Beach volley. Il 2018 in chiaroscuro degli azzurri ma il sogno di avere almeno tre coppie anche a Tokyo continua

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Era iniziato sotto i migliori auspici in campo maschile il 2018 del beach volley italiano e, piano piano, la stagione si è tinta quasi più di rosa che di azzurro. La stagione era iniziata con Lupo/Nicolai prima coppia italiana numero uno della classifica mondiale dopo lo splendido secondo posto di Fort Lauderdale, con Alex Ranghieri e Marco Caminati super competitivi ad altissimi livelli ma la sfortuna ci ha messo lo zampino togliendo di mezzo per tre mesi Daniele Lupo, per via di un serio infortunio alla caviglia e per tutta la stagione Alex Ranghieri (intervento di pulizia al legamento del ginocchio), di fatto il numero uno (assieme a Paolo Nicolai) e il numero tre del movimento.

Lupo/Nicolai hanno vissuto una stagione per certi versi simile al 2015, condizionata dagli infortuni ma, a differenza dell’annata pre-olimpica (quando si ripresero solo a ottobre, dopo una serie infinita di noni posti ed eliminazioni premature), hanno trovato il modo di salire due volte sul podio nei Major Series (secondi a Fort Lauderdale, terzi a Gstaad), chiudendo al quinto posto le World Tour Finals ad Amburgo e anche il quinto posto di Mosca lascia intendere che la base da cui si riparte in un mondo del beach volley maschile in profondo cambiamento, è elevatissima e che gli azzurri vice campioni olimpici possano tornare protagonisti ad altissimo livello con la continuità che li ha contraddistinti, ad esempio, lo scorso anno.

Ranghieri e Caminati, dopo una stagione troppo corta per poter esprimere giudizi in merito (ma alcune prestazioni con Ranghieri ancora in salute lasciano ben sperare), dovrebbero tornare assieme appena il giocatore friulano si sarà ripreso totalmente dal problema al ginocchio che lo ha costretto ad un lungo stop. Con la reunion della seconda coppia azzurra restano “spaiati” due giocatori da non perdere assolutamente, Adrian Carambula (per lui una vittoria e un secondo posto nelle ultime due tappe del campionato italiano dopo l’esperienza non positiva con Gabriele) ed Enrico Rossi, che con Caminati ha inanellato una serie di buonissime prestazioni, prima fra tutte il settimo posto in uno dei tornei più prestigiosi dell’anno come Huntington Beach e l’ultima vittoria della stagione internazionale contro gli emergenti tedeschi Thole/Wickler, coppia destinata a vincere tanto in futuro. Per entrambi l’ideale sarebbe trovare, magari nell’ambito dei protagonisti del campionato italiano, compagni in grado di poter valorizzare il loro talento e magari farli crescere ulteriormente. Chi è cresciuto è sicuramente la coppia Abbiati/Andreatta, capace di salire sul podio in Oman (torneo 1 Stella) e di chiudere al nono posto il torneo più importante dell’anno, il Major Series di Gstaad, partendo dalle qualificazioni. Il tutto fuori dal progetto della Nazionale per due ragazzi non più di primo pelo ma che portano in alto il nome dell’Italia nel mondo.

A livello giovanile qui i numeri sono più circoscritti rispetto al movimento femminile. Cappio/Windisch crescono, hanno chiuso quarti il campionato Europeo Under 20 e sarebbero anche pronti ad affrontare qualche torneo di secondo piano a livello internazionale (il livello in campo maschile è alto anche per i tornei 1 Stella), mentre ancora più giovani sono Di Silvestre/Marchetto, noni ai Mondiali Under 19 di Nanjing ma con buone prospettive. Qui il lavoro di reclutamento non può e non deve fermarsi.

In campo femminile, invece, si è partiti nel nulla cosmico di una coppia raffazzonata e a scadenza come quella composta da Giombini e Menegatti, che ha faticato tantissimo a livello internazionale inanellando solo un paio di risultati positivi (il terzo posto di Shepparton, in un torneo senza troppe avversarie e la vittoria su Laboureur/Sude che ha fruttato il 17mo posto europeo nell’ultimo atto ufficiale del binomio) e tanti buoni propositi legati al Club Italia. Sta di fatto che le ragazze giovani, in particolare Zuccarelli (che a 23 anni si trova a fare da chioccia al gruppo delle giovanissime) e Traballi si sono fatte notare per qualche buon torneo (l’exploit a Nantong con la finale nel 2 stelle cinese), che Traballi in coppia con Puccinelli ha centrato il quarto posto all’Europeo Under 22 e che il rientro di Viktoria Orsi Toth (dopo due anni di assenza per via della squalifica per il caso doping pre-Rio) abbia immediatamente ridato vigore ad un’atleta di indubbio valore come Marta Menegatti.

La vittoria di Agadir, nel 2 Stelle che ha segnato il rientro della coppia numero 1 azzurra e le vittorie con Bansley/Wilkerson e Betschart/Huberli a Vienna, oltre al quinto posto nel 4 Stelle di Mosca fanno ben sperare sul ritorno di Menegatti/Orsi Toth ai livelli che competevano loro prima del fattaccio del 19 luglio 2016. Da non dimenticare l’exploit di una coppia che nei tornei del circuito tricolore difficilmente è in lotta per il podio ma che il 29 luglio (stesso giorno del successo di Menegatti/Orsi Toth ad Agadir) a Samsun in Turchia, ha saputo (seconda coppia italiana della storia) salire sul gradino più alto del podio in un torneo World Tour (qui si trattava di un torneo 1 Stella): si tratta di Ferraris/Michieletto, due giovani che per il momento non rientrano nel progetto Club Italia ma sulle quali sarebbe bene fare qualche ragionamento a livello federale perché per innalzare il valore delle coppie più importanti c’è bisogno di alzare sempre più il livello di preparazione anche attraverso la presenza in azzurro di coppie che hanno dimostrato di sapersi destreggiare anche (in questo caso soprattutto) fuori dai confini italici.

L’impressione è che il movimento che si sta creando attorno al Club Italia, in campo femminile, possa dare buoni frutti. Al momento non è dato sapere se Andrea Raffaelli sarà confermato alla guida di ciò che resta della Nazionale italiana, esclusa la coppia di punta Menegatti/Orsi Toth che proseguirà il progetto con il coach Feroleto, non è dato sapere se Traballi e Zuccarelli continueranno ad essere la coppia di punta del progetto Club Italia e quali delle ragazze (Varrassi, Scampoli, Puccinelli, Costantini, Barboni, They, R. Orsi Toth) proseguiranno l’avventura in azzurro e quali potrebbero unirsi nel gruppo-laboratorio gestito da Caterina De Marinis ed Ettore Marcovecchio. Aspettare risultati eclatanti subito sarebbe deleterio e controproducente: la Norvegia, tanto per fare un esempio eclatante, insegna. Cinque anni fa la nazionale scandinava (che contava su un passato glorioso, molto più dell’Italia, sia in campo maschile che, un po’ meno, femminile) era sotto zero. Un lavoro meticoloso sui giovani ha portato alla crescita di un movimento che oggi è un punto di riferimento a livello mondiale con Mol/Sorum punta dell’iceberg di un gruppo di giovani (sia in campo maschile che femminile) che potrebbero invadere i piani alti delle classifiche mondiali nelle prossime stagioni. L’Italia ha molto più della Norvegia di cinque anni fa…

 





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