Boxe: 2016 <i>annus horribilis</i> per gli uomini, promosse le donne


Nell’anno olimpico, i bilanci finali non possono che essere fortemente influenzati dai risultati della rassegna a cinque cerchi. Nel caso della boxe, dunque, i giudizi sono in gran parte negativi, con l’unica eccezione delle donne, che hanno ravvivato un 2016 che altrimenti sarebbe stato davvero buio. La squadra volata in Brasile, infatti, è tornata a casa a mani vuote dopo tante edizioni di successi: un bilancio davvero poco lusinghiero, ma che è in linea con quello degli ultimi Mondiali.

L’unico a sfiorare la medaglia è stato il peso massimi Clemente Russo, che andava alla ricerca di un terzo podio olimpico consecutivo, e che può anche recriminare per quanto riguarda i giudizi arbitrali in occasione della sua sconfitta. Al di là di questo episodio, è sintomatico il fatto che il miglior rappresentante della squadra maschile sia stato ancora il trentaquattrenne Russo, che già tante medaglie ha regalato nella sua carriera, mentre alle sue spalle è emersa una preoccupante latitanza nelle nuove generazioni.

Tra le delusioni dell’anno va sicuramente annoverato Valentino Manfredonia: il rappresentante dei mediomassimi, seppur parzialmente giustificato da un infortunio, è divenuto oramai un lontano parente di colui che dominava la scena nelle World Series of Boxing, tanto da ottenere la qualificazione olimpica come miglior interprete della categoria. I due elementi più giovani della spedizione olimpica, il peso minimosca Manuel Cappai ed il supermassimi Guido Vianello, non hanno dimostrato ancora quello di cui sono capaci: il toscano, in particolare, del quale abbiamo sempre riconosciuto le qualità, dovrà ancora lavorare duramente se vorrà raccogliere l’eredità di Cammarelle nella categoria di peso più elevata.

Vi sono poi coloro che non si sono qualificati alle Olimpiadi, a partire dal peso medio Salvatore Cavallaro, altro pugile di belle speranze che a questo punto avrà altri quattro anni per riuscire ad affermarsi nei palcoscenici internazionali più importanti, senza dimenticare il peso gallo Francesco Maietta, sfortunato in occasione delle qualificazioni, quando ha dovuto dichiarare forfait prima dell’inizio del torneo. Da inserire, infine, anche alcuni elementi provenienti dalle vittorie nelle categorie giovanili, a partire dal campione olimpico giovanile di Nanjing 2014, Vincenzo Arecchia, anche se indubbiamente il vivaio azzurro sembra produrre talenti con un ritmo inferiore rispetto al passato.

Passiamo finalmente alle note liete, tutte provenienti dal settore femminile. La notizia che ha avuto più risonanza mediatica è stata sicuramente la storica partecipazione olimpica di Irma Testa, prima donna italiana a partecipare ai Giochi in questa disciplina. La giovane campana ha raggiunto i quarti di finale e sicuramente rappresenta un’atleta sulla quale puntare tanto per il futuro. A livello assoluto, invece, l’evento dell’anno è stato il titolo mondiale conquistato da Alessia Mesiano, altro risultato importantissimo in ottica olimpica, visto il possibile aumento delle categorie femminili per Tokyo 2020. A fine anno è poi arrivata la medaglia di bronzo europea dell’emergente Stephanie Silva, a completare un quadro decisamente più allettante rispetto a quello dei colleghi maschi: se nei prossimi anni il pugilato italiano otterrà successi, sarà verosimilmente con le donne.

giulio.chinappi@oasport.it

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Immagine: Clemente Russo (pagina Facebook)

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