Tirreno-Adriatico 2018, bicchiere mezzo pieno per Fabio Aru verso il Giro d’Italia. Buone risposte in salita, l’avvicinamento procede

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La Tirreno-Adriatico di Fabio Aru può giudicarsi sostanzialmente positiva: ha chiuso in 12esima posizione in classifica generale a 2 minuti dal vincitore Kwiatowski, attardato di appena tre secondi da Vincenzo Nibali e manifestando una condizione fisica in crescita. Il Cavaliere dei Quattro Mori ha risposto presente nella tappa regina: l’arrivo in salita a Sassotetto lo ha visto assoluto protagonista, è scattato e ha lottato coraggiosamente per la vittoria nel finale, difendendosi con tanto cuore e con grande grinta. Il sardo ha onorato al meglio anche la memoria del compianto Michele Scarponi (suo grande amico e compagno di squadra nelle ultime stagioni) e la settimana ha dato risposte confortanti in vista dell’imminente futuro.

Fabio Aru sta lavorando alacremente per farsi trovare pronto al Giro d’Italia che scatterà il 4 maggio da Gerusalemme: mancano ancora due mesi al primo grande obiettivo stagionale e il 27enne non vuole farsi trovare impreparato, motivato a lottare non solo per il podio ma addirittura per il successo finale duellando con Chris Froome (ipotizzando la reale presenza del kenyano bianco). La Corsa dei due Mari ci ha consegnato un Cavaliere coraggioso, impavido in salita dove è parso bello pimpante e aggressivo, mentalmente presente e capace di colmare col cuore quel qualcosa che mancava sotto il profilo atletico visto che la condizione non è ancora delle migliori (sarebbe grave se così fosse visto che il picco deve arrivare in piena primavera, quando speriamo lotterà per la maglia rosa).

Il bicchiere è mezzo pieno per il capitano della UAE Emirates e lui stesso si è dichiarato molto soddisfatto per come ha pedalato durante la Corsa dei due Mari. I segnali sono arrivati già nella prima vera uscita stagionale, ora bisognerà andare a raccogliere i frutti quando conterà davvero ma questo Fabio Aru può farci sognare davvero in grande, a patto di migliorare ancora un po’ a cronometro. 

 





(foto Pier Colombo)

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