Judo, Matteo Marconcini in ESCLUSIVA verso Rio 2016: “Ho trovato una maturità che mi fa stare molto sereno”

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Matteo Marconcini, classe 1989, sarà uno dei cinque judoka che rappresenteranno l’Italia ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Lontano dai riflettori per gran parte del biennio di qualificazione, il judoka della categoria 81 kg ha ottenuto il pass grazie ai risultati degli ultimi tornei utili (bronzo al Grand Slam si Baku, argento al Grand Prix di Almaty), conquistando la quota continentale europea per l’Italia.

Con la qualificazione olimpica hai raggiunto un risultato che sembrava impossibile solo due mesi prima. Raccontaci come sono andati i tuoi tornei che hanno determinato la conquista del pass.

Rientrato dall’infortunio, ho voluto provare un paio di Coppe del Mondo per vedere come stavo e divertirmi un po’. Beh, una l’ho vinta e l’altra ho fatto 3, allora ho detto: forse è giusto divertirsi ancora un po’. Speravo di fare gli Europei, ma alla fine non sono stato convocato e allora ho cercato di dare tutto al Grand Slam a Baku, dove ho ottenuto il mio più grande risultato finora, ed anche ad Almaty, dove se avessi vinto sarei stato qualificato. “Purtroppo” mi sono dovuto accontentare del secondo e sperare…“.

Hai seguito il World Masters di Gudalajara o hai fatto finta di niente? Cosa pensavi mentre la tua qualificazione era appesa ad un filo?

Il Master l’ho guardato, ho passato due settimane di inferno nel limbo per sapere se avrei dovuto preparare un’Olimpiade oppure un Campionato Italiano. Questo sistema delle quote è veramente brutto, perché purtroppo può essere ripescato solo un italiano e quindi a quel punto eravamo in ballo con Valentina (Moscatt, ndr) e Susy (Galeone, ndr): è tremendo giocarsela con compagni di squadra soprattutto quando ormai nulla dipende più da te“.

Per molto tempo sei rimasto nell’ombra, anche a causa di qualche problema fisico. Come hai fatto a mantenere, nei momenti più difficili, la determinazione per raggiungere la qualificazione per Rio?

Io in realtà non mi sono mai sentito nell’ombra, le gare ed i risultati sono arrivati anche negli anni passati, certo posso dire che dall’ultimo infortunio ho trovato una maturità che mi fa stare molto sereno in gara e negli allenamenti, che secondo me è necessaria per raggiungere i propri obiettivi. Di certo posso ringraziare il Centro Sportivo Carabinieri, i miei comandanti e gli allenatori che mi hanno permesso di fare un percorso di tornei e stage a parte perfetti per rientrare in forma e farmi trovare al meglio quando la nazionale mi avrebbe riconvocato“.

A quasi ventisette anni, che compirai poco dopo i Giochi, hai raggiunto i risultati più importanti della tua carriera, ed alle Olimpiadi sarai il più grande dei cinque azzurri. Possiamo dire, rispetto agli atleti che esplodono già da giovani, che i tuoi risultati sono frutto del lavoro e della perseveranza?

Il lavoro e la perseveranza sono l’unico modo per arrivare ai risultati sperati e questo da giovani è difficile capirlo, però sono dell’idea che il troppo stroppia, cioè gli svaghi e che le proprie passioni al di fuori del judo e del proprio sport/lavoro possano solo portare serenità e tranquillità all’atleta, soprattutto quando deve affrontare un periodo difficile e lungo come la qualificazione olimpica“.

Come stai preparando le Olimpiadi? A quali tornei prenderai parte da qui a Rio?

Adesso siamo in Giappone a Tokio con i due nanetti Elios (Manzi, ndr) e Fabio (Basile, ndr) dove staremo quasi venti giorni e ci alleneremo all’Università Nittaidai per staccare un po’ e fare del buon judo, poi qualche giorno di stop e rientreremo ad Ostia per l’ultima fase di preparazione.. Non sono previsti tornei prima dei Giochi, ci teniamo le forze e la rabbia per il tatami di Rio“.

Quali avversari vedi come favoriti per le medaglie olimpiche nella tua categoria, la 81 kg?

Beh, il georgiano (Avtandili Tchrikishvili, ndr) è sicuramente molto forte e mi piacerebbe anche molto incontrarlo in gara. Comunque sono tutti atleti molto ostici e forti, d’altronde si sa alle Olimpiadi vanno i migliori, anche se un vecchio amico dice sempre che là non per forza vince il migliore, ma quello che quel giorno sta meglio sia fisicamente ma soprattutto di capoccia…“.

Qual è la tua tecnica preferita?

La mia tecnica preferita è lo Yoko-Tomoe-Nage, anche se ultimamente prediligo il lavoro a terra dove il mio passaggio forte è sicuramente il Sode guruma jime!“.

Alle Olimpiadi ovviamente tutti puntano alle medaglie, ma, al di là del risultato, cosa ti renderebbe soddisfatto?

Io vado là per andare sul podio, sogno di tutti gli atleti che arrivano alle Olimpiadi, ma credo che vorrei ancora di più divertirmi io in primis e soprattutto, essendo un evento mediatico, far divertire la gente da casa, dato che il judo non è così seguito ed aiutare a portarlo in alto mi renderebbe soddisfatto. Certo, con una medaglia sì che lo porterei in alto, proviamoci! #Kamikaze“.

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Immagine: IJF

giulio.chinappi@oasport.it

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