Atletica, doping: tante ombre sul Kenya

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Negli ultimi giorni, gli occhi del mondo dell’atletica sono particolarmente puntati verso la Russia, a causa delle tante rivelazioni venute fuori sul possibile “sistema doping” esistente in quel Paese, dove secondo alcune testimonianze si praticherebbe un vero e proprio doping di stato. Da Mosca hanno fatto sapere che, a loro modo di vedere, l’atletica russa sarebbe stata messa sotto attacco per ragioni politiche, facendo notare le tempistiche che ha voluto l’esplosione dello scandalo proprio dopo che il presidente Vladimir Putin aveva tenuto un importante discorso alla nazione nel quale mostrava anche i grandi successi dello sport nazionale.

Al di là dei facili attacchi contro il sistema sportivo russo, quanto emerso successivamente ha messo in risalto come siano ben trentanove i Paesi coinvolti nel cosiddetto scandalo IAAF, vale a dire una buona fetta del mondo dell’atletica. Da un punto di vista più analitico, però, va detto come alcune nazioni siano presenti solamente con pochi atleti, il che può mettere in evidenza una colpevolezza per i singoli atleti ma non per tutto il movimento, mentre altre sono rappresentante in modo ben più cospicuo. Alle spalle della Russia, in particolare, è il Kenya il Paese più presente nella lista pubblicata da The Telegraph, con venticinque atleti.

Il Kenya, come gli altri Paesi africani, storicamente non è mai stato coinvolto in grandi scandali doping, se non per qualche caso isolato. Gli atleti kenioti, al contrario, hanno spesso goduto dell’ammirazione di tanti appassionati di tutto il mondo per il loro talento naturale e per le numerose storie personali di ragazzi nati poverissimi nella famigerata Rift Valley e poi divenuti grandi campioni. E se dietro questa favola si celasse un’oscura verità? 

Il problema dei mezzofondisti e dei maratoneti del Kenya non è in realtà nuovissimo: negli ultimi due anni, sono almeno una trentina gli atleti di quel Paese che sono risultati positivi ai test antidoping, con un netto incremento rispetto alle stagioni precedenti, ma nessun atleta di punta è stato colpito, almeno fino allo scorso ottobre. Proprio il 31 ottobre, invece, è arrivata la notizia della non negatività di Rita Jeptoo, plurivincitrice delle maratone di Boston e Chicago, da molti considerata come la migliore del mondo in questa disciplina (ad oggi si attendono ancora i risultati delle controanalisi). Nello stesso periodo, l’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) ha iniziato ad indagare sul doping in Kenya, mettendo in evidenza come il sistema antidoping dello stato africano sia attualmente insufficiente.

Poco dopo la comparsa della lista che contiene i venticinque kenioti dall’identità ancora sconosciuta, è arrivata anche la notizia della positività dei maratoneti Viola Chelangat Kimetto e Joyce Jemutai Kiplimo, entrambi risultati non negativi al norandrosterone, un agente anabolizzante. Secondo la federazione nazionale di atletica, poi, i risultati di altri cinque atleti sarebbero sotto investigazione per valori anomali.

In seguito ai recenti casi, comunque, Wesley Korir, vincitore della maratona di Boston nel 2012 e deputato della repubblica, ha annunciato una proposta di legge per inasprire le pene per gli atleti dopati, che prevederà addirittura la reclusione in alcuni casi.

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giulio.chinappi@olimpiazzurra.com

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