Nuoto, Mondiali Hangzhou 2018: Federica Pellegrini e il dubbio 200 sl. Per ora è no ma la voglia di tornare sul podio è tanta


Un anno esatto senza podi internazionali per Federica Pellegrini è tantissimo. E’ vero che la stagione a cavallo tra i 2017 e il 2018 era volutamente di scarico per la Divina che, all’indomani del trionfo di Budapest, ha abbandonato i 200 per lanciarsi nell’avventura della velocità, un ritorno al futuro che ha portato i risultati attesi, due finali europee, in lunga e in corta, un bronzino in staffetta a Copenhagen e zero podi, con anche una piccola dose di sfortuna in staffetta, a Glasgow.

Recitare il ruolo di comprimaria non è mai piaciuto alla più grande nuotatrice italiana di tutti i tempi e il ritorno di fiamma per i 200 stile libero era quasi inevitabile per affrontare da protagonista il prossimo biennio. Un ritorno graduale, che non prevedeva fuori programma che non siano i grandi appuntamenti internazionali in vasca lunga.

Hangzhou, dunque, sulla carta è una sorta di prolungamento della scorsa stagione, di tappa di passaggio dalla quale non ci si può sottrarre nè aspettare granchè in chiave medaglie per una Pellegrini che non è competitiva ad altissimi livelli nei 100 stile e non ha il supporto della squadra per le staffette. A meno che, proprio all’ultimo, la campionessa veneta non decida di partecipare ai 200 stile libero. Lei ha escluso categoricamente di spendere una “giocata sporca” per un appuntamento secondario nella sua lista di gare come il Mondiale in corta e dunque di evitare ripensamenti dell’ultima ora. Però potrebbe anche succedere che, una volta arrivata in Cina, data un’occhiata al campo rivali, constata una condizione atletica più che accettabile grazie al lavoro di scarico di questi giorni, la Divina possa anche prendere in considerazione l’idea di rigettarsi nella gara di cui, lo ricordiamo, è campionessa del mondo in carica.

Le assenze di Sjostroem e Bonnet aprono scenari impensabili fino ad un mese fa ma, con l’1’55” di Riccione, anche senza tante rivali, al massimo si può aspirare ad un piazzamento in finale. Con due secondi in meno cambia tutto perché si può incutere terrore alla favorita numero uno, una che soffre qualsiasi tipo di confronto, la olandese Heemskerk e mettere in soggezione le cinesine volanti che si sono inserite progressivamente nelle prime posizioni mondiali stagionali ma che, nella gara di un giorno, sono tutte da valutare.

Insomma, lo spazio ci sarebbe anche: Federica Pellegrini è iscritta alla “sua” gara e stare una settimana in Cina per fare una sola gara non è da lei. Le sfide impossibili, a una che, per la prima volta in 13 anni, ha sconfitto Katie Ledecky, non possono non piacere ma senza esagerare: una batosta a questo livello potrebbe essere controproducente all’inizio del biennio che porta alla recita finale, quella di Tokyo. Lei la scelta sembra averla già fatta ma la storia insegna che i ribaltoni dell’ultima ora (vedi Barcellona) possono portare grandi risultati.





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