Beach volley donne: il “silenzio assordante” di Raffaelli e il centro di gravità permanente che non arriva mai

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Una frase (che annuncia un silenzio), a volte, può dire molto più di mille parole. La frase di cui il mondo del beach volley (non solo italiano) discute oggi è quella pronunciata questa mattina da Andrea Raffaelli, ct azzurro del beach al femminile, come risposta a precisa domanda del giornalista della Gazzetta dello Sport Pierfrancesco Catucci sulla gestione della coppia (o trio) di punta del movimento rosa: Menegatti/Giombini con l’aggiunta di Orsi Toth dal 18 luglio in avanti. “Non parlo, per loro avevo altri progetti”.

Sia chiaro, niente di scandaloso. Anche Chicco Blengini, fosse stato interrogato alla vigilia dell’Europeo dello scorso settembre sulla questione Zaytsev, avrebbe potuto rispondere più o meno nello stesso modo “Non parlo, con lui avevo altri progetti”, anche i vari coach dell’Italibasket avrebbero potuto dire ad ogni rinuncia delle star NBA per le grandi manifestazioni internazionali: “Non parlo, con loro avevo altri progetti” ma la differenza è che Blengini non lo fece, sposando a pieno la decisione federale di escludere lo Zar, giusta o sbagliata che fosse e nemmeno gli allenatori di basket hanno esternato il mal di pancia (inevitabile) dopo le risposte negative dei giocatori alle loro chiamate. E gli esempi potrebbero essere altri.

Andrea Raffaelli, invece, ct di una Nazionale che non gioca quasi mai, perché le ragazze che allena non hanno le credenziali (i punti) per affrontare i tornei internazionali e dunque si devono accontentare delle tappe del campionato italiano e magari di qualche torneo a 1 Stella come quello di Shepparton nel quale Zuccarelli e Traballi sono state inserite in qualificazione, ha esternato il suo stato d’animo, il suo disagio e la sua dichiarazione non può passare inosservata.


Raffaelli, dunque, è ufficialmente un Ct senza alcun potere decisionale sulla coppia (attualmente Menegatti/Giombini, poi Menegatti/Orsi Toth dal 18 luglio) più importante del movimento. A questo punto i rumors che parlavano di incompatibilità tra Raffaelli e Menegatti (che anche lo scorso anno aveva il suo allenatore, Lissandro, sempre nell’ambito dello staff tecnico federale) non sono più rumors ma realtà.

Nella intervista alla Gazzetta il dirigente federale Dell’Anna (più volte negli ultimi tempi da noi cercato per avere chiarimenti sui vari progetti federali ma mai rintracciabile), che aveva parlato su Oa Sport qualche mese fa del futuro del beach volley azzurro, dice che la Federvolley ha sposato il progetto di Terenzio Feroleto (ex collaboratore di Lissandro) come allenatore del “gruppo” Menegatti (ora con Giombini, poi con Orsi Toth). Ciò significa che ancora una volta (come è accaduto in passato con il maschile, prima di Rio, Paulao aveva voce in capitolo solo su Ranghieri e Carambula) c’è un Ct con poteri limitati e un gruppo parallelo appoggiato e finanziato dalla Federvolley. Chi farà le convocazioni per gli Europei o la Continental Cup, chi prenderà le decisioni sui vari percorsi da seguire in prospettiva Tokyo 2020? Raffaelli, Dell’Anna, Feroleto, altri, il “grande vecchio”?

Detto che la politica degli “orticelli” a compartimenti stagni ha sempre dato risultati tutt’altro che esaltanti, non solo sulla sabbia, il mondo del beach volley esce ancora una volta con le ossa rotte dal punto di vista mediatico. Non riuscire a trovare un’unità di intenti quando si devono gestire meno di una decina di atlete è già qualcosa di abominevole. L’immagine poi che si dà in pasto alle ragazze che fanno parte del Club Italia e che dovrebbero rappresentare il futuro del movimento, ai genitori che dovrebbero spingerne altre a intraprendere una carriera da professionista a discapito di una tranquilla trafila indoor (“che male che vada un contrattino in A2 o in B1 si strappa sempre”) è di un ambiente scollato, che non cresce e non dà garanzie né dal punto di vista tecnico, né dirigenziale.

C’è però un’isola felice, che si chiama Club Italia, gestita da due allenatori (Ettore Marcovecchio e Caterina De Marinis) che stanno ottenendo risultati e stanno ricreando un movimento di giovani, con serietà e impegno. Non c’è altra via: bisogna prima o poi ripartire da qui e mostrare al mondo del beach (dove le poche parole di Raffaelli non sono certo passate inosservate) che l’Italia ha capacità organizzative e può tornare ad essere protagonista fra le donne. Per Tokyo Orsi Toth e Menegatti facciano la loro corsa, rispettando le regole e le gerarchie e la Federazione chiarisca chi decide cosa ma, in vista di Parigi 2024, l’auspicio è che cambi tutto e che un movimento imponente come quello femminile italiano esprima un vero e proprio “gruppo azzurro”, non solo sparute coppie, perennemente alla ricerca di un centro di gravità permanente che non arriva mai.

 






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