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Basket, Final Four Champions League 2017: le semifinaliste ai raggi X. Tenerife è la favorita, Venezia ci prova

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La Basketball Champions League 2017 si avvicina all’atto conclusivo. La Final Four andrà in scena nel prossimo weekend, a Tenerife, in Spagna. Le quattro qualificate sono pronte a darsi battaglia nelle due semifinali, in programma venerdì, e nella finalissima di domenica. La prima semifinale vedrà di fronte i turchi del Banvit ed i francesi del Monaco, mentre nella seconda semifinale Venezia affronterà i padroni di casa dell’Iberostar Tenerife. Diamo uno sguardo alle quattro squadre.

Nato solo nel 1994, il Banvit è al debutto in uno scenario così importante. La squadra turca è fresca dall’aver vinto il primo titolo della sua storia, la Coppa di Turchia, conquistata battendo l’Anadolu Efes in finale. La banda allenata dallo sloveno Saso Filipovski si presenta a Tenerife con l’età media più bassa: i soli 24 anni però non devono ingannare. Banvit è un connubio perfetto di forza, atletismo e fisicità. Si tratta del secondo miglior attacco per efficienza al tiro (53%), oltre che della migliore squadra a rimbalzo tra le quattro finaliste: i turchi raccolgono il 53.5% dei rimbalzi a disposizione, dei quali il 32% in attacco. Se aggiungiamo il fatto che tirano più liberi di tutti (23 tentativi a partita), ecco che abbiamo la miglior squadra offensiva delle finali, con i suoi 112 punti di media su 100 possessi. Difensivamente è invece una squadra ordinata, che sfrutta la sua forza fisica a rimbalzo per lanciarsi in contropiede e scatenare la velocità delle sue due stelle, l’americano Jordan Theodore ed il turco Furkan Korkmaz. Si tratta probabilmente della migliore coppia di guardie tra quelle delle quattro finaliste; due talenti incredibili che riescono a coniugare fisicità e talento. Theodore è inoltre il miglior assist-man della competizione (7.5 a partita). Il Banvit ha chiuso al secondo posto il girone A, dietro al Monaco, con 11 vittorie e sole 3 sconfitte, tutte in trasferta; nella fase ad eliminazione diretta invece, i turchi hanno eliminato due squadre tedesche: nessun problema agli ottavi contro Oldenburg, mentre ai quarti hanno sofferto parecchio contro Ludwigsburg. Dopo aver perso in casa di cinque punti infatti, un canestro a due decimi dalla fine di Theodore ha consegnato al Banvit la Final Four. La squadra turca arriva dunque a Tenerife per stupire.

Ad affrontare i turchi in semifinale sarà il Monaco. Le due squadre si sono già affrontate due volte, nel corso della regular season: in entrambi i casi la partita si è conclusa con una vittoria casalinga. Il Monaco solo due anni fa militava nella seconda divisione francese. Da allora è arrivata non solo la promozione, ma anche due vittorie consecutive nella Leaders Cup, riservata alle prime otto di metà campionato. La squadra allenata dal montenegrino Zvezdan Mitrovic è fatta di atletismo e fisicità, che si traducono nella miglior difesa del torneo. I biancorossi sono la miglior difesa sul tiro da tre (17.6 tentativi a partita) ed hanno i migliori dati tra le quattro finaliste per quanto riguarda tiri stoppati e recuperi. Il 92.4 di efficienza difensiva è la naturale conseguenza di tutto ciò. La forza di questa squadra è il gruppo. Si tratta infatti della squadra che, insieme a Tenerife, ottiene il miglior contributo della panchina (41 punti di media a partita). Proprio dalla panchina esce Sergii Gladyr, giustiziere di Sassari. L’ucraino tira da tre con il 44% e quando è in campo i numeri dicono che l’efficienza offensiva dei francesi schizza a 124. Il Monaco, per giungere a Tenerife, ha vinto il gruppo A davanti al Banvit con sole due sconfitte. Agli ottavi ha battuto agevolmente l’AEK Atene in casa, dopo aver perso di un punto in Grecia, mentre ai quarti non ha avuto nessun problema contro Sassari, vincendo sia andata che ritorno. Si tratta dunque della classica sfida tra il miglior attacco e la miglior difesa. Lo spettacolo è assicurato.

Nell’altra semifinale troviamo i padroni di casa dell’Iberostar Tenerife. Gli spagnoli sono i grandi favoriti di questa Final Four, non solo per il fatto di giocarla in casa. È una squadra che ama tenere i ritmi bassi e controllati, una delle migliori per efficienza difensiva ed offensiva e la migliore delle quattro finalista in assist, rapporto tra assist e palle perse (1.7), efficienza al tiro (54%) e tiro da tre (37.9%). Spesso gli spagnoli tengono gli avversari sotto i 70 punti, e quando succede l’Iberostar riesce sempre a portare a casa la vittoria. È un gruppo con grande esperienza; l’età media sfiora i 30 anni e l’unico sotto i 25 anni è il centro Mamadou Niang. Il miglior reparto, anche in vista della gara contro Venezia, è proprio quello dei lunghi che oltre al senegalese comprende anche il greco Georgios Bogris e l’esperto spagnolo Fran Vázquez. Il reparto esterni invece, conta con l’americano Davin White, il cecchino spagnolo Rodrigo San Miguel, e soprattutto l’argentino dal passaporto italiano Nico Richotti, al sesto anno a Tenerife, che nonostante abbia visto ridursi i minuti in campo resta il vero leader emotivo di questa squadra. È un grande gruppo, ben organizzato ed orchestrato dal coach Txus Vidorreta, presente anche nello staff della nazionale spagnola. Tenerife ha dominato il suo girone, che comprendeva anche Avellino, chiudendolo al primo posto e saltando dunque il primo turno dei playoffs, per poi eliminare agli ottavi i greci del PAOK ed ai quarti i francesi di Villeurbanne. Ad impressionare è il ruolino di marcia dell’Iberostar, che in casa ha perso solo contro Strasburgo ed Avellino. Stesso discorso in campionato, dove i canari sono al momento terzi, ma con due partite da recuperare ed i playoff già in tasca, e tra le mura amiche hanno mietuto vittime del calibro di Real Madrid e Barcellona. Sarà dunque molto difficile per Venezia superare questo ostacolo.

E veniamo a Venezia. La squadra italiana cercherà il primo trionfo europeo della sua storia, ma l’impresa non sarà per niente facile, dovendo affrontare i padroni di casa in semifinale. La Reyer non ha i numeri delle altre squadre (peggior rendimento offensivo e difensivo tra le quattro finaliste) ma ha un grande collettivo. L’intensità è la forza di questa squadra, soprattutto nella metà campo difensiva, con tanti tocchi sulle linee di passaggio e a rimbalzo. In attacco invece, Venezia non disdegna qualche sortita in contropiede, specie dopo palla recuperata, ma in generale tende a controllare il ritmo ed organizzare l’attacco. I giocatori orogranata infatti, sono molto versatili e capaci di concludere dall’arco, dalla media distanza oppure al ferro. Un esempio di versatilità è il nigeriano Melvin Ejim, miglior giocatore della squadra per efficienza difensiva ed offensiva. I creatori in attacco invece, sono gli americani Marques Haynes e Tyus McGee, capaci in emergenza di poter generare tiri dall’1 vs 1. Per arrivare a Tenerife, la Reyer ha sfruttato alla grande il Taliercio, dove ha ottenuto 10 vittorie su 10 partite. In trasferta invece, non sono mancate sconfitte pesanti, ma nel momento decisivo i giocatori di Walter De Raffaele hanno saputo tirar fuori grandi prestazioni, come ai quarti di finale contro il Pinar Karsiyaka. Per poter arrivare in finale, la squadra della laguna dovrà affrontare la trasferta più difficile del torneo, nel catino del Pabellón Santiago Martín.

 

Foto: Twitter Basketball Champions League

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