Nuoto, Mondiali Doha 2014: Paltrinieri e la velocità, l’Italia risponde presente

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Sei podi (1-2-3), diciotto finali raggiunte, un record europeo, ventuno record italiani, trentotto primati personali, sesto posto nella classifica per nazioni (440 punti, primo Stato d’Europa, successo agli Usa a quota 849) e tredicesimo nel medagliere. I Mondiali di nuoto in vasca corta di Doha 2014 vanno in archivio con un voto tutto sommato positivo per l’Italia, che completa la seconda miglior prestazione di sempre dopo i 12 allori di Shanghai 2006.

Gli azzurri si godono il talento di Gregorio Paltrinieri, al primo successo iridato della carriera, e il pazzesco feeling di Marco Orsi con la vasca da 25 metri. Ma anche il ritorno ai vertici di Fabio Scozzoli, la crescita con primati di Erika Ferraioli, il carisma di Filippo Magnini, la freschezza dei giovani Nicolangelo Di Fabio e Aglaia Pezzato e la propensione per le staffette veloci. Non mancano purtroppo le note opache, Federica Pellegrini e 4×200 stile libero femminile su tutte, ma rispetto alle poco convincenti previsioni iniziali del commissario tecnico Cesare Butini (“sarà una tappa di avvicinamento a Kazan, senza la pressione del risultato“) il bottino è certamente più che sufficiente.

1500 metri di gloria. Gregorio Paltrinieri lancia la sfida a Sun Yang per la vasca lunga, dominando la sua gara dalla prima all’ultima virata e conquistando il primo oro mondiale dopo i trionfi di Berlino e il bronzo di Barcellona. Ormai l’emiliano è una certezza e, se dopo l’esperienza australiana la forma a Doha non sarebbe dovuta essere al top, c’è da scommettere che in futuro ci si potrà divertire ancora di più. Con lui, il migliore dell’Italia è senza dubbio Marco Bomber Orsi da Budrio, argento individuale nei 50 stile libero e per la prima volta nella storia azzurra a tu per tu con i mostri della velocità pura. Esplosività da missile e condizione perfetta il mix vincente del bolognese, medaglia di bronzo anche con la 4×50 stile libero (Luca Dotto, Filippo Magnini e Marco Belotti). Terzi posti anche per la 4×100 sl femminile (Erika Ferraioli, Federica Pellegrini, Aglia Pezzato e Silvia Di Pietro) e la 4×50 mista mista (Niccolò Bonacchi, Fabio Scozzoli, Silvia Di Pietro e Erika Ferraioli), ma nel complesso quasi tutte le staffette veloci azzurre si disimpegnano bene. Delude, a causa di un’impronosticabile controprestazione di Diletta Carli nella propria frazione, la 4×200 sl donne, ma dall’altra parte brilla l’argento della 4×200 sl maschile con il cuore di capitan Filippo Magnini e le super prestazioni di Marco Belotti, Andrea Mitchell D’Arrigo e Nicolangelo Di Fabio. Se, come si dice, la 4×200 rappresenta il termometro dell’intero movimento, allora da Doha escono meglio gli uomini che le donne.

Eppure, dopo Paltrinieri e Scozzoli, la migliore è Erika Ferraioli. Pur settima nei 50 sl e fuori dalla finale nei 100, la romana stupisce abbassando prima il record italiano di Federica Pellegrini e poi – per ben tre volte di fila – quello di Cristina Chiuso. Manca ancora qualcosa per competere con le big, ma la strada intrapresa è quella giusta. Come anche Silvia Di Pietro, quinta nei 50 farfalla, e Alessia Polieri, medesimo piazzamento nei 200 farfalla con tanto di record personale. Ilaria Bianchi (100 farfalla) è grintosa nella semifinale, ma non convince a pieno nella finale in cui avrebbe dovuto difendere, con poche speranze, il titolo del 2012. Discrete le altre azzurre, il cui lavoro sarà finalizzato nel periodo primaverile ed estivo in vasca lunga. Emblematica in questo senso l’avventura di Arianna Castiglioni, 17enne bronzo a Berlino nei 100 rana e piuttosto lontana dalle posizioni di vertice. Tutta esperienza.

Niente da fare per Federica Pellegrini. Reduce dal cambio di guida tecnica, con Matteo Giunta che a fine settembre ha preso il posto del francese Philippe Lucas, la veneta è protagonista di un Mondiale più discusso che nuotato. La sua missione in Qatar inizia con le prime pagine per lo sfogo post eliminazione della 4×200 sl e continua con un 200 dorso (prevedibilmente) incolore. Nel momento più atteso, però, la 26enne di Mirano non riesce a trovare la zampata da fuoriclasse: doppio 1’54” tra batterie e finale dei 200 stile libero e avversarie lontanissime, con Sarah Sjoestroem che le scippa anche il record del mondo scendendo per la prima volta nella storia sotto 1’51”. A fine gara, sempre via Twitter, l’azzurra si assume tutte le responsabilità del flop, soprattutto a livello cronometrico, e promette pronto riscatto in ottica Kazan. Impossibile non fidarsi, visto il suo palmarès che però a questo punto non vedrà mai un oro iridato in vasca corta.

Tra gli uomini tanti i rimpianti soprattutto per quanto riguarda Andrea Mitchell D’Arrigo, fuori dalle finali dei 200 e 400 stile libero e ancora una volta frenato da limiti che sembrano più mentali che tecnici. Oscurato nei 100 sl Luca Dotto, che comunque si toglie parecchie soddisfazioni in staffetta, e negli altri stili si fatica a raggiungere le otto posizioni d’onore. Simone Sabbioni e Niccolò Bonacchi, rispettivamente classe 1996 e 1994, dimostrano un buon livello e grandi margini di miglioramento nel dorso, mentre Matteo Rivolta continua a non brillare e chiude un 2014 a dir poco incolore. Tanta sfortuna, infine, per Federico Turrini: il mistista italiano di punta, sul podio in estate, è bloccato da un virus e non riesce a prendere parte alle proprie gare.

 

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francesco.caligaris@olimpiazzurra.com

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Fin/DeepBlueMedia

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