Nuoto, Europei 2018: Federica Pellegrini a secco di medaglie dopo 12 anni. Urge un ritorno ai 200 sl per tornare competitiva


Ammettiamolo, un po’ ce lo aspettavamo. Nella trionfale spedizione italiana del nuoto agli Europei 2018 di Glasgow, all’insegna del nuovo che avanza e del record di medaglie ottenute (22), quattro in più di Debrecen 2012, Federica Pellegrini non partecipa alla festa attivamente, a secco di podi in questa rassegna continentale. Un dato statistico rilevante che non accadeva da 12 anni: gli Europei erano quelli di Budapest 2006. In generale è la terza volta in carriera che la campionessa di Spinea torna a casa a mani vuote da una competizione di questo genere nel Vecchio Continente, ricordando anche Madrid 2004. Nei primi due casi però parliamo di una Pellegrini nella prima parte di carriera e in una situazione fisica particolare, poco prima della gestione di Alberto Castagnetti. Da sottolineare, comunque, che ai Mondiali 2005 (Montreal)  ed alle Olimpiadi di Atene 2004 due argenti nei 200 stile libero erano stati ottenuti.

Ora la storia è diversa. L’atleta è matura e il suo curriculum è estremamente importante. Tuttavia, al di là dei numeri, questo progetto “velocità” proprio non convince. La scelta di cimentarsi nei 100 stile libero, consapevole di non poter vincere, va un po’ in antitesi con un’atleta che ha gareggiato sempre per massimizzare i propri risultati. Il quinto posto della finale della gara regina al Tollcross International Swimming Centre può essere visto in diversi modi ma, nel peso specifico del tempo ottenuto (54″04), è distante anni luce da chi ha grandi obiettivi.

Certo, Federica ha affrontato questa stagione con un’intensità diversa anche per cercare di recuperare le energie in vista del biennio olimpico che vorrà portarla a Tokyo 2020. Qualcosa da rivedere però c’è e ne parleranno lei e il suo allenatore Matteo Giunta. Il ritorno ai 200 stile libero potrebbe essere la soluzione anche se, a livello mondiale, c’è fermento, guardando i riscontri della finale dei Panpacifici di Tokyo dove Katie Ledecky è stata messa dietro dalla fortissima canadese Taylor Ruck (1’54″44) e dalla giapponese Rikako Ikee (1’54″85, record nazionale), entrambe classe 2000.

I punti interrogativi sono tanti e saranno le motivazioni come al solito a fare la differenza per un’atleta che, in carriera, ha vinto tutto. Di sicuro, pensare che la veneta vada ai Giochi puntando ad un obiettivo massimo, coi tempi attuali, di una semifinale nei 100 sl è difficile da credere.

 





 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

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Foto: OASport

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