Tour de France 2015, che rivoluzione! Manca la crono, l’Alpe d’Huez giudice finale

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Se gli organizzatori del Tour de France avevano in mente di stupire, ci sono riusciti. Il disegno della prossima edizione della Grande Boucle, infatti, segnerà la fine di un’epoca, un cambio di rotta deciso e radicale. Un Tour per scalatori, quasi per scalatori puri con una sola cronometro individuale di soli 14 chilometri nella giornata inaugurale.

Seguendo un po’ le idee seguite nel 2014, già a partire dalla terza tappa i big sono chiamati a muoversi in prima persona: l’arrivo in cima al Mur de Huy potrebbe movimentare la classifica, sopratutto se fosse preceduto da altre cote, anche se per ora non esistono informazioni ufficiali in merito. La quarta frazione, a sua volta, potrebbe essere fondamentale: da Seraing a Cambrai, sei settori di pavè per un totale di 13 chilometri sulle pietre che hanno resa celebre la Parigi-Roubaix. Settori non troppo impegnativi, ma Vincenzo Nibali ha insegnato che le pietre possono scavare solchi importanti in classifica, specialmente se dovesse piovere sul percorso. L’ultimo tratto sarà a una ventina di chilometri dalla conclusione.

Le giornate che seguiranno, salvo qualche possibile ventaglio a causa del vento o cadute, dovrebbero essere favorevoli agli sprinter. Gli uomini di classifica e gli scattisti dovrebbero tornare in scena l’11 luglio per l’ottava tappa. L’arrivo è posto in vetta al Mur de Bretagne, dove si toccano pendenze superiori al 10% di media per un chilometro prima di una spianata che condurrà il gruppo al traguardo. In assenza della cronometro individuale, acquisterà importanza la cronosquadre, piazzata alla nona giornata di corsa. Scelta inusuale che dovrebbe sgranare la classifica generale, per quanto riguarda i big. Le squadre che puntano alla maglia gialla sono obbligate a considerare questa tappa e portare uomini adatti.

Dopo il giorno di riposo, si ricomincerà con la prima vera tappa di montagna, da Tarbes a La Pierre-Saint-Martin; 167 chilometri che come unica asperità presentano la salita finale. 15 chilometri oltre al 7% che diranno tanto sullo stato di forma dei favoriti. La 12^ tappa vedrà come protagonista assoluto il Col du Tourmalet, cima storica del Tour de France la cui sommità sarà posta a 40 chilometri dal traguardo. Poi una lunga discesa prima di un falsopiano fino all’arrivo di Cautarets: come disegno ricorda l’accoppiata Mortirolo-Aprica che vedremo al Giro. Un attacco da lontano è difficilmente ipotizzabile, ma una possibilità.

Il giorno successivo spazio ad una tappa interessantissima. Tre gran premi della montagna prima del Plateau de Beille, 16 chilometri con pendenze che si aggirano costantemente attorno all’8% e che possono fare grossi danni considerando la lunghezza della salita e la durezza della tappa. A precedere il secondo giorno di riposo altre tre tappe insidiose ma non impegnative. Dopo aver ricaricato le batterie, per quanto possibile, le Alpi. Quattro tappe che forgeranno definitivamente la classifica finale che, a questo punto della corsa, dovrebbe essere ancora aperta a diverse soluzioni.

La 17^ prevede un lungo su e giù per passi alpini che culminerà nella scalata al Col d’Allos, seguito da una discesa e lo strappo finale di Pra-Loup. Breve ma incisivo, serviranno le gambe per non perdere tempo prezioso. Più che altro mossa la 18^ tappa, con arrivo a Saint-Jean-de-Maurienne: probabile l’arrivo di una fuga. Non terribile la 19^ frazione, che presenta però a metà percorso il Col de la Croix de Fer, comunque molto lontana dal traguardo. Praticamente impossibile attaccare lì, ma potrebbe esserci una prima scrematura importante. La salita finale di La Toussuire – Les Sybelles non è troppo impegnativa, ma difficilmente gli uomini di classifica, e in particolar modo quelli attardati, staranno a guardare.

L’epilogo della Grande Boucle non potrebbe essere più affascinante di quello pensato dagli organizzatori. Tappa breve ma terribile, 110 chilometri da Mondane all’Alpe d’Huez. Telegraphe e Galibier, salite storiche della corsa, potrebbero già rappresentare trampolini di lancio interessanti per provare quantomeno a fare selezione nei primi 50 chilometri di tappa. Una volta in vetta alla seconda salita, una lunga discesa non eccessivamente ripida porterà il gruppo ( o quello che ne rimarrà) ai piedi dell’Alpe. 14 chilometri da vivere tutti d’un fiato. Pendenze ripide sin dalle prime rampe, poi la salita si stabilizza e fino al traguardo oscilla tra il 7 e il 9%. In una tappa di questo tipo, è possibile far saltare la corsa.

In definitiva, resta la grande sorpresa per l’esclusione di una cronometro individuale importante, cosa mai successa al Tour negli ultimi anni. Nonostante questo il percorso è vario e interessante, con le montagne, ovviamente, a farla da padrone prima della sfilata tradizionale ai Campi Elisi di Parigi. Dal pavè ai passi alpini passando per cronosquadre e tappe mosse. Manca un vero tappone di 230-240 chilometri con cinque o sei salite importanti, ma questo sembra essere una tendenza diffusa a tutte le corse a tappe negli ultimi anni. In definitiva, un percorso che potrebbe rivelarsi spettacolari, considerando anche i partecipanti attesi. Alcune tappe sembrano disegnate apposta per regalare momenti indimenticabili agli spettatori.

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gianluca.santo@olimpiazzurra.com

Foto: Pagina Facebook Tour de France

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