Pagellone 2014, seconda parte: bene nuoto e ginnastica, disastro calcio. Crisi atletica

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NUOTO, 7.5: due fuoriclasse, tanti giovani interessanti ma anche qualche nota opaca. Il 2014 del nuoto italiano è vario e presenta numerose sfumature. Prima i big. Gregorio Paltrinieri con tre ori tra Europei in vasca lunga e uno (storico) ai Mondiali in corta: l’emiliano è ormai il padrone incontrastato del mezzofondo. Federica Pellegrini, il cui flop di Doha non macchia il successo berlinese nei 200 stile libero e la rimonta da sogno nella 4×200 stile libero. Poi le promozioni. Fabio Scozzoli, finalmente a un passo dal ritorno ai massimi livelli dopo l’infortunio al ginocchio. Marco Orsi, super protagonista in Qatar con un argento nei 50 stile libero e ora atteso dalla definitiva esplosione anche in lunga. Filippo Magnini, solito leone pieno di carattere e carisma, capitano coraggioso delle tante staffette azzurre. Erika Ferraioli e Silvia Di Pietro, il volto più bello della velocità a suon di record italiani. Martina Caramignoli, 1500 metri di bronzo da dedicare alla nonna. Ilaria Bianchi, terza nei 100 farfalla a Berlino tra le fuoriclasse scandinave. Andrea Mitchell D’Arrigo, che però deve crescere nella tenuta mentale delle gare. Gabriele Detti, fedele compagno/rivale di Greg. Luca Leonardi, sul podio in Germania nello spettacolo dei 100 stile libero. Quindi i giovanissimi. Arianna Castiglioni, classe 1997 che illumina nella rana. I baby Simone Sabbioni, Nicolangelo Di Fabio e Ambra Esposito, medagliati alle Olimpiadi giovanili. I rimandati portano invece soprattutto i nomi di Luca Dotto, Lisa Fissneider, Matteo Rivolta: a loro l’augurio che l’anno mondiale porti maggiori stimoli, energie e risultati.

CALCIO MASCHILE, 4: difficile valutare nel complesso l’annata di un movimento che delude totalmente al Mondiale in Brasile con Cesare Prandelli in panchina e, invece, prova a rialzarsi con la ricetta “orgoglio, umiltà e cattiveria” del nuovo ct Antonio Conte. L’appuntamento più importante, quello in terra sudamericana, è stato fallito malamente e non ci sono scuse per evitare l’insufficienza pesante. Però il voto sarebbe potuto essere ancora più negativo: con l’ex allenatore della Juventus gli azzurri hanno raccolto cinque successi in sei gare e, pur non regalando prestazioni memorabili, sono ancora imbattuti e in piena corsa per il primo posto nel girone. Insomma: si intravede un barlume di speranza, sebbene manchino i fuoriclasse di un tempo. Promossa a pieni voti invece l’under 21, qualificata agli Europei di categoria in programma a giugno con il play-off vinto sulla Slovacchia dopo l’impresa di Pescara sulla Serbia (da 0-2 a 3-2 per passare il girone). A sensazione, il 2015 sarà decisivo non solo per gli azzurrini che si giocheranno il pass olimpico, ma anche per valutare le ambizioni di Conte alla guida dei grandi.

BADMINTON, 6: si investe sul futuro, con un progetto giovani che mira al 2020 e 2024 avviato col sostegno del Coni, che sembra essersi accorto anche di questa disciplina. Per quanto riguarda il presente, ci si arrangia come si può: rendendo italiana una Jeanine Cicognini, che ovvia ad un settore femminile altrimenti disastroso, con una splendida sequenza tra estate e autunno e un ranking che la lascia in corsa per la qualifica olimpica. Sfruttando il lavoro degli sparring, con Chandra capace di cogliere, in rappresentanza del Tricolore, soddisfazioni importanti. E facendo progredire Rosario Maddaloni e Giovanni Greco, ora alle porte dei primi 100 nel ranking individuale e dei primi 60 in doppio, in linea con gli obiettivi del tecnico Ruiz. Ah, onore al merito del BC Milano che arriva tra i primi otto club d’Europa, un risultato storico. Comunque, nel volano azzurro si sta seminando e arando il terreno, per il raccolto bisogna avere pazienza.

GINNASTICA ARTISTICA, 7,5: lo storico quinto posto ottenuto dalla squadra femminile ai Mondiali è il grande risultato della stagione. Si tratta della miglior performance ottenuta della storia moderna, escludendo il quarto posto del 2007 che giunse grazie a un generoso regalo della Russia. Le ragazze di Enrico Casella, a tre quarti di gara, erano addirittura in terza posizione: Vanessa Ferrari, Erika Fasana, Martina Rizzelli, Giorgia Campana, Lara Mori e Lavinia Marongiu hanno realizzato una magia, lottando contro Russia e Romania. Contando anche le innumerevoli assenze di peso (Ferlito, Mariani, Meneghini tra le più importanti) questa è una base stupenda su cui fondare il futuro verso le Olimpiadi di Rio.
La ciliegina sulla torta è stata posta dalla solita eterna Vanessa Ferrari che, a 24 anni, è salita nuovamente sul gradino più alto di un podio internazionale laureandosi Campionessa d’Europa al corpo libero (unica medaglia dell’Italia, tra rassegna iridata e continentale, ottenuta in questa stagione), oltre a vincere una tappa di Coppa del Mondo (a Tokyo). Purtroppo la bresciana non è riuscita a ripetere l’argento conquistato ai Mondiali 2013, sbagliando qualcosina nell’atto conclusivo della manifestazione.
Sono da apprezzare le importanti evoluzioni tecniche di diverse ginnaste: i doppi avvitamenti al volteggio sono ormai una sicurezza; il nostro corpo libero è inferiore, per punteggio, solo a quello degli USA; la trave si conferma punto di forma; c’è da lavorare sulle parallele.
Da lodare Erika Fasana per aver studiato ed esibito lo Tsukahara avvitato e il Chusovitina, prima italiana di sempre.
Tra le under 16 va annotato l’argento portato a casa da Iosra Abdelaziz alle Olimpiadi giovanili, bravissima sugli staggi, e le buone performance di Sofia Busato. Con il recupero di tutte le potenziali migliori ci sarà da divertirsi.
Rimane il neo degli Europei, in cui non siamo riuscite a brillare: il sabato nefasto della finale a squadre (infarcita di errori e cadute, conclusa solo al quinto posto) pesa nel piatto delle medaglie e dei giudizi.
Al maschile qualche difficoltà in più: agli Europei si è faticato in maniera importante, al Mondiale si è ottenuto un 13esimo posto migliorabile nella prossima stagione, per poi sfruttare il Test Event e qualificarsi alle Olimpiadi. Gli infortuni di Matteo Morandi, Enrico Pozzo e Alberto Busnari (durante i Mondiali) hanno complicato ulteriormente la vita; bene il settore giovanile, dove il miglior risultato è stato ottenuto da Simone Bresolin (medaglia di bronzo al cavallo con maniglie agli Europei).

PALLANUOTO FEMMINILE, 7: tantissimo rammarico per il quarto posto europeo dopo aver assaporato, e sfiorato letteralmente, la finale. Il Setterosa ha comunque dimostrato di essere tra le squadre migliori del Vecchio continente e anche in World League si è difesa bene (se non meglio). Il secondo posto finale è un ottimo risultato che mette in luce tutte le qualità e le speranze di un gruppo che nei prossimi anni potrebbe regalare grandi soddisfazioni. Le giovani sembrano in crescita e pronte a rimpiazzare le veterane la cui carriera sembra ormai prossima al termine.

ATLETICA, 5:  doveva essere la stagione del riscatto, ma poco si è visto. Gli Europei erano l’appuntamento clou del biennio e su cui si era investito parecchio, ma non sono certamente andati nel verso giusto. Troppi i soliti infortuni, troppi i soliti “sarà per la prossima volta”, troppi gli obiettivi falliti.
Il movimento è innegabilmente e in crisi, in maniera indefendibile e ingiustificabile. Le promesse latitano o non sbacciano, esplodono da under 20 e poi mancano lo step che dovrebbe portarli ai successi tra i grandi.
Ci siamo aggrappati a una sontuosa Libania Grenot, Campionessa d’Europa sui 400m con una cavalcata magistrale (uno dei momento top dello sport azzurro in questo 2014), ma con un tempo lontano dalle migliori fuori dal Vecchio Continente. Fantastico Daniele Meucci, involatosi sui 42km di Zurigo verso una meravigliosa medaglia d’oro agli Europei, accompagnato dall’argento dell’eterna Valeria Straneo sempre nella Maratona. Sono solo questi i sorrisi (insieme alle medaglie degli Europei di corsa campestre) di una stagione da dimenticare il più in fretta possibile.
Daniele Greco infortunatosi due/tre volte (o chissà quante…) e che ha rinviato il ritorno in gara al 2016; Alessia Trost ko e incapace di ripetersi su buoni livelli; mancano altre punte di diamante. L’esplosione di Federica Del Buono è da tenere sott’occhio, sparando che cresca ulteriormente e mantenga le premesse di quest’anno.
Le vicende doping sbucate fuori a “piste chiuse” rendono ancora più triste il quadro. La Federazione ha chiesto e ottenuto un bonus economico dal Coni: ora va sfruttato al meglio. Perché se si va così a Rio…

CRICKET, 8: salvezza raggiunta in quarta divisione tra i maschi e titolo europeo, il secondo consecutivo, per la compagine femminile. Continua a crescere a piccoli passi il cricket italiano, ormai da tempo in prima fila anche per quanto riguarda l’integrazione con immigrati cingalesi, indiani, pachistani in campo per il tricolore.

CANOA VELOCITA’, 5: la tappa di Coppa del Mondo Milano aveva fatto sognare. Le opache prestazioni iridate hanno fatto tuttavia tornare con i piedi per terra la nazionale azzurra che si appresta ad affrontare i decisivi Mondiali del prossimo anno con tante incognite. La prima è quella del direttore tecnico; si era fatto il suggestivo nome di Oreste Perri ma la trattativa sembra essersi arenata. La seconda è quella della preparazione, con alcuni atleti, in particolare quelli del K4 1000 metri maschile fuori forma nell’appuntamento clou della stagione. Laterza è il settore femminile che non riesce a emergere dopo l’addio di Josefa Idem. Nessun segnale di vita dalle ragazze azzurre, ancora troppo lontane dal resto del mondo. Tra i lati positivi bisogna evidenziare invece la crescita dei giovani Giulio Dressino, Matteo Torneo, Matteo Florio e Manfredi Rizza e il settore della canadese guidato dai fratelli Craciun. Storico il podio ottenuto da Sergiu nella tappa di Coppa del mondo di Szeged, il tempio della canoa dove l’italo-moldavo ha chiuso terzo nel C1 1000 metri.

CANOA SLALOM, 6: annata sfortunata per Daniele Molmenti,messo ko da un incidente stradale prima dei Mondiali. Si è invece confermato adalti livelli conquistando la seconda finale iridata consecutiva Giovanni De Gennaro. Bene anche Andrea Romeo, per la prima volta sul podio in Coppa del mondo nel K1 e Stefano Cipressi, sempre più a suo agio nella canadese monoposto. Continua invece a faticare tra i senior Roberto Colazingari, il quale tuttavia ha mostrato il suo talento nelle competizioni giovanili. Annata non brillante in campo femminile per Stefanie Horn. L’italo-tedesca, strepitoso argento europeo lo scorso anno, ha faticato parecchio in campo internazionale, trovando tuttavia l’acuto agli Europei U23 di Skopje.

TIRO A VOLO, 7.5: nell’anno no di Jessica Rossi, l’Italia non ha comunque tradito le attese facendo incetta di medaglie in Coppa del mondo, agli Europei ed ai Mondiali. Gli inossidabili Giovanni Pellielo, Massimo Fabbrizi, Daniele Di Spigno, Deborah Gelisio e Chiara Cainero che continuano a ruggire, la definitiva consacrazione di Luigi Lodde, le piacevoli scoperte di Riccardo Filippelli e Antonino Barillà. Una piccola delusione è arrivata dal settore femminile ai Mondiali di Granada con le azzurre a secco nelle gare individuali dopo anni di dominio. Una settimana storta non cancella un’annata come al solito densa di soddisfazioni per il tiro azzurro.

KARATE, 8.5: l’Italia ha vissuto una grande stagione in quest’arte marziale, che non sarà sport olimpico a Rio 2016 ma che potrebbe divenirlo in futuro, magari a Tokyo 2020. Con quattro ori, due argenti ed un bronzo, la squadra azzurra ha conquistato il primo posto nel medagliere degli Europei, ma ha anche ottenuto il primato nella rassegna continentale giovanile ed un ottimo settimo posto nel medagliere dei Mondiali, con un oro, un argento e due bronzi. Ottimi anche i risultati nella Premier League, il circuito mondiale itinerante, con l’Italia che è risultata essere la miglior nazione nella tappa conclusiva, quella di Salisburgo. La miglior atleta di stagione è stata Sara Cardin, vincitrice del titolo europeo e mondiale nel kumite 55 kg, e di numerose medaglie nei tornei internazionali.

RUGBY (A 15), 6: media ponderata tra settore maschile (4.5) e settore femminile (7.5). Tra gli uomini, solo il convincente trittico di test match di novembre – concluso con una grande prestazione contro il Sudafrica – ha evitato un’insufficienza ancor più pesante. La crisi strutturale e di gioco dell’Italrugby, una delle più profonde degli ultimi tempi, ha fatto sprofondare gli azzurri al 14° posto nel ranking mondiale (con la Georgia a tallonarci da dietro…) e a soccombere addirittura contro il Giappone nei test estivi, quando sarebbe bastato un atteggiamento meno vacanziero per portare a casa il match, il punto più basso della gestione Brunel. Il ct francese, tra febbraio e giugno, non è riuscito mai (ad eccezione dell’unico lampo in casa del Galles, dove è esploso Michele Campagnaro) a riprendere in mano le redini di una squadra apparsa già allo sbando nelle precedenti finestre internazionali, autrice di conseguenza del peggior Sei Nazioni di sempre. Dopo aver toccato il punto più basso a giugno, tuttavia, il gruppo è riuscito a ricompattarsi e a riprendere in un certo qual modo la retta via, tornando alla vittoria contro Samoa (e vincere aiuta non poco), verso il Mondiale 2015, ultimo traguardo probabilmente per qualche senatore. Ma l’annus horribilis dell’Italrugby affondava le radici anche nell’intricata questione celtica, che ha tenuto sulle spine tanti pilastri del Benetton Treviso (le Zebre rappresentavano un caso a parte), ‘costretti’ all’esodo in Inghilterra di fronte al pericolo di ritrovarsi in Eccellenza. L’ennesima prova di come anche la Federazione debba ancora crescere per guidare un movimento come quello italiano. Diverso il discorso tra le donne, dove le difficoltà economiche e finanziarie dei club non stanno frenando la grande crescita della Nazionale maggiore, dal 2010 sempre vittoriosa almeno una volta nel Sei Nazioni. Nelle ultime edizioni, oltretutto, la squadra di Andrea Di Giandomenico ha raccolto anche due successi, dimostrando di aver compiuto un importante salto di qualità.

SOLLEVAMENTO PESI, 7: una stagione che ha confermato il costante percorso di crescita della nazionale italiana, oramai tra le realtà più solide del Vecchio Continente, come testimonia anche il quinto posto finale nel medagliere agli Europei. Benissimo il settore femminile, dove Genny Pagliaro (confermatasi regina d’Europa per il secondo anno di fila) rappresenta la punta di diamante di un gruppo che ha fatto bene ai Mondiali e può covare fondate ambizioni di qualificazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Dopo l’argento europeo nei -56 kg, Mirco Scarantino ha fallito l’appuntamento iridato, ma un passo falso può starci nel palmares di un 19enne che, malgrado la giovane età, ha già dato moltissimo alla pesistica tricolore. Non mancano poi nomi nuovi che presto faranno parlare si sé: Michael Di Giusto, Mirko Zanni e Antonino Pizzolato. Certo, confrontarsi con realtà come quelle dell’Est Europa o dell’Asia appare impresa ardua, tuttavia la Federazione sta lavorando nella strada giusta per garantire un futuro più che dignitoso ad un movimento tra i più frizzanti del panorama italiano.

VELA, 6,5: anno fantastico per Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri. Agli ingegneri volanti è mancata soltanto la ciliegina sulla torta ai Mondiali di Santander, chiusi con tanto rammarico in quarta posizione. Non hanno mancato il podio nell’appuntamento più importante invece Giulia Conti e Francesca Clapcich, straordinarie terze nonostante l’infortunio alla caviglia di Francesca agli Europei. E’ mancato l’acuto ma si è confermata tra le big del circuito Flavia Tartaglini, mentre hanno mostrato sprazzi di classe Francesco Marrai, Giovanni Coccoluto e Silvia Zennaro nei laser e i 49er con almeno tre equipaggi competitivi a livello internazionale. Per tutti sarà fondamentale continuare il percorso intrapreso anche nel 2015. Le delusioni invece arrivano dai 470 dove i giovani faticano ad emergere e un equipaggio di indubbio valore come quello formato da Giulio Desiderato e Andrea Trani che ha deciso di abbandonare il sogno olimpico.

BASEBALL, 7,5: per quello che è avvenuto sul diamante gli appassionati del “Batti e corri” nostrano non potranno essersi di certo lamentati. San Marino e Rimini dominano in Coppa Europa, mentre in un’avvincente IBL è Bologna ad aggiudicarsi il tricolore al termine di sette emozionanti partite nelle Italian Baseball Series.La nazionale maggiore non si conferma campione d’Europa, finendo comunque soltanto alle spalle dell’eterna rivale Olanda, ma il progetto iniziato, considerando anche la partecipazione positiva della nazionale U21 al primo Mondiale di Categoria, dove è arrivato un onorevole settimo posto, non può che lasciarci ottimisti per il futuro e per i prossimi tornei (vedi Premier 12), nonostante le problematiche economiche che purtroppo affliggono questa disciplina.

PENTATHLON, 6: la vittoria di Riccardo De Luca nella tappa di Coppa del Mondo a Il Cairo è l’unico acuto di una stagione che ha visto una crescita generale del movimento, soprattutto al femminile, ma senza particolari squilli. De Luca e Nicola Benedetti, formidabili nel team-event, spesso non sono riusciti a disimpegnarsi con un rendimento costante in tutte le discipline, sovente perdendo punti preziosi nella scherma (per Benedetti, invece, il tallone d’Achille resta il nuoto). Un peccato, perché si tratta di due atleti potenzialmente da podio in ogni gara. In campo femminile, da segnalare il salto di qualità compiuto da Claudia Cesarini, decima ai Mondiali e per due volte nella top10 in Coppa del Mondo. La giovane Gloria Tocchi, pur a corrente alternata, ha già dimostrato di poter raggiungere grandi risultati e da qui a Rio potrà solo migliorare. Da seguire poi le giovanissime Aurora Tognetti ed Irene Prampolini.

Pagellone a cura della redazione di OA

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