadre. Una competizione europea da incorniciare per lei che ha un po’ compensato la delusione di Giorgio Minisini e di Manila Flamini nel duo misto. I campioni del mondo nel tecnico a Budapest si sono dovuti inchinare ai russi Mayya Gurbanberdieva/Aleksandr Maltsev, ottenendo due argenti (tecnico e libero) e facendo anche i conti con delle giurie decisamente generose nei confronti della coppia dell’Est. Di sicuro, dopo questo risultato, le motivazioni per migliorarsi non mancheranno.

Tuffi, 7,5 – Agli Europei di Edimburgo è esploso il talento di Chiara Pellacani. La giovane romana è diventata la più giovane tuffatrice azzurra di sempre a conquistare una medaglia d’oro (15 anni e 11 mesi). Un titolo europeo arrivato nel sincro insieme ad Elena Bertocchi in una gara dove le azzurre hanno piacevolmente sorpreso, conquistando un titolo continentale difficilmente pronosticabile all’inizio della manifestazione. Proprio Bertocchi è salita ancora sul podio dal metro, vincendo la medaglia di bronzo. Altre due medaglie azzurre in terra scozzese: l’argento di Noemi Batki dalla piattaforma e quello di Giovanni Tocci dal metro. Un Europeo, dunque, molto positivo e che fa ben sperare per il futuro dei tuffi azzurri, che, però, nelle ultime due settimane hanno ritrovato la coppia storica Tania Cagnotto e Francesca Dellapè. Ancora insieme con un sogno chiamato Tokyo 2020.

Basket, 7 – La nazionale maschile ha rimandato, si spera solo alla prossima partita, il ritorno ai Mondiali (ultima volta datata 2006), mentre quella femminile ha staccato il pass per gli Europei del prossimo anno. Si può riassumere in questo modo il 2018 delle nazionali azzurre.
Meo Sacchetti può ritenersi molto soddisfatto del suo primo anno sulla panchina dell’Italia. anche perchè non è stato facile per il CT costruire un gruppo che ad ogni finestra delle Qualificazioni continuava a cambiare i suoi componenti. Gli azzurri hanno vinto il proprio girone nella prima fase, dove spicca la netta vittoria in terra croata. Peccato solo per quel brutto ko in Olanda, che ha rallentato solo leggermente il cammino dell’Italia. Nella seconda fase subito tre belle vittorie con Polonia, Ungheria e soprattutto Lituania, prima della sconfitta con i polacchi. Il prossimo 22 Febbraio a Varese contro l’Ungheria gli azzurri si giocano tutto. Una vittoria (o sconfitta con un margine contenuto) vale il Mondiale e proprio in vista dell’eventuale rassegna in Giappone sarà fondamentale ricucire gli strappi tra Sacchetti e i vari Gallinari e Belinelli, unico neo di quest’anno.
L’inizio delle Qualificazioni era stato da incubo per le azzurre di Marco Crespi con la brutta sconfitta in casa contro la Croazia. Da quel momento, però, la squadra ha saputo ricompattarsi, ottenendo cinque vittorie consecutive che hanno portato Zandalasini e compagne nuovamente agli Europei. Una bella prova di maturità per il gruppo azzurro, con Crespi che ha comunque saputo unire l’esperienza di alcune veterane e la freschezza di alcune giovani provenienti dalle ottime apparizioni con le varie Under.

Pallamano, 1 – Inesistenti. Nella geografia della pallamano mondiale l’Italia non c’è da ormai un ventennio, e anche il cambio federale non sembra dare i frutti sperati.
In campo maschile la Nazionale allenata da Riccardo Trillini ha salutato la qualificazione ai Mondiali già nel turno preliminare, sconfiggendo sì Isole Far Oer e Ucraina, ma cedendo nettamente alla Romania, con il successo nell’Adriatic Cup di Chieti che sembra davvero poco influente, considerando le altre forze in gara.
Certo, il successo della Selezione Under18 agli Europei B di Tbilisi è certamente un buon passo in avanti, ed il gruppo è certamente buono. Bisogna continuare a crescere, e qui sorge il problema. Il campionato italiano, suppur tornato finalmente a girone unico, non è sicuramente da considerare nell’elitè continentale, e ad oggi i millenials “emigrati” sono solamente i gemelli Marco e Simone Mengon, volati in Francia al Montpellier, oltre ai ragazzi cresciuti pallamanisticamente parlando all’estero.
Le dolenti note le troviamo invece tra le donne. La Serie A è scesa di numero di partecipanti, ma anche di livello, con la Nazionale che non riesce a trovare giocatrici su cui puntare per il futuro, mentre solamente Anika Niederwieser disputa un campionato di punta in Germania. La lontananza del tecnico Neven Hrupec, impegnato in Polonia, sembra poi essere un problema per un allenatore dalle indubbie capacità, ma troppo distante da ciò che accade nel Bel Paese. Urge un miglioramento per la pecora nera dello sport italiano.

Pallanuoto, 5,5 – Gli Europei di Barcellona l’obiettivo più importante della stagione: l’Italia, medagliata olimpica sia al maschile che al femminile, ne esce senza salire sul podio, dunque con non poca delusione. Un po’ di sfortuna per il Settebello che, tra la semifinale con i padroni di casa con la Spagna, e la finale per il bronzo con i campioni del mondo della Croazia, ha mancato l’obiettivo davvero per pochissimo. Comunque c’è fiducia nella squadra di Sandro Campagna che con gli innesti di Gonzalo Echenique e Guillermo Molina sembra poter giocarsi qualcosa di importante in questo quadriennio. Eliminazione prematura, ai quarti di finale con l’Ungheria, per la squadra guidata da Fabio Conti: il Setterosa non è apparso al top nella manifestazione continentale ma ci sono pochi dubbi sul fatto che le vice campionesse olimpiche possano giocarsi le medaglie praticamente in ogni competizione. Delusione anche a livello di club con la Pro Recco che nella Champions League è stata sconfitta in finale, in casa a Genova, dall’Olympiacos.

Pallavolo maschile, 6 – Ci si aspettava qualcosa di più dalla nostra Nazionale, supportata da un pubblico meraviglioso in occasione dei Mondiali casalinghi. L’Italia si è però arenata alle Final Six, proprio sul più bello: quando era arrivato il momento di compiere un ulteriore salto di qualità, i ragazzi di Chicco Blengini si sono bloccati e sono stati letteralmente travolti dalla Serbia prima di perdere il set d’apertura contro la Polonia che ha sancito la nostra eliminazione. Il quinto posto finale non può essere pienamente soddisfacente per i vicecampioni olimpici che speravano di lottare per le medaglie in casa e che invece si sono dovuti arrendere alle porte del weekend decisivo.
Gli azzurri sembrano pagare dazio contro le altre grandi corazzate internazionali, Ivan Zaytsev e compagni faticano nei match clou e questo potrebbe essere un problema nell’immediato futuro: la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020 non è mai stata così difficile, la sfida di agosto contro la Serbia sarà decisiva altrimenti dovremo affrontare Francia o Polonia a gennaio, missione davvero molto ardua. L’addio di Osmany Juantorena (ma sarà davvero così?) ha fatto esplodere il problema della mancanza di schiacciatori, l’Italia ha delle evidenti lacune tecniche e mancano i giovani all’orizzonte: urgono dei provvedimenti rapidi. Molto bene i club, Trento si è laureata Campionessa del Mondo mentre Civitanova ha perso la Finale della Champions League contro lo Zenit Kazan (oltre a quella iridata contro i dolomitici).

Pallavolo femminile, 8,5 – La Nazionale ha letteralmente fatto scaldare i cuori, ha fatto esplodere la volley-mania nel nostro Paese, ha acceso l’entusiasmo anche di chi non era appassionato di questo sport ed è balzata agli onori della cronaca per la fantasmagorica cavalcata ai Mondiali. Le azzurre, partite in sordina e da classica outsider, sono riuscite a farsi largo nella rassegna iridata a suon di vittorie schiaccianti, convincendo sempre di più giorno dopo giorno: l’approdo in finale è stato semplicemente sublime, la battaglia contro il Giappone nel match della Final Six e l’epocale semifinale contro la Cina vinta al termine di un tie-break solo per cuori forti sono tra le emozioni più grandi della stagione. Arrivate all’atto conclusivo contro la Serbia, grande favorita della vigilia, le ragazze di Davide Mazzanti hanno lottato e hanno accarezzato il sogno di alzare al cielo quel trofeo a 16 anni di distanza dall’apoteosi di Berlino: solo un paio di palloni sfortunati e l’inesperienza ci hanno impedito di festeggiare ma l’argento ottenuto in Giappone è molto luccicante.
L’Italia ha un futuro davanti a sé e alle Olimpiadi di Tokyo 2020 si presenterà per tentare il colpaccio (ma bisognerà qualificarsi…), abbiamo una Nazionale giovane ed estremamente forte che è in grado di giganteggiare: Paola Egonu è il volto simbolo dell’intero movimento con le sue bordate da opposto puro (pazzeschi i 45 punti messi a segno contro la Cina), la grinta di Miriam Sylla, la caparbietà della capitana Cristina Chirichella, la regia di Ofelia Malinov, la qualità della centrale Anna Danesi, supportate da veterane come Lucia Bosetti e Monica De Gennaro, sono gli altri punti di forza emersi nel corso dell’avventura iridata. A livello di club spicca il terzo posto ottenuto da Conegliano in Champions League, sconfitta in semifinale dal VakifBank Istanbul poi vincitore.

Pentathlon, 4,5 – Dopo due annate sufficienti, arriva una grave bocciatura per lo sport del soldato italiano. La storia si ripete: buoni risultati dai giovani, senior ancora male. La preparazione in altura al Sestriere non ha giovato alla forma azzurra per la rassegna iridata di Città del Messico, nella quale tutti gli italiani non hanno reso al meglio, soprattutto nel laser run. Va sottolineato però il premio ricevuto da Elena Micheli quale atleta junior dell’anno, che dà lustro ancor maggiore al vivaio di casa nostra.

Sollevamento pesi, 6,5 – Un voto in meno rispetto al 2017, comunque un bilancio sufficiente specialmente grazie alla medaglia di bronzo iridata conquistata da Mirco Scarantino nella categoria -55 kg. Un risultato eccezionale, che ha di fatto salvato la spedizione azzurra in quel di Ashgabat per la rassegna iridata, in cui i migliori piazzamenti sono stati conseguiti da Scarantino e Alessandra Pagliaro (per lei un quarto e due quinti posti) in categorie non olimpiche. La rivoluzione delle categorie di peso in vista delle Olimpiadi di Tokyo non sembra aver portato dei grandi benefici alla selezione tricolore, che vanta solo un dodicesimo ed un tredicesimo posto (nella classifica combinata di strappo e slancio, format olimpico) di Mirko Zanni e Giorgia Bordignon come migliori risultati raccolti ai Mondiali nelle categorie a cinque cerchi. Mirco Scarantino non è riuscito a confermarsi sul trono d’Europa, battuto dal rivale iberico Brachi Garcia, ma ha centrato il decimo successo continentale in carriera (il terzo in questa manifestazione) agli Europei Under 23. In attesa del rientro alle gare di Nino Pizzolato (terminata una squalifica di 10 mesi per aver obbligato i compagni minorenni a guardare video porno), la Nazionale del Bel Paese ha ben figurato soprattutto a livello giovanile grazie all’esplosione di talenti come Cristiano Ficco (oro alle Olimpiadi Giovanili, ai Giochi del Mediterraneo e agli Europei Youth nei -85 kg), Sergio Massidda (settimo ai Mondiali assoluti con record del mondo youth nei 55 kg) e Davide Ruiu (campione europeo youth e quarto agli Europei junior nei -62 kg).

Boxe, 5,5 – I Mondiali femminili sono stati stati fallimentari: zero medaglie come non succedeva dal 2010, soltanto due ragazze ai quarti di finale. Un bilancio insufficiente e che palesa le difficoltà dell’intero movimento, l’evento clou è stato decisamente sottotono: Irma Testa fatica a tornare l’atleta capace di qualificarsi alle Olimpiadi (prima donna italiana capace di riuscire nell’impresa), Alessia Mesiano non è riuscita a difendere il titolo iridato tra le 57 kg e sembra aver perso lo smalto dei giorni migliori, Angela Carini è tornata dopo un periodo difficile ma necessita ancora di tempo, Flavia Severin si è arresa sul più bello dopo aver vinto gli Europei. La rassegna continentale è andata leggermente meglio (già detto dell’oro della veneta tra i supermassimi, lampo di Assunta Canfora) ma l’allarme verso le Olimpiadi di Tokyo 2020 suona in maniera importante, sempre che la boxe riesca a fare effettivamente parte del programma dei Giochi dopo le minacce del Cio.
Situazione leggermente migliore per gli uomini che nel complesso strappano la sufficienza ma è quasi tutto merito di Aziz Mouhiidine, il nome nuovo del pugilato italiano: il giovane peso massimo ha vinto Campionati dell’Unione Europea, Giochi del Mediterraneo ed Europei U22 distinguendosi per la potenza dei suoi colpi e per una rilevante agilità. L’azzurro potrebbe farsi strada ed è attualmente il nostro miglior prospetto, il resto del movimento fatica a brillare anche se non sono mancati i risultati ai Campionati UE (unica competizione internazionale dell’anno per gli uomini insieme al Mediterraneo anche se il livello medio non era eccezionale): il titolo di Federico Serra tra i 49 kg, l’argento di Paolo Di Lernia tra i 64 kg, i bronzi di Francesco Maietta e Salvatore Cavallaro tra 60 kg e 75 kg meritano comunque di essere sottolineati.
Preoccupa invece Clemente Russo che è tornato proprio in occasione dei Campionati UE nella sua nuova categoria di peso (i supermassimi) per inseguire il sogno della qualificazione alle Olimpiadi. Tatanka ha perso ai quarti di finale contro il modesto spagnolo Ghadfa, palesando delle criticità: il campano dovrà lavorare sodo per rimettersi in forma e combattere come lui sa fare. Tra i professionisti spicca Fabio Turchi che ha saputo conservare la cintura International Silver WBC dei massimi leggeri, in futuro potrebbe lottare anche per qualcosa di più importante. Positivo l’esordio di Guido Vianello tra i pro’, abbiamo avuto anche un occasione mondiale con Emanuele Blandamura tra i pesi medi ma è stato sconfitto da Murata.

Scherma, 8,5 – La scherma si conferma uno degli sport di punta dell’Italia. Tra Mondiali, Europei e Coppa del Mondo è stato un altro anno molto importante per i colori azzurri. La rassegna continentale è stata un po’ più sottotono rispetto alle stagioni passate, con l’Italia superata nel medagliere sia dalla Russia che dalla Francia. Alla fine a Novi Sad sono arrivate comunque otto medaglie, ma solo una del metallo più prezioso (il solito Dream Team del fioretto femminile).
Il pronto riscatto è arrivato a Wuxi con un Mondiale che ha visto l’Italia grande protagonista. Sette podi (solo la Corea del Sud ha eguagliato questo risultato) e soprattutto il medagliere vinto grazie ai 4 ori. E’ stata la rassegna iridata delle prime volte, quella di Alice Volpi e poi di Alessio Foconi e Mara Navarria, quest’ultimi che hanno conquistato la Coppa del Mondo. L’ultimo oro è stato quello del fioretto maschile a squadre, che ha portato Foconi ad essere il miglior medagliato del Mondiale.
Il prossimo anno scatteranno le Qualificazioni per le prossime Olimpiadi ed il profumo olimpico ha riportato immediatamente al successo Elisa Di Francisca, che,alla prima gara dal suo ritorno in pedana, è subito tornata alla vittoria.

Equitazione, 6,5 – In calo rispetto alla scorsa stagione, quando la valutazione fu di 8.5, complici i Mondiali di Tryon non esaltanti per la truppa azzurra. Nel salto ostacoli però l’Italia continua ad ottenere i risultati migliori, come ad esempio il successo di Zorzi a Berlino. Ne è testimonianza anche l’ultimo ranking mondiale rilasciato, dove ci sono ben 5 azzurri nei 100, mentre nelle altre specialità olimpiche gli italiani arrancano rispetto al top mondiale. La squadra di salto però non ha nulla da invidiare alle altre potenze della specialità (è arrivato il bis a Piazza di Siena dopo il 2017), e nel 2019 certamente arriverà la riscossa.

Taekwondo, 6,5 – Prosegue con ottimi risultati il ricambio generazionale in atto nel taekwondo italiano. Vito Dell’Aquila si è confermato la stella del movimento azzurro e ha dimostrato in più occasioni di poter competere alla pari con i migliori al mondo, anche nella nuova categoria di peso dei -58 kg. Il 18enne pugliese ha riportato l’Italia sul podio in una tappa del Grand Prix (a Mosca) ed ha chiuso al terzo posto anche le Grand Prix Finals di Fujairah, conquistando una prima medaglia storica per i colori azzurri. Al femminile la punta rimane Daniela Rotolo, che gareggia ormai stabilmente nei -67 kg. La 21enne italiana ha ottenuto un bronzo nei Campionati Europei di Kazan e due piazzamenti sul podio in gare G1.
Tra gli altri, da segnalare sicuramente la crescita di Martina Corelli (che al Greece Open ha ottenuto la prima vittoria nei -49 kg della carriera tra i senior) e la conferma nei primi venti al mondo di Roberto Botta (-87 kg). Parziale delusione per gli Europei Under 21 di Varsavia, chiusi senza medaglie nonostante le possibilità non mancassero, mentre buone notizie sono arrivate dalle Olimpiadi Giovanili, dove Gabriele Caulo e Assunta Cennamo hanno portato a casa due ottime medaglie di bronzo. A dimostrazione della buona salute del movimento italiano è arrivato anche il prestigioso riconoscimento dalla WTF alla FITA, premiata come miglior federazione nazionale al mondo. Nella prossima stagione l’obiettivo sarà continuare a crescere, mentre Vito Dell’Aquila cercherà di continuare a raccogliere risultati importanti per avvicinare la qualificazione a Tokyo 2020.

Tennis, 7,5 – La stagione del tennis azzurro, per quanto riguarda il 2018, può definirsi decisamente positiva, anche se al suo interno si nascondono tante singole storie, tanti singoli pezzi da comporre. Partiamo dal settore maschile: Fabio Fognini ha giocato la sua miglior stagione in carriera, ed è andato molto vicino a riassaporare i quarti in uno Slam, fermandosi agli ottavi del Roland Garros solo a causa di una delle migliori versioni di Marin Cilic mai viste sulla terra rossa. Di Roland Garros parlando, non si può ignorare l’incredibile cammino di Marco Cecchinato. Il siciliano aveva già il gioco per emergere tra i big, ma l’esplosione è stata improvvisa da aprile in poi: il primo torneo vinto, la semifinale al Roland Garros con gli scalpi di Carreño Busta, Goffin e Djokovic in successione. Se, per la prima volta in quarant’anni, abbiamo due giocatori nei primi 20 del mondo, non va sottovalutato un nome emergente: Matteo Berrettini. Il romano sta crescendo bene sotto l’ala di Vincenzo Santopadre, e non ha neanche tanta fretta di arrivare per forza il prima possibile. A lui basta fare il suo percorso, senza inseguire chimere, ma fidandosi del proprio io e del suo allenatore. Infine, Andreas Seppi: alzi la mano chi si sarebbe aspettato di trovarlo ancora una volta, a 34 anni, dentro i primi 50 del mondo. L’altoatesino, ancora una volta, è l’emblema del lavoro, del fatto che in silenzio si può ancora fare tanto anche con due pause obbligate in precisi periodi per tenere a bada i problemi all’anca.
Il settore femminile, invece, per il momento può contare soltanto su Camila Giorgi, capace di chiudere la stagione al numero 26 del mondo, posizione mai raggiunta prima. Rispetto al passato c’è una maggiore costanza di risultati, e soprattutto una più alta capacità di battere le giocatrici che le stanno dietro in classifica. La capacità di giocare con le big l’ha sempre avuta, e del resto è quello il palcoscenico che preferisce, ma adesso sta aggiungendo un altro tipo di dimensione. La base del suo tennis difficilmente cambierà, anche se si sono viste delle aggiunte interessanti al suo gioco, ma quello che conta è che sembra cambiato qualcosa anche nella sua testa. Il resto del panorama rosa soffre: Sara Errani aveva ripreso con buoni risultati l’attività dopo la squalifica, ma il TAS di Losanna ne ha interrotto la risalita con una squalifica la cui logica è sfuggita a più d’uno, anche al netto del retroscena per cui per otto volte si è vista rimandare la sentenza. Segnali periodici sono arrivati da Deborah Chiesa, Martina Trevisan e Jasmine Paolini, ma sono tutte e tre ancora intorno alla duecentesima posizione mondiale; se Chiesa e Paolini sono attese al prossimo anno come quello della maturazione, la Trevisan ha una storia un pochino diversa, per la quale il fatto di esser tornata a competere a questi livelli è già di suo un bel successo. Ha chiuso la stagione come numero 4 d’Italia la romana Martina Di Giuseppe, per la quale, dopo una vita passata nei tornei minori, è arrivato il giusto riconoscimento con una gran bella scalata.
Per quanto riguarda i giovani, ci sono buone notizie da quel mondo. Lorenzo Musetti, classe 2002, si sta facendo strada, ma non è il caso di mettergli pressione. Con Gianluigi Quinzi (che oggi è 147 del mondo) è successo, e il risultato è che ha cambiato sei allenatori in un anno e mezzo, con tutte le conseguenze del caso. Tra le ragazze, invece, il nome della speranza è quello di Elisabetta Cocciaretto.

Tennistavolo, 4 – E’ già qualcosa in più del pessimo 1 della scorsa annata. Nonostante questa crescita, non siamo ancora al top neppure a livello continentale: le donne non sono riuscite a centrare al primo tentativo la qualifica agli Europei a squadre del prossimo anno e dovranno passare da un secondo step sempre nella prossima stagione. Con il nuovo ranking, introdotto da pochi mesi, e già destinato a cambiare in vista delle Olimpiadi di Tokyo, con l’introduzione di un nuovo sistema di calcolo, in virtù dell’ingresso del doppio misto nel programma olimpico, sono quattro gli azzurri costantemente nei primi 100 a livello individuale, due per genere. L’Italia però sarà assente come squadra ai Giochi Europei di Minsk che nel prossimo anno assegnerà i primi pass a cinque cerchi.

Tiro a segno, 5 – Niccolò Campriani quanto ci manchi! Il voto è il medesimo con cui si è chiuso il 2017, ma le Olimpiadi sono sempre più vicine e qui “Non ci resta che piangere”. Rassegna iridata anonima a livello senior, con le prime carte olimpiche neppure lontanamente sfiorate. I principali attori del tiro a segno azzurro, tranne che per qualche exploit (si legga De Nicolo in Coppa del Mondo), non hanno dato gioie ai tifosi. Qualcosa si muove a livello giovanile, ma non è abbastanza per una sufficienza.

Tiro a volo, 6 – Lontana la stagione 2017, quella post olimpica, fatta di successi continentali e mondiali. Il 2018 è stato roseo a livello junior meno a livello senior. I giovani azzurri hanno dominato in lungo e in largo le rassegne, continentale ed iridata, alle quali hanno preso parte. I seniores invece hanno faticato di più: due sole le carte olimpiche guadagnate dall’Italia, nel trap femminile e nello skeet maschile. Altre sono state sfiorate, nel trap maschile e nella nuova specialità del trap misto, dove però, nota lietissima, Jessica Rossi e Giovanni Pellielo si sono laureati campioni d’Europa.

Tiro con l’arco, 7 – Il movimento azzurro si conferma in salute e chiude con un bilancio ampiamente positivo anche questo 2018. Gli azzurri hanno infatti ben figurato nei due principali appuntamenti della stagione, conquistando cinque medaglie ai Mondiali Indoor di Yankton e sei agli Europei di Legnica. Nella rassegna continentale outdoor è arrivato l’oro nel mixed team dell’arco olimpico con Vanessa Landi e Mauro Nespoli, che sono stati anche protagonisti in Coppa del Mondo, Landi chiudendo terza a Shanghai e Nespoli centrando la splendida vittoria a Salt Lake City. Segnale importante in vista di Tokyo 2020, considerando che questa specialità farà il suo debutto olimpico. In tal senso da sottolineare anche gli argenti nelle gare a squadre, con la conferma del terzetto campione del mondo formato da Galiazzo, Nespoli e Pasqualucci da una parte e la crescita importante di Andreoli, Boari e Landi dall’altra. Infine l’Italia si è confermata anche una nazione di riferimento nel compound, con i risultati importanti di Marcella Tonioli e Sergio Pagni, oltre a quelli delle gare a squadre e dei nuovi talenti come Elisa Roner, argento a Yankton.

Triathlon, 5 – Medesima valutazione dello scorso anno. Se non c’è Alice Betto l’Italia soffre, e questo 2018 lo ha pienamente dimostrato. Il progetto di Joel Filliol ha bisogno di tempo per giungere a compimento e forse a Tokyo il nostro movimento non sarà ancora pronto. Se da una parte nel circuito cadetto della World Cup i primi risultati iniziano ad arrivare, nelle World Series gli azzurri zoppicano ancora. Nota dolentissima invece il settore giovanile, nella quale si fatica ad emergere a livello internazionale. Un accenno anche alla nuova specialità olimpica della staffetta mista: l’Italia non ha ancora un quartetto capace di avvicinare le potenze mondiali, ma Filliol vuole a tutti i costi centrare la qualificazione a Tokyo ed in questo senso la prossima annata sarà decisiva.

Vela, 7,5 – Grandissima stagione per l’Italia, trascinata dai successi della coppia formata da Ruggero Tita e Caterina Banti nel Nacra 17, categoria in cui quest’anno hanno semplicemente dominato in lungo e in largo. L’imbarcazione azzurra ha vinto il Trofeo Princesa Sofia, due tappe di Coppa del Mondo (incluse le Finali di Marsiglia), il Campionato Europeo di Gdynia (bissando l’oro della passata stagione) ed il Mondiale di Aarhus, staccando di conseguenza il pass per le Olimpiadi di Tokyo 2020. L’Italia è riuscita a qualificare sei classi su dieci tramite i Mondiali (che assegnavano il 40% dei posti disponibili per Tokyo) alla prima occasione utile: Nacra 17, RS:X maschile, RS:X femminile, 470 maschile, 470 femminile e Laser Radial. Grandi soddisfazioni anche con Mattia Camboni nel RS:X, oro ai Giochi del Mediterraneo e agli Europei, il quale ha chiuso la stagione con un ottimo quarto posto ad Enoshima in Coppa del Mondo sul campo di regata olimpico. Sono mancate solo le medaglie invece nel windsurf femminile, con Flavia Tartaglini e l’emergente Marta Maggetti che hanno raggiunto le Medal Race negli appuntamenti più importanti senza agguantare il podio finale. A livello giovanile c’è da celebrare la superlativa annata della diciottenne Giorgia Speciale, che è riuscita a collezionare la bellezza di 4 ori pesantissimi divisi tra RS:X (Mondiali Giovanili) e Techno 293 Plus (Olimpiadi Giovanili, Mondiali ed Europei). Da evidenziare la conferma ad alti livelli del 470 maschile e femminile, con le coppie formate da Giacomo Ferrari-Giulio Calabrò e Benedetta Di Salle-Alessandra Dubbini che hanno ottenuto medaglie pesanti a livello giovanile e la qualificazione olimpica con un’ottima prestazione ad Aarhus. Il pass a cinque cerchi è stato raggiunto in extremis anche nel Laser Radial da Carolina Albano, anche se l’elite della specialità è ancora distante. Da salvare anche la rassegna iridata del 49er formato da Crivelli Visconti-Togni, che è arrivato 15° mancando di un soffio il pass a Cinque Cerchi. Annata decisamente negativa per le classi 49erFX, Laser Standard e Finn, con i nostri portacolori confinati nelle retrovie a livello globale.

Basket 3×3 femminile, 10 – Premessa: il 3×3 non è facile per nessuno, donne come uomini. Questo per una semplice ragione: durante l’anno le competizioni del fratello minore del basket normale sono praticamente assenti, perché ci si gioca d’estate e oltretutto all’aperto, in contrasto con le arene indoor della pallacanestro che si gioca in cinque contro cinque. Detto ciò, là dove non era mai arrivata nessuna nostra Nazionale, dalle giovanili a quelle professionistiche più acclamate, ci sono giunte Rae Lin D’Alie, Giulia Ciavarella, Marcella “Maja” Filippi e Giulia Rulli, con Angela Adamoli in panchina: il titolo mondiale conquistato nello scorso giugno è qualcosa che pochi s’aspettavano. Fondamentale è risultato l’affiatamento, perché una volta terminata la stagione di club, A1 o A2 che sia, negli ultimi due anni sono state spesso loro quattro a ritrovarsi insieme per le competizioni internazionali, con minime variazioni nel caso di infortuni (Zampieri per Rulli agli Europei chiusi al quarto posto, per dirne una). L’unione d’intenti, in questo caso, fa la forza: con D’Alie che ha fatto impazzire qualunque filippino presente sugli spalti, anche battere in sequenza le formazioni schierate da USA, Cina e Russia in fila è stato un bel vedere.

Basket 3×3 maschile, 4,5 – Le stesse fortune delle donne non sono toccate al settore maschile, che ha steccato praticamente tutte le occasioni possibili anche in ragione della mancanza di giocatori capaci di adattarsi completamente a questo tipo di competizioni. I treni del Mondiale e degli Europei sono stati persi prima ancora di arrivare alla stazione, e l’unica soddisfazione è arrivata dai Giochi del Mediterraneo, con l’argento raccolto da giocatori divisi a metà tra la voglia di dimostrare di esserci anche loro nel panorama cestistico e, come Federico Mussini, di rilanciarsi dopo un’annata finita non propriamente bene. Tuttavia, dal momento che nel 3×3 spesso basta davvero poco per far girare le sorti di una squadra per un verso o per un altro, anche qui si può pensare che prima o poi un segnale arrivi. L’unica eccezione a questa regola si chiama Serbia: i primi dieci giocatori del mondo nel ranking individuale sono quasi tutti serbi.

Calcio a 5, 4 – Parola d’ordine: ricostruzione. L’Italia deve ripartire da zero dopo la fallimentare esperienza agli Europei 2018. L’eliminazione nella fase a gironi rappresenta il punto più basso della storia di una Nazionale che appena 4 anni fa ad Anversa alzava al cielo il trofeo continentale, mettendo in fila le squadre che nei giorni scorsi si sono contese la vittoria in una fase finale davvero sensazionale in termini di spettacolo ed emozioni. La generazione dei fenomeni ormai non basta più a coprire i limiti di un gruppo che sembra appagato e che fa fatica a gestire la tensione nei match da dentro o fuori. La disfatta a Lubiana contro i padroni di casa della Slovenia, tutt’altro che irresistibili sul piano tecnico e tattico, rappresenta la cartina di tornasole dell’attuale condizione di un’Italia a cui è bastato fronteggiare Osredkar per andare in crisi e mettere in mostra tutte le sue lacune.
I veterani ormai sono l’ombra dei calciatori che hanno segnato un’epoca e non sono riusciti ad amalgamare il gruppo con le nuove generazioni, non ancora in grado di affermarsi sul palcoscenico internazionale. E il proliferare degli stranieri nel campionato italiano non agevola la crescita delle nuove leve, che rappresentano la speranza futura di una Nazionale che ora più che mai ha bisogno di azzerare tutto e ripartire con nuove prospettive. Dopo l’uscita di scena ai quarti contro il Kazakistan a Belgrado 2016 e la clamorosa eliminazione agli ottavi ad opera del modesto Egitto ai Mondiali 2018 in Colombia, stavolta l’Italia è riuscita persino a fare peggio, realizzando appena due reti in totale e chiudendo gli Europei senza neppure una vittoria. Spetterà al nuovo ct Alessio Musti provare a rilanciare un movimento boccheggiante.

Arrampicata sportiva, 5,5 – I Mondiali sono purtroppo stati abbastanza deludenti per l’Italia e la rassegna iridata, evento clou della stagione, ha uno peso specifico nella valutazione di fine stagione per questo sport entrato a fare parte del programma a cinque cerchi. A Innsbruck ci si aspettava un colpaccio di Stefano Ghisolfi, secondo nella classifica finale di Coppa del Mondo lead dove ha vinto anche la tappa di Kranj, e invece è giunta una pesante eliminazione.
Laura Rogora si conferma un ottimo prospetto e ha conquistato la finale nel lead, Fossali e Gontero sono sempre delle mine vaganti nello speed ma poco continui. Nella giornata giusta l’Italia è capace di tirare fuori il coniglio dal cilindro ma non siamo sempre al top, soprattutto non si vedono grossi passi in avanti nella combinata, il nuovo format che mescola le tre tradizionali specialità (lead, speed, boulder) e che assegnerà le medaglie alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Nel 2019 bisognerà assolutamente alzare l’asticella.

Football americano 6 – Il 2018 doveva essere l’anno dei Campionati Europei di football americano di seconda divisione e, invece, l’appuntamento è stato rinviato a data da destinarsi. Una notizia dovuta alle vicende che stanno spaccando il mondo del football continentale da ormai due anni, che ha toccato l’apice con la scissione e con due Campionati divisi. Quello che doveva vedere in scena il Blue Team, purtroppo. non è andato in scena e la nostra Nazionale, sostanzialmente, non ha mai giocato match di cartello in questo anno. A parziale rimedio è arrivata la notizia che l’Italia (Bologna nello specifico) ospiterà i Campionati Europei Under 19 del 2019. A livello italiano, poi, abbiamo assistito ad una Prima Divisione di livello elevato, con ampia presenza di giocatori internazionali, e soprattutto con l’Italian Bowl finale. Una festa per gli appassionati di football americano, vinta dai Seaman Milano contro i Giants di Bolzano.

Trampolino elastico, 3 – Questo sport continua a rimanere nell’ombra in Italia: pochi praticanti, poca diffusione, poco interesse. L’Italia si continua ad affidare all’infinito Flavio Cannone e al buon Dario Aloi ma è oggettivamente troppo poco: siamo delle mere comparse come dimostrano i risultati poco significativi ottenuti ai Mondiali. Ottenere la qualificazione alle Olimpiadi con un atleta sarà davvero molto difficile. Bisogna studiare una programmazione per cercare di diffondere questa disciplina nel nostro Paese, è estremamente divertente ma indubbiamente richiede delle strutture ad hoc e questo può essere un freno. La scelta di portare il trampolino nella Serie A di ginnastica artistica per incontrare il favore del pubblico non sembra aver prodotto grandi risultati.

Hockey ghiaccio, 6,5 – La Nazionale italiana ha vissuto una stagione con luci ed ombre. L’assenza dal palcoscenico dei Giochi Olimpici di PyeongChang era già nota, e l’occasione per rifarsi erano i Mondiali di Budapest, e così è stato. Gli azzurri hanno chiuso al secondo posto il loro girone di Prima Divisione e si sono meritati l’approdo in Top Division, un risultato che rende eccellente tutta l’annata. Il 2018 si è concluso con l’Euro Ice Hockey Challenge, con l’Italia che, purtroppo, è stata sconfitta dal Kazakistan nel match decisivo, cedendola testa del raggruppamento.

Hockey pista, 6,5 – Se arrivare al top è difficile, ma confermarsi lo è ancora di più, il bilancio del 2018 dell’hockey su pista italiano non può che superare la sufficienza.
Gli Europei di La Coruña hanno infatti visto l’Italia chiudere al terzo posto, alle spalle delle solite Spagna e Portogallo, ma difendendo il podio da Nazioni in rampa di lancio come Germania e Francia, sconfitta nella finalina 5-2.
Cercando il pelo nell’uovo, l’unico dolore è arrivato dall’Eurolega, dove solamente Follonica è riuscita a qualificarsi per i quarti di finale, venendo eliminata sonoramente dal Barcellona, vincitrice della competizione.

Rugby, 4,5 – Ancora un’annata deludente per la Nazionale maschile guidata da Conor O’Shea. Cinque sconfitte in cinque incontri nel Sei Nazioni, buone prestazioni a tratti (soprattutto con la Scozia nell’ultimo incontro), ma continuano a mancare i risultati. Anche nelle due sessioni di Test Match, nonostante la fondamentale vittoria con la Georgia, si è visto che nei momenti importanti viene sempre a mancare qualcosa a Parisse e compagni. La prossima stagione sarà fondamentale, visto che porterà ai Mondiali. Bene la situazione tra i club, con le franchigie Benetton Treviso e Zebre che stanno davvero crescendo in Challenge Cup e Pro 14, apporto fondamentale in chiave azzurra. Molto meglio la situazione al femminile con l’Italia che ha chiuso in quarta piazza il Sei Nazioni grazie a due eccellenti vittorie.

Rugby a 7, 4 – Stesso voto dello scorso anno, stesse possibilità (quasi nulle) di vedere l’Italia ai Giochi Olimpici. Il sogno a cinque cerchi è praticamente utopia al momento. Il Seven anche a livello federale gode di scarsa attenzione: nel nostro Paese non c’è un campionato interno, le rappresentative, che pur si difendono in maniera dignitosa a livello continentale, sono formate da giocatori di rugby a 15 prestati alla disciplina, che però è molto diversa per rapidità e ritmo di gioco. Il confronto col resto del mondo, e non può essere altrimenti, è impari.

Skateboard, 5 – L’Italia si aggrappa praticamente soltanto a Ivan Federico, secondo a Vancouver in occasione di una tappa delle Vans Series, ma ai Mondiali di park siamo semplicemente stati delle comparse. Questo sport è diventato olimpico ma per il momento il nostro Paese stenta a essere protagonista, non sarà facile farlo entrare nella nostra cultura e farlo uscire dal semplice concetto di gioco. Bisognerà lavorare nel lungo periodo sperando che nell’immediato Federico riesca a regalarci qualche buon exploit.

Surf, 5 – Il movimento italiano della tavola è tutto focalizzato sulle gesta di Leonardo Fioravanti. L’azzurro, costretto a cimentarsi nelle complicate Qualifying Series per essere parte del circuito principale del WSL World Tour 2019, ha saputo risalire la corrente, come si suol dire, e grazie agli ottimi piazzamenti nel Pantin Classic Galicia Pro (quinto), nell’EDP Billabong Pro Ericeira (quinto) e nell’Hawaiian Pro (quinto) ha raccolto i punti necessari per rientrare nella top-10 (nono del ranking) e dunque ritrovarsi nel Championship Tour 2019. Un aspetto importante visto che l’anno venturo vi saranno anche le qualificazioni alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e primi 10 atleti della graduatoria mondiale avranno il pass. Nel caso delle donne parliamo di 8 surfiste eleggibili. Tuttavia il Bel Paese è solo il classe 1997, nato a Roma e cresciuto a Cerveteri, e per riuscire a creare un movimento c’è ancora tanto da fare.

Pagellone a cura della Redazione di OA Sport

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Foto: Lapresse

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