Il 2014 nel golf nel segno di Rory: l’annata trionfale di McIlroy, tra separazione e vittorie

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Due Major, quattro tornei in totale, diciassette Top 10 e la bellezza di 567 punti guadagnati nel ranking mondiale (un’enormità) dove, naturalmente, è indiscutibilmente il numero uno con ampio vantaggio. Al solito, i numeri riescono a spiegare più di qualunque altro parametro quanto sia stato straordinario e travolgente Rory McIlroy nel 2014 che si sta per concludere. E nel periodo in cui si celebrano i grandi protagonisti dell’anno, il nord-irlandese non poteva proprio mancare.

La svolta, per Rory, è arrivata a maggio, dopo un periodo di profondo rosso che aveva fatto preoccupare tutto il mondo del golf mondiale. Che fine aveva fatto il fantastico giocatore capace di dominare due Major a 23 anni? La crisi del 2013 dove affondava le radici? In questioni prettamente tecniche, dovute al cambio di materiali, o a problemi extra-golfistici? Trovare risposte ad un crollo talmente inspiegabile, però, era pressoché impossibile per chiunque. Fino a quel fatidico scorso 21 maggio, quando arriva un annuncio inatteso: Rory McIlroy e Caroline Wozniacki si separano. I progetti di matrimonio di una coppia destinata a convolare a nozze nel corso dell’anno evaporano come neve al sole. Rory non si sente pronto e decide di ‘liberarsi’ di un fardello troppo grande per lui, diventato opprimente nel corso dei mesi tanto da oscurare la sua stella sul green. E, come per incanto, riecco il fuoriclasse tanto atteso. Appena quattro giorni dopo, McIlroy si ritrova a festeggiare la vittoria del BMW PGA Championship, l’evento simbolo dell’European Tour, nonché il torneo più prestigioso del circuito. Il nord-irlandese riacquista il sorriso smarrito, anche a detta degli stessi amici, nell’anno precedente, ma Rory desta l’impressione che l’irresistibile finale di Wentworth sia soltanto l’inizio della rinascita. E così sarà.

Il mese di giugno e una parte di luglio trascorrono senza sussulti, anzi, Rory non supera addirittura il taglio all’Irish Open. Ma è solo la quiete prima della tempesta perfetta, scatenatasi al Royal Liverpool di Hoylake con l’Open Championship. McIlroy è semplicemente perfetto per tre round su quattro, tanto da vantare ben sei colpi di vantaggio alla vigilia delle 18 buche finali. Nell’ultimo rallenta vistosamente, rimette in gioco Garcia ma entra nella leggenda insieme a Tiger Woods e Jack Nicklaus, come terzo di sempre a vincere tre Major a 25 anni. E una volta entrato definitivamente in the zone, non ce n’è per nessuno. Ad Akron, per il Brigestone Invitational, è sempre Sergio Garcia a tentare di mettergli i bastoni fra le ruote, ma lo spagnolo può soltanto confermare la propria nomea di splendido perdente, perché sul più forte non ci sono discussioni. Due settimane dopo, insomma, è ancora Rory McIlroy, proprio in uno dei feudi di un Tiger Woods, invece, costretto al ritiro. Il passaggio di consegne è nell’aria e, di fatto, a renderlo effettivo ci pensano i media di tutto il globo. Perché per l’ultimo Major stagionale, il PGA Championship, raramente si è assistito ad una tale compattezza nell’indicare il vincitore di un torneo. Il golf, sport in cui la ‘variabile impazzita’ è una delle grandi protagoniste, diventa all’improvviso prevedibile e scontato. Rory diventa quasi un automa: tira drive chilometrici con una facilità disarmante, imbuca putt roventi in qualsiasi momento e da qualunque posizione e, naturalmente, vince. Anche soffrendo, come succede al Valhalla, ma vince il terzo torneo consecutivo in quattro settimane. In un mese, insomma, McIlroy ha cambiato volto al golf, dopo aver dato una prima scossa all’ambiente al momento della prima esplosione tra il 2011 e il 2012.

La furia, a quel punto, va placandosi, ma Rory è sempre pronto nell’ombra a piazzare la zampata. Nei playoff della FedEx Cup conquista ‘soltanto’ un quinto, un ottavo ed un secondo posto, tanto per ricordare di dover sempre prima passare sul proprio corpo per trionfare. Poi, la strana decisione di cambiare il drive – suo pezzo forte – a pochi giorni dalla Ryder Cup. Si intravede qualche difficoltà, soprattutto nei doppi, ma nel singolo contro Rickie Fowler fa esplodere tutta la sua immensa classe e travolge l’amico statunitense. Qualche problema alla schiena lo costringe a saltare una grossa fetta di Final Series (ma la Race to Dubai è ampiamente in cassaforte), ma sembrerebbe tutto pronto per la sfilata finale a Dubai. ll successo del nord-irlandese parrebbe già scritto, ma lo butta via lui nel terzo round con due doppi bogey. Una sconfitta bruciante? Sì, ma anche l’eccezione che conferma la regola: può perdere solo ed unicamente lui.

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daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

Foto: Official Twitter WGC Bridgestone

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