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La rinascita di Fabio Aru. Un uomo vero che onora il Giro e promette battaglia sulle Alpi



Domenica scorsa, al termine della tappa di Sappada, chiusa a quasi 20 minuti dalla maglia rosa Simon Yates, Fabio Aru si trovava dinanzi ad un bivio: lasciare la Corsa Rosa oppure rimettersi in gioco per arrivare con orgoglio a Roma.

Quando ti avvolge l’ombra del dubbio di non essere più te stesso, rischi di precipitare in un abisso senza fine. Di smarrirti per sempre. Quando ti presenti al Giro d’Italia tra i favoriti, negli anni migliori della carriera, salvo riscoprirti distante dai migliori e mai davvero in gara, ti sembra di piombare improvvisamente in una notte infinita.

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Sarebbe stato semplice dire basta, tornare a casa ed evitare altre brutte figure. Questo, però, non sarebbe stato Fabio Aru. Un corridore che ha vinto una Vuelta, è salito per due volte sul podio al Giro ed ha chiuso al quinto posto il Tour de France 2017 dopo aver indossato anche la maglia gialla, non può essere diventato scarso di colpo.

Non sono il vero Aru“, aveva dichiarato il Cavaliere dei Quattro Mori al termine della frazione dello Zoncolan. Proprio questo pensiero potrebbe avergli dato la forza di reagire e scacciare le paure: dimostrare a tutti, nell’ultima settimana della Corsa Rosa, chi è il vero Aru. Oggi, nella cronometro di Rovereto, il capitano della UAE Emirates ha offerto una prestazione eccezionale, chiudendo sesto a soli 37″ dal vincitore Rohan Dennis, di fatto disimpegnandosi sullo stesso livello di specialisti come Tom Dumoulin e Chris Froome. Una prestazione che ci lascia comprendere, una volta di più, quanto la testa conti nel ciclismo e nello sport in generale. Se il sardo avesse accusato dei problemi di salute, oggi non avrebbe di certo sfoderato un risultato straordinario ed inaspettato.

Dopo aver toccato il fondo a Sappada, è scattata l’attesa scintilla. Dalle grandi cadute, spesso, si generano le rinascite più splendenti. Potrebbe iniziare ora una nuova carriera per il ciclista italiano, ancora giovane e con diverse stagioni davanti. Fabio Aru uscirà sconfitto da questo Giro d’Italia, ma di certo non meno amato. Ha reagito da vero uomo, onorando il ciclismo ed il Giro proprio nella difficoltà estrema. Tutti particolari che non possono sfuggire al grande popolo delle due ruote. Ha sofferto tanto, troppo. Ha accumulato una rabbia che lo renderà più forte e consapevole. E chissà che ora, sulle Alpi, il Cavaliere dei Quattro Mori non possa tornare ad alzare le braccia al cielo…

federico.militello@oasport.it





Foto: comunicato Rcs
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