L’Impresa Sportiva del 2014 è… La magia italiana dell’anno secondo OA

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Arenberg, mercoledì 9 luglio 2014. Pioggia, fango, pietre del Nord. Scenario da Lupi, palcoscenico da Leoni. Fantasmi nelle foreste, scheletri nei campi, incubi sul pavé.

Lì, amici sportivi, in quel luogo e in quel tempo, è stata scritta una delle più belle pagine della storia moderna del ciclismo. In un mondo tutto a colori, in cui tutto viaggia estremamente veloce, il tempo si è momentaneamente arrestato, ha ripreso il bianco e nero dei sogni, l’ancestrale si è materializzato ed è diventato antologia.

Se lo sport racchiude l’anima del Mondo, se la fatica rappresenta il nostro essere umani, se il cuore è la passione che muove l’Universo, se qualcuno crede ancora all’infinito e alla memoria sempiterna.

 

Vincenzo Nibali, in uno dei tratti più leggendari del pedale, dove la bicicletta si impersonifica nell’ultima follia sportiva chiamata Parigi-Roubaix, ha messo il suo primo mattone (o la prima pietra, giusto per rimanere in tema). In quei chilometri di incoscienza (o di tattica ragionata, com’è giusto che venga riconosciuta) è nato lo Squalo Giallo che avrebbe poi sbancato la Grande Boucle.

Sì, quando Enzo scattava, faticava, spingeva, incurante della fatica dei suoi muscoli, metro dopo metro, pedalata dopo pedalata, plasmava il suo dominio. Lì il nostro valido scudiero ha iniziato a diventare padrone, a demolire sul campo gli altri pretendenti allo scettro, a costruire il trono fatto a sua misura e somiglianza.

Il suo volto infangato rispecchiava l’anima pulita del suo cuore, la lucentezza del suo talento cristallino, la lucidità del suo cervello ingegnoso. I sobbalzi creati dalle pietre hanno pompato sangue ai cuori di tutta una Nazione che, in quel momento, palpitavano capendo che si poteva conquistare nuovamente il suolo francese dopo 16 durissimi anni di digiuno.

 

Sette settori di pavè in programma. Nibali non resiste e già sul secondo è davanti a tutti, provando a sfruttare al meglio il ritiro di Chris Froome.

Contador, ora il suo rivale più accreditato, è già costretto a inseguire a circa 40 secondi. Westra imposta un ritmo altissimo, tutti gli specialisti viaggiano in fila indiana e il matador spagnolo paga ancora. Ogni tratto di pavè è una sofferenza per lo spagnolo, una gioia per il messinese che viaggia verso la gloria. Non arriva il successo di tappa (quello è per Boom), ma poco importa.

Lì si ipoteca il Tour, i rivali arrivano dopo oltre due minuti. Ad Arenberg Nibali conferma la gialla conquistata subito a Sheffield e i numeri in montagna saranno solo l’apoteosi di un trionfo meraviglioso.

Foto: Pagina TW Tour de France

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