Basket: la nuova vita di Gianmarco Pozzecco

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Quando la sirena annuncia la fine di Varese-Cantù, sentitissimo derby di inizio campionato che premia la Openjopmetis per 93-84, il pubblico del PalaWhirlpool si lancia in due cori:  il classico “Cata su”, lo storico slogan dialettale che accompagnò le cavalcate mondiali della Ignis, e quello in favore di Gianmarco Pozzecco, l’allenatore, l’anima, il simbolo di questa squadra.

Del Pozzecco giocatore e del Pozzecco personaggio si sa quasi tutto: goriziano, classe 1972, una lunga carriera che ha vissuto i momenti migliori proprio tra Varese, con la conquista dello scudetto della stella, e Bologna sponda Fortitudo, senza trascurare dieci anni in azzurro conditi dall’indimenticabile argento olimpico del 2004. Del Pozzecco allenatore si sa ancora poco: due stagioni all’Orlandina in A2, la prima coronata da una rimonta dai bassifondi, la seconda conclusasi solamente nello spareggio-promozione perso contro Trento. Poi Gianmarco ha deciso di tornare a casa, in quella Varese che da sempre vive di pallacanestro più che di calcio, modello su scala perlomeno nazionale per il consorzio “Varese nel Cuore” in grado di unire decine di piccoli imprenditori della zona come sponsor e di donargli così una certa stabilità finanziaria, pur su livelli non eccelsi, mancata clamorosamente ad altri sodalizi italiani. La squadra è stata rifatta da zero, perché i soldi ci sono, sì, ma sono proprio pochi, e allora via di scommesse e di cavalli di ritorno avvolti da una nube di dubbi, come Yakhouba Diawara e Kristjan Kangur. 44 punti in due alla prima di campionato, tanto per gradire.

Ma il Poz, dopo un precampionato tra più ombre che luci, non ha mai perso l’ottimismo e nemmeno quel pizzico di follia che lo ha sempre caratterizzato: i falli di Ed Daniel lo convincono a gettare nella mischia il ventunenne Jacopo Balanzoni, prodotto del vivaio mai impegnato in partite “serie”, ma solo in garbage time. Jacopo, in otto minuti di assoluta intensità, annichilisce un centro di indubbia qualità come Eric Williams e segna anche un punto. Pozzecco, intanto, in panchina si dà da fare :Varese è quasi sempre davanti, lui percepisce le vibrazioni di entusiasmo dei quasi 5000 presenti e le incanala nel modo giusto, caricando i suoi senza tuttavia fare mai perdere l’equilibrio tattico e mentale. Nel finale, poi, resosi conto della vittoria contro una compagine apparentemente ben più forte, soprattutto contro gli storici rivali della Pallacanestro Varese, si lascia andare ad uno show tutto da gustare da tifoso prima ancora che da allenatore.

Già, non sappiamo cosa riserverà la carriera da coach a Gianmarco Pozzecco. Di una cosa, però, siamo certi: che l’entusiasmo, la capacità di caricare tutto l’ambiente (giocatori, staff, pubblico), l’abilità nel motivare al massimo i ragazzi in campo, possono a volte fare la differenza in misura ancora maggiore rispetto alle qualità prettamente tecniche e ai curricula importanti.

foto: Domenico Ghiotto per Agenzia Blitz

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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